Nel dibattito internazionale sul futuro della Palestina, un concetto ritorna con insistenza rituale: la smilitarizzazione.
È il presupposto non negoziabile di qualsiasi proposta «realistica» per lo Stato palestinese.
Si parla di un’entità politica che potrà esistere, forse, ma solo se privata di esercito, senza controllo dello spazio aereo, senza difese autonome e senza alcuna capacità militare.
L’idea di uno Stato che nasce già disarmato, prima ancora di avere piena sovranità, controllo del territorio o indipendenza economica, è un’ipocrisia storica. Nessun altro popolo al mondo ha dovuto accettare come condizione per la propria esistenza il totale disarmo.
La Palestina può essere uno Stato, sì, ma solo se inoffensivo, solo se incapace di difendersi. Questa visione, pur presentata come pragmatica, è intrisa di asimmetria coloniale.
Detto in altre parole, si afferma che lo Stato Palestinese potrà esistere solo a condizione di rinunciare al proprio diritto alla difesa. E qui si annida una delle più profonde ipocrisie del discorso internazionale: lo stesso sistema che riconosce il diritto all’autodeterminazione, e che teorizza il diritto alla resistenza dei popoli sotto occupazione, è lo stesso che chiede alla Palestina di rinunciarvi per esistere.
Uno Stato senza difesa non è uno Stato libero ma è un protettorato, un accessorio geopolitico, una costruzione fragile, sempre ricattabile.
Israele, potenza occupante, è una delle forze militari più avanzate del mondo, con arsenali convenzionali e nucleari. La sua presenza militare in Palestina è totale, sistemica e radicata.
Parlare di smilitarizzazione della Palestina in questo contesto significa, di fatto, blindare militarmente il dominio israeliano e cementare un’occupazione permanente. Il riconoscimento formale dello Stato di Palestina è una mossa simbolica, un atto ipocrita e falso.
Ci viene detto che una Palestina smilitarizzata è la garanzia della pace.
Ma per chi, esattamente, dovrebbe essere garantita questa pace?
Paesi come il Canada e il Regno Unito affermano che uno Stato palestinese può essere riconosciuto anche prima che siano stabiliti i suoi confini.
Si tratta quindi di un mero riconoscimento astratto, privo di contenuto, privo di giurisdizione e privo di potere. Macron si è spinto anche oltre: con dichiarazioni autocelebrative, ha cercato di porsi come promotore dell’iniziativa, lasciando intendere che la Francia potrebbe guidare l’Europa nel riconoscimento dello Stato palestinese. Questo gesto apparentemente progressista non è accompagnato da alcuna ammissione rispetto all’occupazione militare israeliana a Gaza, al genocidio, al dominio coloniale israeliano in Cisgiordania, e all’apartheid.
Ma questo altro non è che un trucco delle pubbliche relazioni per mettere a tacere il dissenso, lasciando che il sangue dei palestinesi continui a scorrere e i profitti si accumulino.
Se non fosse ancora chiaro, la smilitarizzazione è una forma moderna di contenimento. Si tratta di creare un’entità subordinata, priva di strumenti per difendere la propria popolazione, le proprie risorse, i propri confini.
La resistenza armata è già stata completamente delegittimata, ora si chiede che venga proprio cancellata alla radice. Uno Stato senza difesa è uno Stato che può essere bombardato senza rispondere, violato senza poter reagire, umiliato costantemente senza conseguenze. È una sovranità finta e condizionata.
In questo senso, la smilitarizzazione della Palestina è la chiusura dei nativi sopravvissuti nelle riserve.