La crisi dei GILT britannici potrebbe influenzare anche i BTP?

Tommaso Scarpellini

23 Giugno 2026 - 15:35

Un Paese europeo trema sui suoi titoli di Stato, mentre un altro sembra inspiegabilmente blindato. Coincidenza o effetto domino già in corso?

La crisi dei GILT britannici potrebbe influenzare anche i BTP?

Quello che sta accadendo in UK è un monito che riguarda l’Europa intera, e che per certi versi ricorda gli squilibri politici arrivati in Francia a giugno del 2024 con Le Pen. Il contesto è paradossalmente diverso, ma per un analista, di squilibri politici si tratta sempre.

Qualcuno di voi ricorda cosa successe allo spread Bund BTP in quella occasione? Ci fu un ridimensionamento a favore del BTP, che stimolò la domanda e fece registrare rendimenti interessanti per chi aveva avuto il coraggio di posizionarsi prima.

Nel contesto attuale, con Londra che attraversa una fase di instabilità tutt’altro che banale, potrebbe ripetersi una dinamica simile? Quello che emerge dai dati, se letto con attenzione, potrebbe raccontare una storia che vale la pena conoscere prima che la raccontino tutti gli altri.

Il contesto britannico

Il comparto dei titoli di Stato del Regno Unito, il mercato dei Gilt, sta attraversando quella che potrebbe essere descritta come una fase di profonda ristrutturazione dei prezzi e dei premi al rischio. Questa fase sarebbe innescata da una convergenza tra l’instabilità politica interna e persistenti shock d’offerta macroeconomici di scala globale.

Le dimissioni del Primo Ministro Keir Starmer, annunciate il 22 giugno 2026, hanno formalizzato una transizione di leadership che si preannunciava da tempo, arrivata dopo le pesanti sconfitte subite dal Partito Laburista alle elezioni locali di maggio e la successiva vittoria suppletiva di Andy Burnham nel collegio di Makerfield il 18 giugno 2026. Sebbene la reazione immediata dei mercati sia apparsa superficialmente contenuta, l’evoluzione successiva potrebbe suggerire che permanga un significativo premio di instabilità che condiziona la curva dei rendimenti britannica.

I numeri, da soli, raccontano una storia che difficilmente può passare inosservata. Il deficit pubblico del Regno Unito si attesterebbe in area 5% del PIL, mentre il debito lordo avrebbe ormai superato la soglia psicologica del 100% del PIL, attestandosi sopra i 3.000 miliardi di sterline. Nella prima metà del 2026, l’interruzione dei flussi marittimi nello Stretto di Hormuz, legata alla guerra in Iran, avrebbe generato un forte shock sui prezzi energetici, spingendo l’inflazione britannica fino al 3,3% a marzo. Una dinamica che avrebbe costretto la Banca d’Inghilterra a interrompere il ciclo di allentamento monetario che era stato programmato in precedenza.

Perché questo riguarda anche l’Italia

Questo scenario di ridefinizione del rischio sovrano oltre Manica potrebbe riflettersi, almeno indirettamente, sulle dinamiche dei mercati obbligazionari dell’eurozona. E qui arriva il punto che dovrebbe interessarti davvero se hai BTP in portafoglio, o se stai pensando di entrarci.

Nel corso del 2026, il mercato dei BTP sembrerebbe attraversare una fase di consolidamento e convergenza dei rendimenti che, vista nel confronto con la situazione britannica, potrebbe assumere un significato particolare. L’Italia e il mercato del BTP si starebbero posizionando come fattori di inattesa convergenza e resilienza, beneficiando di un supporto della domanda domestica e di un miglioramento relativo rispetto ad altri emittenti dell’area euro, a partire dalla Francia.

Lo spreadtra BTP e Bund si sarebbe stabilizzato in un corridoio compreso tra i 70 e i 72 punti base a fine giugno. Il rendimento nominale del decennale italiano si collocherebbe intorno al 3,63% 3,68%, mostrando un andamento decisamente più stabile rispetto ai titoli britannici equivalenti.
Enel paga il dividendo a luglio. Il 5-6% di yield fa gola, ma 57 miliardi di debito cambiano tutto il calcolo

Una delle determinanti principali di questa apparente sovraperformance potrebbe risiedere nel miglioramento complessivo del merito creditizio italiano, culminato nell’innalzamento del rating sovrano ad A (Low) con trend stabile da parte di Morningstar DBRS a fine 2025. Questo nonostante il rapporto debito/PIL sia stimato in aumento temporaneo al 137,8% nel 2026.

Questo quadro potrebbe quindi rendere più interessanti le obbligazioni europee periferiche come quelle italiane, percepite come meno sicure ma potenzialmente più redditizie, in uno scenario di compressione progressiva dello spread che tipicamente favorisce la domanda di BTP, domanda che già oggi sembrerebbe sostenuta.

Non va sottovalutato un dettaglio tecnico fondamentale: l’Italia dovrà gestire nel 2026 un programma di rifinanziamento di circa 400 miliardi di euro di titoli di Stato, di cui 135 miliardi concentrati nel solo primo trimestre. La capacità di affrontare questa mole di scadenze sarebbe strettamente connessa alla stabilità della domanda domestica, quella stessa domanda che oggi appare come l’argine principale contro eventuali turbolenze importate da fuori.

Cosa potrebbe significare per chi investe in BTP

Se questa lettura dovesse confermarsi nelle prossime settimane, l’instabilità britannica potrebbe trasformarsi, paradossalmente, in un fattore di sostegno indiretto per i titoli di Stato italiani, secondo una logica già vista in passato con altri episodi di tensione politica europea. Non si tratta di una certezza, ma di uno scenario che merita di essere monitorato con attenzione, soprattutto da chi ha già un’esposizione significativa sul debito italiano.

È comunque utile ricordare che i mercati obbligazionari restano soggetti a numerose variabili che possono cambiare rapidamente direzione. Quello che oggi appare come un vantaggio relativo per l’Italia potrebbe non essere permanente, e ogni decisione di investimento dovrebbe sempre tenere conto del proprio profilo di rischio personale, prima ancora che delle dinamiche di mercato del momento.

Continueremo a monitorare l’evoluzione di questo scenario, perché le prossime settimane potrebbero davvero dirci molto su come si stanno ridisegnando gli equilibri obbligazionari in Europa.

Argomenti

# Btp
# Gilt