Bank of Canada verso il primo rialzo dal 2023. E il dollaro canadese guarda più alle parole che ai tassi

Ufficio Studi Money.it

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Mercoledì la Bank of Canada potrebbe alzare il tasso al 2,50%, ma il consenso tra gli economisti è meno solido di quanto suggeriscano i prezzi di mercato. Cosa conta davvero per il dollaro canadese?

Bank of Canada verso il primo rialzo dal 2023. E il dollaro canadese guarda più alle parole che ai tassi

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Mercoledì 28 ottobre, alle 14:45 ora italiana, la Bank of Canada annuncia la decisione sui tassi e pubblica il nuovo Rapporto sulla politica monetaria, poche ore prima della Federal Reserve. Il mercato sconta un rialzo di un quarto di punto, dal 2,25% al 2,50%, il primo aumento dal luglio 2023 e il primo cambio del tasso di riferimento in un anno,. Per il dollaro canadese, che scambia intorno a 1,40 contro il dollaro Usa, la partita è però meno lineare di quanto sembri.

Come si è arrivati a un rialzo «scontato» per la Bank of Canada?

Il punto di partenza è la riunione del 2 settembre, quando la banca centrale ha lasciato il tasso al 2,25% avvertendo, nel comunicato ufficiale, che «il conflitto in corso in Medio Oriente sta mantenendo alti i prezzi dell’energia» e che i rischi al rialzo sull’inflazione erano aumentati.

Da allora il quadro dei dati è stato tutt’altro che univoco. L’inflazione di settembre, diffusa il 19 ottobre, è salita al 3,1% annuo, sotto il 3,2% atteso, spinta dall’energia (+19,0%) e dalla benzina (+27,8%), mentre gli indicatori di fondo hanno rallentato: CPI-trim all’1,8% e CPI-median all’1,9%. Sul mercato del lavoro, a settembre il Canada ha perso circa 68.000 posti e la disoccupazione è salita al 6,5%.

Eppure le scommesse sul rialzo sono cresciute. A farle salire, secondo Elias Haddad di Brown Brothers Harriman in una nota ripresa da FXStreet, sono state le aspettative di inflazione più alte, che hanno pesato più del dato di settembre, e le parole del governatore Tiff Macklem, per il quale «il rischio che l’inflazione si estenda e diventi più persistente è aumentato». Il 20 ottobre la probabilità implicita di un rialzo il 28 era oltre il 75% secondo Norman Liebke di Commerzbank. Domenica 25 era intorno all’81%. Nel sondaggio Reuters condotto tra il 21 e il 23 ottobre, 19 economisti su 34 prevedono l’aumento di mercoledì, mentre il sondaggio precedente vedeva ancora l’80% degli intervistati su un tasso fermo fino a fine anno; la maggioranza si attende un secondo rialzo, a 2,75%, entro marzo 2027.

Gli economisti non sono tutti d’accordo

Il consenso, quindi, è fragile: 19 su 34 è una maggioranza, non un’unanimità. Doug Porter, capo economista di BMO, ha spiegato a Reuters di essere personalmente contrario a un rialzo, vista la debolezza della crescita, ma di leggere nei messaggi della banca centrale un’indicazione chiara in quella direzione: «il governatore ha ripetuto molte volte che le preoccupazioni sull’inflazione crescono quanto più a lungo restano alti i prezzi dell’energia».

Reuters nota che il rincaro dei carburanti, finora, non si è esteso a cibo e altri beni, e secondo investingLive gli analisti di TD non condividono la convinzione del mercato, citando una diffusione limitata delle pressioni sui prezzi. Sullo sfondo restano un’economia che nel terzo trimestre dovrebbe crescere molto meno che nel secondo e dazi statunitensi più alti da gennaio su auto, componenti e acciaio canadesi. Intanto i rendimenti dei titoli di Stato canadesi a due anni sono saliti di oltre 22 punti base dalla riunione di settembre.

Cosa significa per il dollaro canadese?

Un rialzo già scontato per l’80% o più non è, di per sé, una notizia per il cambio: a muovere la valuta sarà soprattutto ciò che la banca centrale dirà sul seguito. Haddad ritiene che i «100 punti base di inasprimento della BoC scontati nei prossimi dodici mesi» siano «eccessivi, il che limita il potenziale di rialzo del dollaro canadese». Liebke osserva che «un rialzo già a fine mese potrebbe ancora apparire prematuro in questa fase» e che, se la banca centrale la pensasse allo stesso modo, il sostegno della politica monetaria alla valuta potrebbe arrivare più tardi; aggiunge che il differenziale di tassi potrebbe allargarsi per i rialzi della Fed. Sul fronte Fed, che decide lo stesso giorno, è atteso un tasso invariato, con circa l’80% di probabilità di un rialzo a dicembre. Giovedì 29 decide la Bce e venerdì 30 la Banca del Giappone.

In termini di scenari, tre esiti sembrano i più plausibili, e il giudizio sul loro impatto sul cambio è della redazione, non delle fonti citate. Un rialzo accompagnato da previsioni d’inflazione riviste al rialzo e da un linguaggio che lascia aperta la strada a un secondo aumento confermerebbe le attese e darebbe, al più, un sostegno limitato al dollaro canadese. Un rialzo presentato come una mossa isolata, con più enfasi su crescita, lavoro e dazi, rischierebbe di deludere chi ha già comprato la valuta. Un tasso lasciato fermo sarebbe invece la sorpresa maggiore: considerando l’entità delle probabilità implicite, la reazione sul cambio sarebbe probabilmente più ampia di quella di un rialzo.

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Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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