Con l’avvicinarsi delle elezioni statunitensi, l’incertezza sui mercati finanziari è destinata a crescere. Le proposte economiche dei due principali candidati avranno un impatto diretto sull’inflazione, sui tassi d’interesse e sul debito pubblico, e queste variabili influenzeranno inevitabilmente sia il mercato azionario che quello obbligazionario.
Gli investitori dovranno prepararsi a una maggiore volatilità e a possibili sorprese, poiché le elezioni rappresentano un importante punto di svolta per l’economia globale. Le borse, già soggette ad alti e bassi, come si è potuto osservare nell’indice di riferimento mondiale, l’S&P 500, mostrano una volatilità accentuata.
L’economia statunitense ha vissuto un periodo molto positivo, con il mercato azionario che ha raggiunto nuovi massimi storici in più occasioni. Tuttavia, questo ottimismo è fragile, e le paure di una possibile “presa di profitto” diffusa stanno diventando sempre più palpabili.
Ma cosa si può aspettare effettivamente dai mercati man mano che ci avviciniamo al giorno delle elezioni?
leggi anche
Programmi elettorali Harris e Trump a confronto. Come la pensano su economia, esteri, guerra (e molto altro)
Le previsioni degli economisti verso le elezioni USA 2024
Un recente sondaggio condotto dal WSJ ha raccolto l’opinione di 66 economisti su ciò che potrebbe accadere con l’elezione di uno dei due principali candidati: Kamala Harris, candidata democratica, e Donald Trump, il candidato repubblicano. La maggioranza degli intervistati concorda sul fatto che una vittoria di Trump potrebbe portare a un aumento dell’inflazione, dei tassi d’interesse e del deficit pubblico.
Questo risultato sorprende, soprattutto considerando le esperienze passate sotto i due presidenti precedenti, Trump e Biden. Sotto Trump l’inflazione è rimasta quasi inesistente, mentre sotto Biden l’inflazione è esplosa, causando ancora oggi notevoli disagi all’economia statunitense. Anche sul fronte del lavoro si osserva un andamento differente: durante la presidenza Trump, il tasso di disoccupazione è aumentato, soprattutto a causa dell’impatto della pandemia, mentre con Biden è rimasto vicino ai minimi storici. Infine, dal quarto trimestre del 2016 al quarto trimestre del 2019, il PIL reale sotto Trump è cresciuto a un tasso annuo del 2,8%, un risultato significativo. Tuttavia, la pandemia ha colpito duramente riducendo la crescita media annua al 1,8% per l’intero mandato di Trump. Sotto Biden, invece, il PIL reale è cresciuto a un tasso annuo del 3,2%.
Gli economisti sono ben consapevoli che l’economia si muove per cicli, e l’aumento dell’inflazione sotto l’amministrazione Biden è in parte attribuibile alle misure straordinarie adottate durante la pandemia. Tuttavia, il grande pubblico degli elettori potrebbe non avere questa visione d’insieme. Di conseguenza, la percezione che i cittadini hanno delle condizioni economiche attuali e delle responsabilità politiche giocherà un ruolo chiave nelle elezioni, e questa incertezza si riflette già nei mercati finanziari.
L’incognita dei tassi d’interesse
Un altro tema caldo del momento riguarda i tassi d’interesse. La Federal Reserve ha recentemente ridotto il suo obiettivo a breve termine di mezzo punto percentuale, segnalando ulteriori possibili tagli in futuro. Questo fa pensare che i tassi potrebbero continuare a scendere, ma la realtà è molto più complessa. Le elezioni americane avranno infatti un impatto significativo sulle future decisioni della Fed, poiché entrambi i candidati alla presidenza hanno proposto importanti spese pubbliche e tagli fiscali che potrebbero gonfiare ulteriormente il debito pubblico.
Da una parte, Kamala Harris propone una politica economica che prevede ingenti investimenti pubblici in settori chiave come la sanità, l’istruzione e l’energia pulita. Questo potrebbe stimolare la crescita economica nel lungo periodo, ma alimentare preoccupazioni circa il debito pubblico e il possibile effetto inflazionistico. Dall’altra parte, Donald Trump propone una politica di tagli fiscali massicci e di deregolamentazione che, sebbene attraente per il settore privato, potrebbe ulteriormente aggravare il deficit e l’inflazione.
L’incertezza legata a queste due visioni economiche opposte potrebbe spingere gli investitori a rifugiarsi in asset più sicuri come l’oro o le obbligazioni a breve termine. Tuttavia, una politica monetaria espansiva, qualora venisse adottata in concomitanza con queste politiche fiscali aggressive, potrebbe riportare l’inflazione sotto controllo e stabilizzare i mercati.
Possibili scenari per i mercati
In base a queste considerazioni, cosa ci si può aspettare dai mercati finanziari nei prossimi mesi? Un’espansione del PIL è uno scenario plausibile, soprattutto se verranno adottate politiche fiscali espansive. Tuttavia, un aumento della crescita economica comporterebbe anche un rialzo dei rendimenti obbligazionari, soprattutto se accompagnato da aspettative di inflazione. Questo potrebbe incidere negativamente sul prezzo delle obbligazioni, che tendono a muoversi inversamente ai rendimenti.
Il mercato azionario, invece, potrebbe beneficiare di un aumento del PIL, soprattutto se l’economia riuscisse a realizzare il tanto atteso “atterraggio morbido”, cioè una ripresa senza eccessive pressioni inflazionistiche. Tuttavia, anche in questo caso esistono rischi significativi. Se le politiche dei candidati eletti dovessero alimentare una nuova ondata inflazionistica, il mercato azionario potrebbe subire un contraccolpo. Gli investitori sono già consapevoli delle sfide legate all’inflazione e potrebbero reagire negativamente a ulteriori segnali di instabilità.
Infine, è importante considerare il contesto più ampio del debito corporate. Nel 2025, molte aziende dovranno rifinanziare importanti tranche di debito, e dovranno farlo a tassi di interesse probabilmente più elevati rispetto a quelli attuali. Questo potrebbe portare a una contrazione degli utili aziendali e influenzare negativamente i prezzi delle azioni, soprattutto se l’economia non riuscirà a mantenere il ritmo di crescita atteso.
leggi anche
Dove investire con Kamala Harris presidente USA