Mercati azionari: cosa sta succedendo in Europa e Usa?

David Pascucci

9 Dicembre 2022 - 13:27

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Dopo settimane di test nulla sembra cambiare e tutto si gioca sulle chiusure settimanali.

Mercati azionari: cosa sta succedendo in Europa e Usa?

Dopo settimane di forti rialzi sui mercati azionari vediamo ora un vero e proprio stop del movimento rialzista, una fermata dei corsi che era attesa da tempo e che risulta doverosa dopo i rialzi a doppia cifra che abbiamo visto dai minimi di settembre.

In questo contesto risulta indispensabile andare ad analizzare le dinamiche di lungo periodo, o meglio i grafici settimanali per renderci effettivamente conto di cosa sta succedendo, pertanto andremo a confrontare quello che sta succedendo sui mercati europei e sui mercati americani, due mercati che hanno due dinamiche di lungo periodo relativamente diverse. In questo caso andiamo ad analizzare il Dax, il Ftse Mib e il Nasdaq, il mercato americano che ha più subito il contraccolpo della liquidità derivante dall’aumento costante dei tassi sul mercato monetario.

Partiamo dai mercati europei prendendo sempre come spunto il grafico settimanale, il time frame più importante per questo tipo di analisi sul lungo periodo. Ricordiamo inoltre che questa dinamica di ripresa dei corsi azionari è riconducibile alla dinamica già prevista per fine estate dove si parlava di un rialzo che avrebbe portato l’azionario a ritestare i livelli utili per un ulteriore nuovo ribasso per il 2023.

Dax e Ftse Mib, la probabile chiusura settimanale

Sul Dax e sul Ftse mib troviamo delle dinamiche che erano ampiamente prevedibili soprattutto in vista delle anomalie e dei pattern riscontrati nelle analisi precedenti. In questo caso entrambi gli indici si sono fermati all’interno delle zone di resistenza previsti dall’area di prezzi compresa tra marzo e giugno di quest’anno, per il Dax l’area tra 14350-14700, mentre per il Ftse Mib l’area compresa tra 24400-25300.

Per il momento possiamo dire che il rialzo iniziato si è assolutamente fermato e ha visto una buona battuta di arresto che era assolutamente fisiologica dopo i rialzi visti con rendimenti oltre il 20% su due mesi di negoziazione. Il rally di Natale sembra un’ipotesi quasi remota visto che al momento le chiusure che potrebbero esserci nella serata di oggi potrebbero confermare una possibilità di vedere dei ribassi anche nella prossime settimane, il tutto in corrispondenza dell’uscita del dato sul rialzo dei tassi oramai previsto allo 0,5% da parte della Fed il prossimo 15 dicembre. Per il momento quindi si conferma l’attuale dinamica di lateralità e di ribasso dove per il Dax potremmo ipotizzare un target di movimento verso i 14000 mentre per il Ftse Mib potremmo rivedere area 23000-23300

Grafico Dax settimanale Grafico Dax settimanale Nell'area rossa la resistenza di lungo periodo

La situazione sul Nasdaq

Il Nasdaq risulta essere l’indice più debole tra i tre presi in esame e pertanto la sua dinamica, se fosse ribassista, dovrebbe risultare assolutamente più palese rispetto agli indici visti in precedenza. In questo contesto Nasdaq ha performato “solamente” di un +15% dai minimi e pertanto la sua forza rialzista risulta essere nettamente minore rispetto ai cugini europei. La dinamica che presenta su base settimanale sembra essere infatti ribassista, o per lo meno più debole visto che sta formando un’area di resistenza tra 11900-12100. Di base è un mercato anch’esso in recupero e considerando l’entità dei possibili ribassi che abbiamo messo in cantiere per Ftse Mib e Dax, ossia ritracciamenti dell’ordine del 5/7%, possiamo tranquillamente dire che un ipotetico target ribassista per il Nasdaq potrebbe essere individuato in area 11300.

Nasdaq settimanale Nasdaq settimanale Grafico Nasdaq timeframe settimanale

La lettura intermarket dell’Europa e degli Usa

In sostanza vediamo degli indici che si sono fermati su dei livelli importanti, il tutto in una fase di recupero che potrebbe durare altre settimane. Visti i forti rialzi è comprensibile ipotizzare dei movimenti ribassisti, dei ritracciamenti di qualche punto percentuale di modo che i mercati si possano “sgonfiare” dopo i lauti pasti delle ultime settimane. In questo contesto però abbiamo da un lato una dinamica di recupero forte e dell’altra una fase laterale su dei massimi rilevanti nel lungo periodo.

L’unica cosa da ipotizzare in questa fase è quella di un ritracciamento di breve dell’ordine del 5/7% come abbiamo previsto, ma allo stesso tempo bisogna aspettarsi ulteriori fasi di recupero per andare a prendere nuovi massimi per il 2023 utili per rivedere un forte ribasso in linea con la congiuntura economica recessiva in atto su scala globale, per lo meno per il mondo occidentale. A tal proposito la prudenza è un requisito assoluto in queste fasi dove il mercato sembra non volere prendere una direzione precisa e la focalizzazione sui livelli estremi risulterà fondamentale per capire se il mercato è pronto per prendere una direzione, in questo caso ribassista nel breve.

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