La ricchezza degli italiani vale quasi sei volte il Pil

Alberto De Pasquale

16/01/2024

Gli averi delle famiglie ammontano a più di 11 mila miliardi di euro, di cui 5.500 solo come immobili e terreni

La ricchezza degli italiani vale quasi sei volte il Pil

Un cospicuo patrimonio in abitazioni e terreni. Ma anche in depositi, titoli, azioni e risparmi gestiti. La ricchezza netta degli italiani si compone di più voci, che sommate portano a un totale di 11.072 miliardi di euro, pari a 187 mila euro pro capite.

A fare i conti, aggiornati al secondo trimestre del 2023, è la Banca d’Italia, che tiene traccia del complesso delle attività reali e finanziarie delle famiglie italiane.
Negli ultimi dieci anni (al confronto con il secondo trimestre del 2013) la ricchezza netta totale degli italiani è cresciuta di quasi il 15%, superando i 10 mila miliardi nel corso del 2020 e gli 11 mila nel 2023. Per dare un’idea delle dimensioni di questo patrimonio, basti pensare che nel 2022 il prodotto interno lordo italiano è stato pari a 1.909 miliardi di euro. A conti fatti, la ricchezza accumulata finora dagli italiani è superiore di quasi sei volte (5,8 per l’esattezza) il Pil realizzato nel 2022.

Solamente le abitazioni e i terreni rappresentano una ricchezza da 5.572 miliardi di euro. Un valore che negli ultimi anni è stato abbastanza ballerino, dato che aveva raggiunto livelli simili a quelli odierni già prima del 2012, prima di subire una prolungata fase di calo.

Mentre si assiste a un generale aumento della ricchezza, una voce che sembra in diminuzione è quella dei depositi. Secondo la Banca d’Italia nel 2022 gli italiani erano arrivati a possedere sui propri conti oltre 1.393 miliardi di euro, con un deciso aumento tra il 2020 e il 2021. Non bisogna sorprendersi dalle tempistiche: tra quarantene e relativo calo dei consumi in quel periodo gli italiani hanno continuato ad accantonare denaro per cautelarsi. Per dirla con l’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, “nel 2020 si è assistito a un eccezionale incremento del risparmio delle famiglie”. Anche la ricchezza finanziaria è in crescita: il valore delle azioni e delle altre partecipazioni degli italiani nel 2023 ha raggiunto quota 1.230 miliardi di euro, in aumento dell’86% in dieci anni.

Non bisogna però commettere l’errore di pensare che una alta ricchezza netta complessiva sia indice di un Paese da ritenersi “ricco”. In Italia esiste un profondo squilibrio nella distribuzione di questa ricchezza, detenuta da una piccolissima fetta di popolazione. Come segnala sempre Bankitalia, in Italia il 5% delle famiglie possiede circa il 46% della ricchezza netta totale. Una profonda diseguaglianza, che quantomeno è rimasta stabile tra il 2017 e il 2022, dopo essersi accentuata, in precedenza, soprattutto tra il 2010 e il 2016.

La disparità non si manifesta solo dal punto di vista quantitativo ma anche, per così dire, “qualitativo”. Per le famiglie più povere la ricchezza è rappresentata principalmente dal patrimonio immobiliare, mentre quelle più ricche possono contare su un portafoglio più diversificato in azioni, depositi e polizze.

La ricchezza è nelle mani soprattutto dei lavoratori autonomi e, come è facile intuire, quasi del tutto in quelle dei proprietari di immobili. Se consideriamo la condizione lavorativa, infatti, la ricchezza netta in Italia appartiene al 42% ai lavoratori autonomi, al 29% agli impiegati e al 21% ai pensionati (a cui bisogna aggiungere un 8% di persone con condizione lavorativa non definita e una minima parte di disoccupati). Per quanto riguarda la condizione abitativa, invece, la situazione è netta. La ricchezza totale è al 96% dei proprietari di abitazioni e terreni: non a caso, quella del patrimonio immobiliare è la voce più cospicua.