Latte in polvere contaminato, Nestlé e Danone indagate dalla procura francese. Cosa sappiamo finora

Donato De Angelis

17 Febbraio 2026 - 10:52

La procura francese sta indagando su Nestlé, Danone e altre aziende per il loro latte in polvere contaminato. Le ultime notizie.

Latte in polvere contaminato, Nestlé e Danone indagate dalla procura francese. Cosa sappiamo finora

La procura di Parigi ha dichiarato di aver avviato delle indagini su cinque aziende produttrici di latte in polvere. Genitori da una parte, investitori dall’altra, temono il peggio. Tra le società sotto la lente spiccano Nestlé e Danone.

Ma andiamo con ordine, perché la notizia non è un fulmine a ciel sereno. Da circa due mesi il mercato europeo del latte artificiale per l’infanzia si trova al centro di una delle crisi di sicurezza alimentare più gravi degli ultimi anni. Quel che inizialmente sembrava un richiamo limitato di alcuni lotti di latte in formula si è trasformato velocemente in un’operazione internazionale che coinvolge decine di Paesi.

La causa scatenante è la possibile presenza della tossina cereulide, prodotta dal batterio Bacillus cereus, ingrediente chiave utilizzato per la produzione di latte in polvere per lattanti.

Latte in polvere contaminato, cosa sta succedendo?

Tutto è iniziato a fine novembre 2025, quando Nestlé ha rilevato tracce di cereulide in test di routine su un ingrediente, l’olio di acido arachidonico (ARA). Questo componente, usato per arricchire molte formule con acidi grassi essenziali, sarebbe stato contaminato già alla fonte e incluso in diverse linee di prodotti distribuiti in tutta Europa. La multinazionale ha dichiarato di aver fermato la produzione, avviato delle indagini interne e di avere informato le autorità sanitarie dei Paesi interessati prima di divulgare il primo richiamo pubblico, arrivato solo all’inizio di gennaio.

Il richiamo non ha riguardato un solo marchio o un solo mercato, ma centinaia di lotti di prodotti venduti in supermercati e farmacie in tutta Europa. Le autorità sanitarie di Belgio e Svizzera hanno confermato casi di bambini che hanno manifestato sintomi gastrointestinali - nausea, vomito e diarrea - dopo aver consumato prodotti ora sotto indagine, anche se finora non è stato accertato alcun legame clinico tra questi episodi e l’esposizione alla tossina.

Ora la Francia indaga

L’emergenza ha spinto i governi e gli enti regolatori ad agire. In Francia, i magistrati hanno aperto una serie di indagini penali che coinvolgono non solo Nestlé ma anche Danone, Lactalis, Babybio e altri marchi, in seguito alle denunce presentate da alcune famiglie e al sorgere di sospetti su tre decessi di neonati in seguito al consumo di latte contaminato.

La procura di Parigi ha citato un’accusa di frode e di mancata attuazione dei dovuti richiami all’interno delle sue indagini, pur sottolineando che non è stata dimostrata una connessione scientifica definitiva tra i casi di mortalità e i prodotti ritirati.

A livello UE, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) è intervenuta fissando per la prima volta un valore limite di sicurezza per la cereulide nei prodotti destinati ai neonati: una DAR di 0,014 μg/kg di peso corporeo per la cereulide nei lattanti. Tale soglia, molto più bassa di quella precedente, è stata adottata dopo alcune consultazioni scientifiche tra diversi Stati membri, tra cui la Francia, per uniformare i controlli e prevenire ulteriori rischi.

Il problema del cereulide è reso ancor più complesso dalla sua natura. La tossina è estremamente resistente al calore e non viene distrutta dalla cottura o dalla preparazione normale degli alimenti. Per questo motivo, anche piccole quantità presenti negli ingredienti possono persistere nel prodotto finito. Il controllo qualitativo è estremamente difficile se non si adottano metodologie di analisi avanzate.

La situazione in Italia

L’Italia non è stata immune alla crisi legata alla sicurezza del latte artificiale per neonati.
Il primo campanello d’allarme è arrivato alla fine del 2025, quando Nestlé Italia ha annunciato il ritiro precauzionale di alcuni lotti di latte in polvere per lattanti venduti anche sul mercato italiano. Si trattava di confezioni di Nidina Optipro 1, prodotte nei Paesi Bassi, ritirate per possibile contaminazione microbiologica legata alla presenza di cereulide. L’azienda ha descritto l’azione come volontaria e prudenziale, invitando i consumatori in possesso dei lotti indicati a non consumare il prodotto e a restituirlo al punto vendita.

Nelle settimane successive la questione ha preso una piega più ampia. Il Ministero della Salute ha pubblicato una serie di richiami precauzionali riguardanti latte in polvere per neonati e di proseguimento di marchi diffusi in Italia, come Aptamil, Mellin e Profutura, distribuiti dalla Danone Nutricia Spa. Nel comunicato ministeriale, datato 6 febbraio 2026, si legge che sono 76 i lotti coinvolti e che il provvedimento è stato adottato per adeguare i prodotti italiani alle nuove linee guida dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sui limiti della tossina cereulide nei prodotti per l’infanzia.

Al momento, non risultano in Italia segnalazioni confermate di gravi malattie direttamente collegate al consumo dei prodotti richiamati. I provvedimenti adottati sono principalmente cautelativi e volti a tutelare la salute dei neonati e dei bambini piccoli.

La reazione delle società coinvolte

Le reazioni delle aziende coinvolte sono state, almeno in parte, difensive. Nestlé ha ribadito che l’adozione di standard estremamente rigidi per la presenza di cereulide nei prodotti è alla base della sua strategia di sicurezza, mentre Danone ha aumentato i richiami in diversi mercati europei, inclusi Austria e Germania. Alcune autorità di controllo, come quella irlandese, hanno specificato che i prodotti Danone coinvolti non risultano distribuiti nel loro territorio, ma hanno notificato il richiamo alla Commissione europea attraverso il sistema RASFF per garantire trasparenza e collaborazione tra Stati membri.

L’impatto economico e sociale della crisi in corso è forte, seppur ancora preliminare. Le azioni di Danone e Nestlé hanno subito forti pressioni ribassiste sul mercato dopo l’annuncio dei richiami, con gli investitori preoccupati per la possibile perdita di fiducia nel settore. Nel frattempo, le indagini continuano. Non solo per chiarire la portata dell’esposizione al rischio ma anche per comprendere perché i meccanismi di controllo sulle materie prime critiche, necessarie per prodotti dedicati ai bambini con pochi giorni o settimane di vita, non siano riusciti a intercettare prima la contaminazione.

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