Sanità, come “saltare” le liste di attesa: la verità che solo in pochi conoscono

Per una visita specialistica non si possono attendere più di 30 giorni, mentre per un esame diagnostico il limite è di 60 giorni; se i tempi si allungano la prestazione sanitaria deve essere effettuata nella clinica privata, ma a costo zero.

Sanità, come “saltare” le liste di attesa: la verità che solo in pochi conoscono

Le lunghe liste d’attesa per effettuare delle visite mediche specialistiche e gli esami diagnostici sono un problema che da anni caratterizza il comparto Sanità: ad esempio, in media per effettuare una risonanza magnetica ci vogliono circa 3 mesi, mentre per una visita oncologica si può arrivare anche a 12 mesi (13 nel caso della mammografia).

Ovviamente stiamo parlando delle visite mediche effettuate negli ospedali pubblici; nelle cliniche private, infatti, i tempi di attesa si riducono notevolmente ed è per questo che sempre più persone prenotano degli esami di diagnostica a pagamento così da “saltare” le liste di attesa.

C’è però una differenza notevole di prezzo che si riversa inevitabilmente sul cittadino: una visita diagnostica in ambito pubblico, infatti, avrebbe richiesto il solo pagamento del ticket sanitario, mentre in una clinica privata - vista la parcella del medico specialista - il costo di fa decisamente più alto.

A tal proposito la Legge di Bilancio 2019 stanzia un fondo di 50 milioni di euro da destinare alle Regioni per l’approvazione di interventi finalizzati all’abbattimento delle liste di attesa. Ad esempio, intenzione del Governo è quello di istituire un CUP - Centro Unico di Prenotazione digitale e nazionale - dove si potrà monitorare la data in cui sono stati presi i singoli appuntamenti, così da evitare che si verifichino episodi fraudolenti di indebito avanzamento nelle liste di attesa.

Dovete sapere, però, che già oggi esiste un modo del tutto legale per saltare la lista di attesa senza pagare costi aggiuntivi e sottoporsi alla visita diagnostica presso una clinica privata. Si tratta - come riportato da Il Fatto Quotidiano - di una disposizione in vigore dal lontano 1998, ma talmente poco “sponsorizzata” che in pochi ne conoscono l’esistenza.

Nel dettaglio, questa disposizione prevede che qualora i tempi di attesa per lo svolgimento di un esame diagnostico negli ospedali pubblici si prolunghino per troppo tempo, il paziente avrà diritto a sottoporsi allo stesso esame presso una clinica privata ma senza pagare alcunché. Vediamo meglio cosa stabilisce la Legge in merito e come fare per far valere questo diritto.

Come saltare gratuitamente le liste di attesa: cosa prevede la Legge

Secondo quanto stabilito dal Piano di Governo delle liste, un documento valido per il triennio 2016-2018, ci sono dei tempi ben precisi per lo svolgimento di visite specialistiche ed esami diagnostici. Nel dettaglio, questo documento - che è stato redatto dal Ministro della Sanità in collaborazione di Regioni e Province autonome - stabilisce che i tempi di attesa nell’ambito pubblico non dovrebbero mai superare:

  • 30 giorni per le visite specialistiche;
  • 60 giorni per gli esami diagnostici.

Tuttavia, come chiunque di voi abbia effettuato una prenotazione per un visita medica si sarà accorto, le liste di attesa della Sanità pubblica spesso hanno tempi ben più lunghi di quelli suddetti.

Cosa succede qualora questi termini vengano superati? In tal caso interviene quanto stabilito dall’articolo 3 - 13° comma - del decreto legislativo 124/1998 con il quale si riconosce il diritto del paziente di usufruire della stessa prestazione sanitaria dallo stesso medico (o anche da un altro) in un clinica privata, senza però dover pagare dei costi extra rispetto al ticket sanitario.

Nel dettaglio, il suddetto articolo prevede che in tal caso a farsi carico dei costi della visita specialistica non è il paziente, bensì “l’azienda sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione (in misura uguale)”.

Dal costo della prestazione sanitaria ovviamente si sottrae il costo del ticket sanitario che resta a carico del cittadino; tuttavia, qualora questo appartenga ad una delle categorie per le quali è prevista l’esenzione del ticket sanitario, le Asl si faranno carico dell’intero costo della prestazione.

Come far valere il proprio diritto

Fatta chiarezza su cosa stabilisce la Legge, vediamo come fare per far valere il proprio diritto. In realtà è molto semplice: basta inviare una richiesta - tramite raccomandata a/r - al direttore sanitario dell’ospedale nella quale specificate che non potendo usufruire della prestazione sanitaria nei tempi previsti dalla legge volete che questa venga effettuata in regime di attività libero-professionale intramoenia.

Nella richiesta vanno indicati i dati anagrafici il tipo della prestazione richiesta e la data della prenotazione; sarà il direttore sanitario, a sua volta, a dover garantire lo svolgimento della visita medica o dell’esame diagnostico in tempi rapidi, senza ulteriori spese a carico del richiedente.

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