Fino a quanto può salire il valore di mercato del comparto bancario italiano?
Facendo una semplice analisi dei dati abbiamo che:
1) Le banche italiane quotano circa 70 rispetto al top 2007 di oltre 115 (base 100 = gennaio 2007) e hanno quasi raggiunto le big francesi che sono a 80, distanziando le tedesche che si trovano sotto 40. Non a caso i cds sulle banche italiane si sono allineati ai valori di quelle francesi (non accadeva dal 2007!).
Banche italiane: ROA
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2) Nel 2025 il contributo dei ricavi vale oltre 40 punti di ROE contro costi per -26,2 portando ad un utile di 13,8. Nel 2008 i ricavi erano sempre circa 40 ROE ma i costi -35. Cosa è successo nel tempo? Le voci “rettifiche di valori su crediti” (npl) e “svalutazione degli avviamenti” sono diventate residuali, tendenti allo zero e la voce “costi operativi” si è ormai stabilizzata intorno a -22 per cento di ROE. Infatti l’utile del 2008 era sotto i 10 di ROE contro i 13,8 del 2025. Da notare che nel 2008 il margine di interesse era più alto (tassi al 3%) rispetto a quello del 2025 (tassi al 2,5%), ma dipende anche dai volumi generati.
3) Nel primo trimestre 2026 le maggiori banche hanno migliorato i risultati degli utili rispetto al 2025, alimentando ulteriormente il trend positivo del sentiment di mercato del settore.
Banche italiane: ROE annuo e FTSE MIB
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Se mettiamo su grafico il trend del ROE e quello dell’andamento del «FTSE MIB Banche» notiamo che il top di ROE del 2006 fu a 11,8 con indice di Borsa delle banche al massimo storico di 53.285 punti a fine anno; nel 2025 al ROE di 13,8 l’indice FTSE MIB banche ha chiuso a 34.509 punti ed oggi sta a 37.868 punti ben lontano dal top 2006. Come mai, considerando che oggi le banche sono più solide e redditizie, l’indice registra valori minori? In parte è dovuto al ciclo economico comunque debole, in parte alle operazioni straordinarie di aggregazioni e fusioni che si sono registrate nel tempo e che danno meno spazio a piccole banche quotate di salire di valore muovendo flottanti ridotti.
Banche italiane: ROA
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Un ulteriore elemento, molto rilevante, si identifica forse nelle «politiche monetarie non convenzionali» espansive della Bce partite con il QE del 2015. Il ROE aggregato delle banche tocca il bottom nel 2016 a -5,72 mentre il ROA (somma degli ultimi 4 trimestri) torna positivo e a crescere dal 2015 arrivando al top oltre il valore di 3 nel 2024-2025. Lo stato di salute delle banche italiane, insieme alla febbre da aggregazioni, potrebbe spingere entro fine anno l’indice bancario in zona 50.000 punti, portando di riflesso il FTSE MIB a 60.000 punti, avendo un peso del 38% come settore (secondo settore le utiities con il 14%).