Il 2025 sta segnando un momento di riflessione profonda per la transizione energetica tedesca.
Nei primi quattro mesi dell’anno, la produzione elettrica da fonti rinnovabili in Germania è crollata a meno di 80 terawattora, un dato allarmante che rappresenta non solo un calo del 16% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma anche il volume più basso registrato almeno dal 2015.
Per un paese che da anni si propone come pioniere della transizione verde in Europa, si tratta di un evidente passo indietro.
La battuta d’arresto è stata particolarmente pronunciata nel settore dell’energia eolica, che costituisce da tempo la colonna portante del mix rinnovabile tedesco. Nonostante un’espansione della capacità installata di circa il 30% dal 2017, nei primi mesi del 2025 la produzione da impianti eolici si è fermata a soli 39 TWh. La causa principale è stata una prolungata carenza di venti sufficienti a far girare le turbine: condizioni meteorologiche avverse e insolite, ma che secondo molti esperti potrebbero diventare sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici globali.
Il calo dell’eolico ha avuto un impatto diretto sul mix energetico del paese, facendo crollare la quota di elettricità prodotta da questa fonte dal 34% al 24% in un solo anno. Le implicazioni sono profonde: non solo è diminuita l’energia pulita disponibile, ma è aumentata la pressione sulle altre fonti per garantire l’equilibrio della rete. A farne le spese è stato anche il fotovoltaico, che per quanto promettente durante l’estate, non può garantire continuità produttiva durante le ore notturne, rendendolo strutturalmente inadatto a colmare completamente il gap lasciato dall’eolico.
In questo vuoto di produzione, la Germania ha dovuto fare ricorso massiccio alle fonti fossili. L’output degli impianti a carbone è cresciuto del 16% rispetto allo stesso periodo del 2024, raggiungendo i 40 TWh — il livello più alto dal 2023. Di conseguenza, anche le emissioni di CO₂ hanno subito un’impennata: 42 milioni di tonnellate emesse nei primi quattro mesi del 2025, contro i 36 milioni dell’anno precedente. Un incremento significativo che mina gli sforzi fatti negli ultimi anni per ridurre l’impatto ambientale del settore energetico tedesco.
Il ritorno al carbone appare particolarmente problematico non solo per la Germania, ma per l’intera Unione Europea, che conta su Berlino come motore della sua strategia climatica. L’aumento della produzione da carbone, infatti, rischia di inviare un segnale contraddittorio agli altri Stati membri e di rallentare il cammino verso gli obiettivi del Green Deal europeo, che punta alla neutralità climatica entro il 2050.
Il gas naturale, altro componente del mix energetico tedesco, ha visto un utilizzo ridotto nei primi mesi dell’anno a causa di prezzi ancora elevati. La produzione da impianti a gas è calata del 9%, anche se una recente riduzione dei costi — con prezzi scesi di circa un terzo rispetto al picco di febbraio — potrebbe presto riportare questa fonte al centro della strategia di bilanciamento. Essendo meno inquinante del carbone (emette circa la metà della CO₂ per TWh prodotto), il gas potrebbe offrire un compromesso temporaneo tra sicurezza energetica e rispetto ambientale. Tuttavia, il rischio è che venga affiancato e non sostituito al carbone, portando a un aumento complessivo delle emissioni.
Il rallentamento della transizione ecologica tedesca solleva interrogativi anche sul fronte politico. Il governo di Berlino ha puntato gran parte della propria credibilità internazionale sulla leadership climatica e sulla promozione di un sistema energetico più verde. Le recenti difficoltà, però, potrebbero rafforzare le posizioni scettiche nei confronti delle rinnovabili e alimentare la pressione per un ripensamento delle politiche ambientali.
La situazione attuale evidenzia quanto fragile possa essere la dipendenza eccessiva da fonti intermittenti come l’eolico, senza adeguate misure di compensazione e accumulo. La Germania ha investito molto in impianti rinnovabili, ma meno in infrastrutture come le batterie su larga scala o i sistemi di accumulo termico ed elettrochimico, che sarebbero oggi essenziali per stabilizzare la rete.
In ultima analisi, il 2025 potrebbe rappresentare un punto di svolta per la politica energetica tedesca. Le prossime decisioni — se orientate al rilancio delle rinnovabili con un piano strutturato o al rafforzamento delle fonti fossili per ragioni di sicurezza — definiranno non solo il futuro energetico della Germania, ma anche il destino del progetto europeo di decarbonizzazione. Il tempo per invertire la rotta non è ancora scaduto, ma il margine di manovra si restringe rapidamente.