Laurea in Giurisprudenza, è ancora utile? Ecco gli sbocchi lavorativi

Come si sa, gli avvocati sono tanti e i laureati in Giurisprudenza hanno difficoltà a trovare lavoro. Ma è davvero così? Ecco tutti gli sbocchi lavorativi possibili, e non solo le professioni legali.

Laurea in Giurisprudenza, è ancora utile? Ecco gli sbocchi lavorativi

Cosa fare con la laurea in Giurisprudenza? Questa è domanda di molti studenti che dopo la maturità sono indecisi su quale Università scegliere per proseguire gli studi. La possibilità di trovare lavoro è uno dei fattori determinanti che orienta questa difficile scelta, per questo, bisogna avere presente con chiarezza quali possono essere gli sbocchi lavorativi dopo il conseguimento del titolo.

Sulla laurea di Giurisprudenza se ne dicono tante: che non serve più, che è obsoleta, che gli avvocati sono troppi, e così via. Tuttavia non bisogna soffermarsi su queste considerazioni, anche se in parte veritiere, ma occorre considerare il fatto che quella dell’avvocato, o in generale delle classiche professioni legali, non è l’unico lavoro cui si può ambire dopo la laurea.

Infatti, affianco all’avvocato, al notaio e al magistrato, vi è anche la carriera diplomatica, il consulente del lavoro, la possibilità di partecipare a gran parte dei concorsi pubblici e l’impiego in azienda in qualità di giurista d’impresa o nell’area contenziosi.

Insomma, se siete veramente appassionati di diritto non lasciatevi scoraggiare dai numeri e dal disfattismo di molti: gli sbocchi lavorativi sono molteplici e il percorso di studio offre una formazione ancora valida e completa.

Avvocato

La maggior parte delle persone che si iscrivono a Giurisprudenza lo fanno perché hanno l’intenzione di diventare avvocati. Bisogna ricordare però che in questo caso la laurea non è sufficiente per esercitare liberamente: dopo la conclusione del percorso accademico, infatti, è necessario completare un tirocinio di 18 mesi presso uno studio legale (di un avvocato iscritto all’albo da almeno 5 anni) per poi partecipare al concorso avvocato valido per l’iscrizione all’albo professionale.

Superare l’esame è molto difficile, tant’è che quest’anno neppure la metà dei candidati è stata ammessa all’orale. La prova si compone di tre scritti e di un orale, che si tengono nel periodo compreso tra dicembre e settembre (dell’anno successivo).

Solo una volta superato l’esame avvocato (per quello del prossimo anno è stato appena pubblicato il bando di concorso) si è iscritti all’albo professionale e si può esercitare liberamente.

Avvocato senza abilitazione

Chi vuole diventare avvocato ma non riesce ad ottenere l’abilitazione può comunque svolgere alcune attività professionali.

L’avvocato non iscritto all’albo infatti può svolgere l’attività stragiudiziale; ad esempio può occuparsi della redazione di contratti, oppure delle consulenze che non sono finalizzate al successivo giudizio in tribunale, ma anche delle messe in mora.

Chi non supera l’esame e quindi non è iscritto all’albo professionale, invece, non può occuparsi delle attività proprie dell’avvocato - previste dalla Legge professionale del 2012 - ovvero dell’assistenza, della rappresentanza e della difesa davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali.

Notaio

Un’altra professione che si può svolgere con la laurea in Giurisprudenza è quella del notaio. Come per l’avvocato la laurea non è sufficiente poiché bisogna svolgere anche un periodo di pratica di 18 mesi presso lo studio di un notaio.

Inoltre è necessario che almeno 12 mesi di praticantato siano continuativi dopo la laurea.

Una volta completato il praticantato ci si può iscrivere al concorso, bandito ogni anno dal Ministero della Giustizia. L’esame è costituito da una fase scritta in cui il candidato deve svolgere tre prove teoriche-pratiche: la redazione di un testamento, di un atto tra vivi in materia di diritto civile e di un altro in materia di diritto commerciale.

Anche l’orale si distingue in tre prove, in ognuna delle quali vengono affrontati tre diversi gruppi di materie:

  • diritto civile, commerciale e volontaria giurisdizione, con particolare riguardo agli istituti giuridici in rapporto ai quali si esplica l’ufficio di notaio;
  • disposizioni sull’ordinamento del Notariato e degli archivi notarili;
  • disposizioni concernenti le imposte indirette.

A differenza dell’esame da avvocato, qui non tutti i candidati che hanno ottenuto la sufficienza alle prove diventeranno notai.

