Un’inchiesta esplosiva del giornalista Matt Taibbi su Racket News, basata su documenti giudiziari appena resi pubblici, getta luce su un presunto piano di sabotaggio organizzato da gruppi vicini al Partito Democratico Usa contro il partito indipendente No Labels.
La strategia, come riportato da Taibbi, mirava a “stigmatizzare,” “isolare” e “distruggere” il movimento fondato nel 2010 da Nancy Jacobson, con un budget di 70 milioni di dollari e l’obiettivo di accedere alle schede elettorali in tutti gli Stati Uniti.
La campagna shock dei dem
Secondo Taibbi, i documenti rivelano una campagna organizzata con metodi discutibili, come dimostrano alcune delle frasi più scioccanti: «Possiamo manipolare il nostro sondaggio per farlo sembrare il più pessimo possibile»; «bloccare la raccolta di firme»; «farli sembrare pazzi o estremisti di destra agli occhi degli elettori poco informati»; «sabotare la loro linea elettorale e spingere candidati estremisti per confondere il loro brand».
«Questi documenti rappresentano una sorta di Rosetta Stone della corruzione», ha scritto Taibbi. «Mostrano come gruppi affiliati al Partito Democratico abbiano usato tattiche scorrette e una notevole dose di manipolazione per attaccare chiunque rappresenti una minaccia elettorale, mentre si presentano come ’forze pro-democrazia’».
Siti falsi e manipolazioni mediatiche
Un esempio emblematico è il sito web nolabels.com, una copia quasi perfetta dell’originale nolabels.org. Il sito imitazione usava lo stesso stile grafico, ma veicolava contenuti fuorvianti per associare il movimento a Donald Trump e all’estrema destra. «Questo livello di falsificazione non è solo una tattica di basso livello, ma un tentativo deliberato di disinformazione», ha spiegato Taibbi. Una memo interna inviata dalla stratega politica Lucy Caldwell a Dmitri Mehlhorn, collaboratore del miliardario Reid Hoffman, fondatore di Linkedin, descriveva No Labels come una «minaccia nucleare» per i Democratici. Caldwell suggeriva una serie di “bruciature controllate” per neutralizzare il movimento molto prima delle elezioni. “È un piano che combina astuzia politica con un’aggressività spietata,” ha commentato Taibbi.
Taibbi ha evidenziato come la coalizione anti-No Labels includesse figure prominenti del panorama politico e mediatico, come Bill Kristol, arcinemico di Trump, rappresentanti di Move On e Third Way, e membri del Lincoln Project. Durante una teleconferenza, i partecipanti avrebbero dichiarato apertamente: “Se avete uno scheletro, anche minuscolo, nel vostro armadio, lo troveremo. Non ripeteremo gli errori commessi con Jill Stein o Gary Johnson".
“Un gioco pericoloso”
Taibbi ha sottolineato come queste tattiche, sebbene possano sembrare efficaci nel breve termine, rischiano di minare ulteriormente la fiducia nella democrazia americana. «In un’epoca in cui l’elettorato è già profondamente polarizzato e disilluso, eliminare la competizione invece di confrontarsi con le idee alternative è un gioco pericoloso» ha scritto.
Secondo Theresa Amato, ex manager della campagna di Ralph Nader, «eliminare la competizione invece di conquistare il cuore degli elettori è un segno di debolezza, non di forza». L’inchiesta dimostra come il sistema politico possa essere manipolato, anche in una democrazia liberale. «Non è solo una questione di etica elettorale» ha dichiarato. «È la dimostrazione di come il potere venga esercitato senza scrupoli, minando i principi fondamentali di una democrazia funzionante».