Le 4 azioni più vendute allo scoperto in Italia (che non ti immagini nemmeno)

Tommaso Scarpellini

22 Ottobre 2025 - 20:41

Dietro ai simboli del lusso e dell’industria italiana si nasconde un inatteso record di vendite allo scoperto. Cosa sanno i fondi che noi non vediamo?

Le 4 azioni più vendute allo scoperto in Italia (che non ti immagini nemmeno)

Sapere cosa stanno facendo i fondi istituzionali può essere un vantaggio operativo che molti invidierebbero. In Italia è possibile, e questo offre una finestra privilegiata sulle strategie di chi muove i mercati. Secondo lo strumewnto di screening di Whales Wisdom, emerge un dato sorprendente: 4 società italiane si trovano oggi nel mirino degli short seller.

Le prime due forse te le aspetti, ma le ultime due difficilmente le avresti immaginate, perché rappresentano veri e propri simboli del “Made in Italy”. Vediamole insieme.

I fondi più attivi nel mondo dello short selling

Nel mondo della finanza, i fondi che praticano lo short selling sono spesso gli stessi che dettano i trend globali. Secondo i dati più recenti, JPMorgan Chase & Co. guida la classifica con 299 posizioni corte attive, seguita da BlackRock (186), Barclays (154), Nomura Holdings (154) e Morgan Stanley MUFG Securities (151). Si tratta di colossi che operano con logiche complesse: hedge fund, desk di trading proprietario e strategie quantitative di arbitraggio statistico, in cui ogni movimento è calcolato con algoritmi che analizzano correlazioni, volatilità e momentum.

Lo short selling, o “vendita allo scoperto”, consiste nel prendere in prestito un titolo per venderlo sul mercato, nella speranza di riacquistarlo a un prezzo più basso e restituirlo successivamente al proprietario. Ma non è solo una scommessa ribassista: è anche una strategia di copertura.

Un fondo che possiede obbligazioni corporate o un portafoglio long-only può aprire posizioni short per neutralizzare rischi di mercato, tassi o valuta. Altri fondi lo fanno attraverso derivati, come le opzioni put o gli swap, creando strutture ibride che generano alpha anche in contesti laterali o ribassisti.

In alcuni casi, lo short serve a bilanciare strategie long su titoli dello stesso settore, una pratica nota come long/short equity: per esempio, comprare Eni e shortare Saipem per isolare il rischio specifico di progetto, mantenendo esposizione solo al differenziale di rendimento.

Le società italiane più shortate oggi

Dai dati pubblici CONSOB, emerge che le quattro società italiane con il più alto short interest sono:

  1. Saipem S.p.A. (13,65%)
  2. Brunello Cucinelli S.p.A. (3,82%)
  3. Amplifon S.p.A. (3,76%)
  4. d’Amico International Shipping S.A. (2,99%)

(Segue Bio-On S.p.A. con il 2,59%, ma la società è già fuori dai radar principali del mercato.)

Ognuna di queste realtà rappresenta un settore chiave del tessuto industriale italiano, energia, lusso, salute e trasporti, e vederle finite nel mirino dei fondi short evidenzia una fase di vulnerabilità percepita dai mercati.

Saipem: volatilità e ciclicità energetica

Con oltre il 13% del capitale venduto allo scoperto, Saipem è attualmente la società italiana più “shortata”. Il motivo è in parte tecnico e in parte strutturale. Il business di Saipem è ciclico e legato all’andamento del petrolio, alle spese in conto capitale (CapEx) delle major energetiche e ai progetti offshore di grande scala. Ogni rallentamento nei piani di investimento globali, o un aumento dei costi di finanziamento, impatta direttamente sui margini.

Brunello Cucinelli: quando il lusso diventa “shortabile”

Ed è qui che arriva la vera sorpresa. Brunello Cucinelli, icona mondiale del lusso sostenibile e dell’artigianato italiano, è oggi tra le società più shortate del Paese.

Perché un brand così forte, amato e redditizio dovrebbe finire nel radar dei venditori allo scoperto?
La risposta sta nelle valutazioni e nella rotazione settoriale che sta avvenendo dopo lo scandalo riguardante le vendite in Russia. Il titolo ha corso molto negli ultimi anni, sostenuto da margini eccellenti e da una narrazione ESG di altissimo profilo. Ma sembra che le attese degli investitori si stiano leggermente modificando. Gli short seller, in questo contesto, non attaccano il modello, ma l’evento negativo. Inoltre, i fondi long/short vedono il lusso come un ottimo campo di gioco per strategie di mean reversion, puntando su un riequilibrio temporaneo dei multipli.

Amplifon e d’Amico: due casi tecnici opposti

Nel caso di Amplifon, leader mondiale negli apparecchi acustici, l’elevato short interest (3,76%) è più un segnale tecnico che un giudizio sul business.

Per d’Amico International Shipping, invece, il discorso è diverso. La società, attiva nel trasporto marittimo di prodotti petroliferi, è esposta alla volatilità dei noli e dei prezzi energetici. I fondi short utilizzano questi titoli come hedge naturale contro eventuali shock sul ciclo del petrolio. In altre parole, il trade è più macro che micro: non si shorta l’azienda, ma l’intero settore.

Un controsenso tutto italiano

Che due simboli del made in Italy come Saipem e Brunello Cucinelli siano tra le società più shortate del Paese è un paradosso solo apparente. Nel primo caso, la ciclicità industriale espone l’azienda a oscillazioni forti; nel secondo, un evento che gli rema contro. Lo short interest non è una condanna, ma un segnale di attenzione: quando i fondi istituzionali si posizionano al ribasso, spesso lo fanno per ragioni di copertura, ma anche per sfruttare asimmetrie informative.

Capire questi movimenti può aiutare l’investitore retail a non cadere nella trappola del “valore percepito” e a guardare oltre la narrativa di superficie. Non serve imitare i grandi fondi, ma imparare a leggere i loro comportamenti. Alla fine, ciò che conta davvero non è sapere dove vanno le balene, ma capire perché ci stanno andando.