Il concorso pubblico infatti è valido per l’assegnazione di un numero programmato di sedi notarili e solo coloro che alla fine della selezione si trovano nelle posizioni utili della graduatoria potranno intraprendere la carriera da notaio.

Gli altri possono riprovarci negli anni successivi, per un massimo di tre volte.

Magistrato

Un’altra opportunità di carriera per chi è laureato in Giurisprudenza è quella di diventare magistrato. Per poter prendere parte al concorso in magistratura - bandito ogni anno - bisogna essere in possesso di un titolo ulteriore alla laurea.

Ad esempio, possono partecipare gli avvocati regolarmente iscritti all’albo, coloro che hanno concluso il dottorato di ricerca o i diplomati alla scuola di specializzazione per le professioni legali. Altro titolo che permette la partecipazione al concorso in magistratura è il completamento del tirocinio negli uffici dei tribunali.

Anche il tirocinio nel tribunale - per il quale è riconosciuto un semplice rimborso spese - ha una durata di 18 mesi nei quali il praticante assisterà i magistrati nelle operazioni per la preparazione, lo svolgimento e la conclusione di un processo.

Concorsi pubblici e aziende private

Avere la laurea in Giurisprudenza permette di partecipare a molti concorsi pubblici; ad esempio si può diventare commissario di Polizia (concorso bandito annualmente) oppure ricoprire il ruolo da funzionario presso l’Agenzia delle Entrate.

Ci sono molte opportunità di carriera anche per i funzionari amministrativi contabili presso le altre amministrazioni dello Stato, mentre per chi vuole diventare insegnante c’è la classe di concorso “19/A - Discipline giuridiche ed economiche” con la quale si può insegnare diritto negli istituti tecnici e professionali.

Infine i laureati in Giurisprudenza sono molto richiesti anche dalle aziende private; basta saper individuare l’offerta giusta e presentare un Curriculum Vitae (più una lettera di presentazione) ben formulato per proporre la propria candidatura.

Giurista d’impresa

Chi alla professione legale preferisce il lavoro in azienda, può provare la carriera del giurista d’impresa. Questa figura è attualmente molto richiesta sul mercato in quanto il laureato in Giurisprudenza può essere utile in un’impresa su diversi fronti, come ad esempio la gestione dei contenzioni aziendali, delle cause dei dipendenti, delle buste paga, e la risoluzione di tutte le controversie che possono nascere sul piano nazionale o internazionale (dipende dall’attività dell’impresa).

Il giurista d’impresa, inoltre, può essere preposto alla gestione delle questioni tributarie, societarie o commerciali oppure alla tutela di marchi e brevetti. Insomma, si tratta di un professionista ibrido, che oltre alle conoscenze di diritto deve possedere anche nozioni di economia e gestione aziendale, propensione al lavoro in team e, possibilmente, l’ottima conoscenza dell’inglese.

Per saperne di più Chi è e cosa fa il giurista d’impresa? Compiti, formazione e quanto guadagna

Consulente del lavoro

Il consulente del lavoro è un altro dei possibili sbocchi lavorativi dopo la laurea in Giurisprudenza. Si tratta di un libero professionista esperto soprattutto in diritto del lavoro, tributario e previdenziale.

Il consulente del lavoro è in genere inserito in un contesto aziendale, dove si occupa dell’inquadramento del personale, delle pratiche con i Centri per l’impiego e si interfaccia con l’Inps e l’Inail per tutte le questioni che riguardano i dipendenti.

Per diventarlo, dopo la laurea in Giurisprudenza occorre portare al termine un tirocinio di 18 mesi presso un consulente del lavoro o in alternativa in uno studio di avvocati, commercialisti o ragionieri. Terminato questo periodo, il praticante dovrà superare l’esame di abilitazione alla professione e, in caso di buon esito, iscriversi all’Albo e aprire la partita Iva.

Diplomatico

Infine non possiamo dimenticare la carriera diplomatica, consigliata per chi oltre ad avere una grande passione per il diritto internazionale e la geopolitica ha anche una propensione verso l’apprendimento delle lingue straniere.

Per aspirare alla carriera diplomatica, infatti, la laurea in Giurisprudenza è un buon punto di partenza, ma da sola non basta: occorre conoscere alla perfezione almeno due lingue straniere e superare il concorso pubblico che prevede una prova selettiva, una scritta e una orale. Si hanno tre tentativi al massimo e non si può partecipare dopo il compimento del trentacinquesimo anno di età.

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