La crisi in Medio Oriente ha ripercussioni su una delle aziende automobilistiche italiane più importanti al mondo.
Il conflitto in corso in Iran e negli altri Paesi del Medio Oriente sta avendo ripercussioni sull’economia globale. E non soltanto sui costi energetici, su quelli commerciali e sul trasporto aereo.
Tra i settori più colpiti c’è anche quello automobilistico, e in particolar modo nel segmento delle super car. È infatti di queste ore l’annuncio di Ferrari di aver sospeso provvisoriamente le sue consegne in Medio Oriente, area che rappresenta uno dei principali mercati per il Cavallino. Una decisione che ha avuto immediate ripercussioni sulle quotazioni in borsa dell’azienda di Maranello a Piazza Affari.
Il Medio Oriente è uno dei mercati più strategici per Ferrari
Per capire quanto siano importanti le consegne nei Paesi del Golfo per i conti di Ferrari è sufficiente leggere i freddi dati.
Lo scorso anno l’azienda italiana ha venduto circa 600 auto in Medio Oriente, ovvero il 4,6% dell’intero totale delle consegne. Sembra un numero irrisorio, ma se pensiamo a quanto costa ognuna di esse è facile intuire quanto la rinuncia momentanea a questo sbocco possa influire sul bilancio e sulle strategie del marchio.
E non è soltanto un problema di numeri. Lo stop alle consegne ha contraccolpi anche sull’immagine del brand. Il Medio Oriente è da anni il mercato prediletto per le serie esclusive e le vetture realizzate in numero limitato. Bloccarlo, anche se per poco tempo, mette in crisi relazioni commerciali e strategiche costruite faticosamente nel corso degli anni.
L’impatto sul mercato
La decisione obbligata presa da Ferrari ha avuto un impatto pressoché immediato. Il titolo ha registrato una flessione che ha messo in allarme gli investitori, preoccupati dal possibile protrarsi del conflitto, e attualmente viaggia in leggero recupero a quota 282,20 euro per azione.
Una guerra di lunga durata potrebbe influenzare in negativo non soltanto il comparto consegne, ma tutta la filiera logistica, già provata negli ultimi mesi da crisi economiche globali e numerose interruzioni delle forniture.
È anche in quest’ottica che vanno letti gli inviti alla prudenza arrivati da Maranello. Il marchio italiano ha precisato che non si tratta di uno stop totale e definitivo, ma di una rimodulazione delle consegne basata sull’evoluzione del quadro geopolitico globale. Un modo per tranquillizzare i potenziali clienti e per rendere meno scettici azionisti e investitori.
L’intero settore delle auto di lusso rischia la crisi
Il caso Ferrari, per quanto emblematico, non è l’unico. L’instabilità mediorientale mette a repentaglio l’intero comparto delle auto di lusso e anche altri marchi come Maserati e Bentley hanno deciso di fermare le consegne in via temporanea.
Diversa, invece, la strategia messa in atto da Mansory, azienda specializzata nelle personalizzazioni delle super car, che ha deciso di valutare le spedizioni caso per caso, anche alla luce della crescita dei costi del trasporto aereo, aumentati di circa 3-4 volte rispetto al mese di febbraio.
Una tegola ulteriore per un mercato che negli ultimi anni ha già dovuto far fronte allo stop delle vendite in Russia e alla decrescita del mercato delle vetture di lusso in Cina.
© RIPRODUZIONE RISERVATA