La Germania mette sotto pressione l’euro, ma i mercati scommettono su una BCE più prudente

Ufficio Studi Money.it

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Il cambio euro/dollaro resta inchiodato vicino ai minimi da maggio 2025, schiacciato dalla crisi di bilancio francese, da un crollo degli ordini industriali tedeschi più ampio delle attese e dalle nuove tensioni politiche in Spagna. Sul mercato obbligazionario, però, gli investitori hanno drasticamente ridimensionato le scommesse su nuovi rialzi dei tassi BCE.

La Germania mette sotto pressione l'euro, ma i mercati scommettono su una BCE più prudente

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L’euro resta impigliato vicino ai minimi da 17 mesi contro il dollaro, un’area che non si vedeva dal maggio 2025. Lunedì la coppia aveva toccato un minimo intraday a 1,1160 dollari, per poi chiudere la seduta poco sopra 1,122; il Dollar Index, il paniere che misura il biglietto verde contro le principali valute, resta solido in area 102,2 punti, non lontano dai massimi delle ultime settimane.

A pesare sulla moneta unica non è un singolo evento, ma la somma di fronti che si alimentano a vicenda: dalla crisi di bilancio francese a un dato industriale tedesco molto peggiore delle attese diffuso proprio oggi, fino alla crescente instabilità politica in Spagna.

Gli ordini industriali tedeschi crollano, ma il dato è più complicato di quanto sembri

L’Ufficio federale di statistica tedesco ha reso noto oggi che gli ordini all’industria manifatturiera di agosto sono crollati del 10,6% su base mensile, un dato molto più debole delle attese e che ribalta completamente il rimbalzo del 3,2% registrato a luglio. Il crollo, però, nasconde una dinamica più tecnica che strutturale: gli ordini di grandi commesse per aerei, navi, treni e mezzi militari sono crollati del 61,5%, dopo un’impennata altrettanto anomala il mese precedente; i beni di investimento sono scesi del 15,3%, i beni di consumo del 7,3%, i beni intermedi del 2,6%.

Depurando il dato dalle grandi commesse, che per loro natura sono erratiche di mese in mese, gli ordini sono scesi solo dello 0,1%, segno che la domanda di fondo resta relativamente stabile; su base annua, corretta per i giorni lavorativi, gli ordini restano comunque più alti del 2,7% rispetto ad agosto 2025, mentre gli ordini interni hanno invece segnato un calo più marcato, del 17,3%.

Il dato non racconta da solo una recessione industriale tedesca, ma arriva nel momento peggiore possibile per la narrativa sui mercati: si aggiunge a una lista di preoccupazioni sull’economia dell’eurozona che si allunga di settimana in settimana, rafforzando la sensazione, più psicologica che tecnica, di un blocco economico in difficoltà su più fronti contemporaneamente.

Il vero focolaio resta Parigi

La pressione principale sull’euro continua però ad arrivare dalla Francia. Il rendimento dell’OAT francese a 10 anni tratta oggi al 4,84%, in lieve calo (-3 punti base) rispetto a ieri ma ancora vicino al picco del 4,92% toccato nei giorni scorsi, il livello più alto da luglio 2002. Lo spread tra OAT e Bund tedesco resta sopra i 150 punti base, un livello che non si vedeva dal 2011.

Il detonatore più recente è stata la presentazione, lo scorso 1° ottobre, della legge di bilancio 2027 del governo guidato dal premier Sébastien Lecornu, che punta a ridurre il deficit al 5% del Pil. Secondo il team di ricerca di Danske Bank, dopo l’annuncio «lo spread tra i rendimenti decennali francese e tedesco è salito a un nuovo massimo dall’epoca della crisi dell’euro».

Lo stesso organismo di vigilanza sui conti pubblici francese (il Haut Conseil des finances publiques) ha già messo in guardia sul fatto che le ipotesi economiche alla base della manovra appaiono «ottimistiche». Sullo sfondo restano un debito pubblico oltre il 120% del Pil e un fabbisogno di emissioni per il 2027 stimato in 340 miliardi di euro.

A complicare il quadro, nelle ultime ore si è aggiunta anche la Spagna. Il 2 ottobre il Congresso ha bocciato due decreti del governo di Pedro Sánchez sull’emergenza abitativa, uno sulla moratoria degli sfratti fino al 2030, l’altro sul rinnovo automatico dei contratti d’affitto, aprendo la strada a elezioni anticipate che, se il premier sciogliesse le Camere nei prossimi giorni, si terrebbero il 29 novembre. Non è (ancora) una crisi di mercato paragonabile a quella francese, ma rafforza la percezione di un’Europa meridionale e continentale alle prese con instabilità politica su più fronti contemporaneamente, proprio mentre l’eurozona dovrebbe mostrare compattezza.

La BCE frena, ma non è detto che basti a sostenere l’euro

Il lato più interessante della storia si gioca sul mercato obbligazionario tedesco. Il rendimento del Bund decennale è sceso oggi al 3,45%, ritirandosi dai massimi da 17 anni toccati nelle settimane scorse. Il motivo, secondo i dati di mercato raccolti da Trading Economics, è un drastico ridimensionamento delle scommesse su nuovi rialzi dei tassi BCE. Da almeno tre ulteriori strette attese entro marzo 2027, gli investitori ora prezzano un solo rialzo aggiuntivo (con una probabilità di circa l’80% per un secondo), con un rialzo da 25 punti base atteso entro dicembre.

Il tutto nonostante un’inflazione dell’eurozona ancora elevata, al 3,8% annuo a settembre (contro il consensus al 3,7%), con il dato core al 2,5%. Come sintetizza efficacemente il team di ricerca di Danske Bank, «i mercati sembrano aspettarsi che la BCE non alzerà i tassi dentro un mercato obbligazionario turbolento, indipendentemente da cosa indicano i dati sull’inflazione».

Da un lato una BCE più cauta, percepita come meno determinata a difendere la moneta attraverso tassi più alti, dall’altro un differenziale di tassi che resta favorevole al dollaro, con la Federal Reserve che i mercati continuano a vedere su un sentiero più restrittivo nonostante alcuni dati Usa più deboli delle attese nelle ultime settimane.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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