Malattie invalidanti, quali sono: elenco patologie che danno diritto alla pensione d’invalidità

Simone Micocci

11 Luglio 2022 - 17:43

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Quali patologie danno diritto alla pensione d’invalidità? Ecco le istruzioni dell’Inps sulle cosiddette malattie invalidanti.

Malattie invalidanti, quali sono: elenco patologie che danno diritto alla pensione d'invalidità

Ci sono alcune patologie che possono, in base alla gravità con cui colpiscono, rendere una persona invalida. Si tratta delle cosiddette malattie invalidanti, riconosciute come tali dall’Inps. L’istituto, infatti, sulla base della normativa di riferimento, ha stilato una serie di linee guida a cui le commissioni devono attenersi nelle pratiche di riconoscimento dell’invalidità e dell’assegnazione della relativa percentuale.

Prima di scendere nel dettaglio su quali sono queste malattie, o patologie, invalidanti, è bene fare chiarezza sul significato di invalidità. La definizione esatta la troviamo all’interno della legge n. 118/1971, dove gli invalidi civili vengono definiti come quei cittadini “affetti da minorazione congenita o acquista” comprendenti di “esiti permanenti delle infermità fisiche o psichiche o sensoriali che comportano un danno funzionale permanente, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a un terzo, o se minori di anni 18, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età”.

Ricapitolando, l’invalidità è quella difficoltà a svolgere alcune funzioni tipiche della vita quotidiana, o a causa di una menomazione oppure per colpa di una patologia cronica invalidante. Vediamo, a tal proposito, quali sono queste patologie.

Invalidità civile

Per essere riconosciuto come invalido civile, il potenziale lavoratore (quindi la persona di età compresa tra i 18 e i 67 anni) deve avere la normale capacità lavorativa compromessa. Chi invece ha meno di 18 anni, o più di 67 anni, per essere riconosciuto come tale deve dimostrare di essere incapace di svolgere le attività tipiche della sua età.

Come anticipato, a seconda della gravità del deficit fisico o psichico l’invalidità viene riconosciuta in una determinata percentuale: solo se superiore al 74% dà diritto alla pensione di invalidità, mentre se pari al 100% verrà riconosciuta la pensione di inabilità. Per le percentuali inferiori (ad esempio 34%, 46%, 50% e 67%) sono riconosciute alcune agevolazioni, ma non è possibile richiedere la pensione mensile corrisposta dallo Stato.

Come accertare l’invalidità

Ad accertare che effettivamente il richiedente sia affetto da una patologia cronica e allo stesso tempo che questa sia causa di invalidità è un’apposita commissione. Nel momento in cui la malattia - o le malattie - viene riconosciuta come invalidante, quindi, il richiedente sarà considerato un invalido civile e meritevole della pensione d’invalidità.

L’invalidità può essere sia fisica che psichica, l’importante è che colui che è affetto dalla malattia abbia difficoltà nello svolgere le funzioni tipiche della vita quotidiana a causa di quest’ultima.

Quali malattie croniche comportano l’invalidità

L’Inps mette a disposizione delle apposite commissioni un documento contenente le linee guida per l’accertamento degli stati invalidanti.

Nel dettaglio, la nuova tabella fa riferimento, tenendo conto anche dei criteri della normativa vigente, all’incidenza di tali infermità sulla capacità lavorativa, esprimendo così il pregiudizio percentuale che su di essa comporta ciascuna menomazione.

In tal modo, non solo è semplice accertare o meno uno stato invalidante, ma anche valutarne la percentuale che, come visto sopra, è fondamentale per capire quali agevolazioni e tutele spettano all’invalido.

Nel documento che potete scaricare di seguito, quindi, trovate l’elenco dettagliato su quali sono le patologie invalidanti riconosciute dal nostro ordinamento e qual è la percentuale d’invalidità assegnata in base alla gravità della stessa.

Linee guida Inps per accertamenti invalidanti
Clicca qui per scaricare l’elenco delle malattie invalidanti come riconosciute dall’Inps.

Volendole riassumere, e semplificare, potremmo dire che le malattie più diffuse tra quelle invalidanti sono quelle indicate nella seguente tabella.

Apparato Patologia
Cardiocircolatorio aritmie, coronopatie, disfunzioni cardiache
Respiratorio broncopneumopatie, interstiziopatie, trapianti di polmoni
Digerente stenosi, cirrosi, trapianti, infiammazioni intestinali croniche
Urinario insufficienza renale cronica, trapianti di reni
Endocrino diabete mellito, insufficienza corticosurrenale, acromegalie, sindrome di Cushing
Osteoarticolare amputazioni complete o parziali, perdita delle mani
Neurologico sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, epilessia, emiplegia, o comunque malattie psichice come disturbo amnesico, schizofrenia, depressione, ritardi mentali, disturbi del comportamento
Uditivo completa o parziale sordità
Visivo ipovisione, cecità parziale o completa

Ci sono poi altre patologie che possono portare al riconoscimento di una percentuale d’invalidità. Ad esempio la sindrome di Down, come pure la sindrome di Patau. Quindi tutte quelle malattie congenite, ematologiche, neoplastiche e reumatiche rare che possono colpire l’individuo, come anche la sindrome di Edwards, la fibrosi cistica, l’Aids, la talassemia, l’artrite reumatoide.

Inoltre, anche le patologie di tipo oncologico portano al riconoscimento di uno stato d’invalidità. Nel dettaglio, sono tre le percentuali d’invalidità civile solitamente attribuite ai pazienti oncologici. Si va dall’11% per i casi meno gravi, ossia quando la prognosi è favorevole e vi è una modesta compromissione funzionale. Quando invece la prognosi è favorevole, ma vi è una grave compromissione funzionale, la percentuale d’invalidità riconosciuta è del 70%. Vi è invece un’invalidità al 100% quando la prognosi è infausta e probabilmente sfavorevole, anche in caso di asportazione totale del tumore.

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