Ho iniziato a scrivere sull’oro, raccomandandone l’acquisto, in un primo articolo del 13 dicembre 2023 proprio su queste pagine di Money.it. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti - esattamente altri sei articoli, tutti rialzisti sull’oro - e un rialzo del prezzo dell’oro da 2.060 dollari oncia a quasi 3.400 dollari oncia di oggi.
È il caso di iniziare a vendere? No. Forse il rally dell’oro è appena iniziato - in un’ottica di lungo periodo - e vi spiego perché.
Gli investitori privati non sono i soli responsabili della corsa dell’oro degli ultimi 2 anni. E nemmeno gli investitori istituzionali privati come gli hedge funds e i pension funds. Le banche centrali sono diventate la vera forza trainante dietro il mercato rialzista dell’oro e, sebbene la reale portata dei loro acquisti rimanga avvolta nel mistero, nessuno si aspetta che queste si fermino nell’immediato futuro.
A livello globale, si dice che esse da sole accumulano circa 80 tonnellate metriche di oro al mese, per un valore di circa 8,5 miliardi di dollari (ai prezzi attuali). Così stimano gli analisti di Goldman Sachs. Ma è difficile conoscere con precisione questi dati: infatti la maggior parte degli acquisti avviene in segreto, anche se i dati commerciali indicano che la Cina è responsabile di gran parte degli acquisti, insieme ad altri compratori “istituzionali” non identificati.
Complessivamente, banche centrali e fondi sovrani stanno assorbendo dalla disponibilità dei mercati una quantità che oscilla attorno a 1.000 tonnellate all’anno, almeno un quarto della produzione mineraria annuale, e questo secondo il World Gold Council.
In un sondaggio HSBC di gennaio 2025 su 72 banche centrali, più di un terzo di esse prevedeva di aumentare gli acquisti nel 2025, mentre nessuna aveva intenzione di vendere.
Lo scopo principale degli acquisti sembra essere stato quello di protezione. L’oro ha spesso svolto il ruolo di bene rifugio durante periodi di tensioni geopolitiche.
E poi è arrivato Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo me il “disagio Trump” è un altro fattore di crescita del prezzo dell’oro.
Sebbene l’ondata di acquisti sia iniziata prima che Trump scatenasse una guerra commerciale globale, la corsa dell’oro dopo il 20 gennaio 2025 evidenzia la crescente preoccupazione di alcuni Paesi per un’eccessiva esposizione al dollaro USA, la valuta di riserva dominante nel mondo (vedi il mio ultimo articolo sul dollaro del 22 maggio: Con Trump arriva l’inizio del super-Euro e la fine del super-Dollaro. Basta solo approfittarne).
A quanto pare, nel 2025 nessuna banca centrale e nemmeno alcun fondo sovrano sono venditori. O sono compratori oppure sono in stand by.
La Banca Nazionale del Kazakistan, ad esempio, è stata uno dei maggiori venditori di oro lo scorso anno, ma quest’anno è diventata un’acquirente netto e intende continuare ad aumentare le riserve, secondo le dichiarazioni del governatore Timur Suleimenov.
«L’oro è solitamente considerato una risorsa assicurativa, ma in questo caso – considerando tutto il panico, i dazi e la ricostruzione del commercio globale – non è un cattivo investimento»,
ha affermato.
Per Goldman Sachs, la convinzione che gli acquisti delle banche centrali continueranno a comprare è il motivo principale per cui si mantiene la previsione di fine anno a 3.700 dollari l’oncia.
L’oro viene scambiato oggi 5 giugno a 3.364 dollari circa ed è sempre più vicino al picco di aprile a 3.500 dollari.
IL TREND RIALZISTA DELL’ORO APPARE INARRESTABILE
FONTE: BLOOMBERG
Una delle banche centrali più attive sull’oro è sicuramente quella cinese.
Una considerazione che mi spinge a spiegare il rally di acquisti della Banca Centrale Cinese è stata la “punizione” nei confronti di Putin per aver invaso l’Ucraina nel 2022.
Mi spiego meglio.
Il ritmo degli acquisti cinesi - secondo il World Gold Council - è raddoppiato dopo che gli USA e i loro alleati hanno congelato le riserve valutarie russe nel 2022, a seguito dell’invasione su larga scala dell’Ucraina.
Ciò ha spinto molte banche centrali a considerare una diversificazione dei propri asset, oltre al fatto che la Cina (nel sospetto che stessa sorte potrebbe accadere alle proprie riserve valutarie dislocate all’estero in caso essa invadesse Taiwan) sta acquistando oro da detenere nei propri confini, per difendersi da ritorsioni internazionali future. È solo una mia illazione, non ci sono documenti a riguardo, e a ciò aggiungiamo che è stata anche la guerra commerciale iniziata da Trump a spingere la Cina a uscire dai Treasury e a investire in oro, e questo spiega il rally del 2025 del metallo giallo.
E poi c’è la causale “difesa dall’inflazione” a spiegare il rally dell’oro.
Quindi è mia opinione che i timori di futura inflazione, la fuga dal dollaro e dai Treasury e il rischio geo-politico delle riserve in divisa (cioè le speculazioni su un possibile trattamento meno favorevole da parte del governo americano verso i creditori esteri in riserve in dollari depositate in USA) abbiano ulteriormente aumentato l’attrattiva dell’oro per le banche centrali mondiali.
E spesso le banche centrali ne parlano apertamente: «L’oro è l’asset di riserva più sicuro», ha affermato Adam Glapinski, governatore della Banca Nazionale di Polonia, tra i maggiori acquirenti negli ultimi anni. «È libero da legami diretti con la politica economica di qualsiasi Paese, resistente alle crisi e mantiene il suo valore reale nel lungo termine». Più chiaro di così...
Le cifre più utilizzate per misurare gli acquisti di banche centrali e fondi sovrani sono quelle raccolte per conto del World Gold Council, un’organizzazione che rappresenta i produttori d’oro (qui il sito ufficiale della organizzazione: World Gold Council, di seguito potete trovare informazioni sulla attività delle banche centrali in oro, sempre secondo il W.G.C.: Gold Price Performance & Data e infine un’interessante ricerca sui trend futuri dell’oro che ho utlizzato per scrivere questo articolo: Gold Demand Trends: Q1 2025).
Il W.G.C. combina dati pubblici, statistiche commerciali e ricerche sul campo. Ma anche la ricerca del W.G.C. è dichiaratamente insufficiente.
Nel 2024, solo circa un terzo degli acquisti rilevati è stato reso pubblico. Molte banche centrali informano il Fondo Monetario Internazionale quando acquistano oro per integrare le proprie riserve valutarie, ma altre sono più riservate. Molti fondi sovrani inoltre non dicono proprio nulla e mantengono private le proprie quote di oro nei loro portafogli.
Per esempio, gli acquisti dichiarati dalla Banca Popolare Cinese (PBOC) sono spesso considerati obsoleti o incompleti dal W.G.C. e dagli operatori di mercato. Figuratevi che nel 2015 la PBOC aveva annunciato un aumento di 600 tonnellate nelle riserve d’oro, sorprendendo i mercati dopo sei anni di silenzio assoluto sugli acquisti di oro. Nessuno se lo aspettava. Così, da quel momento, il mercato ha speculato che gli acquisti netti reali della Cina siano molto maggiori rispetto ai dati ufficiali.
Oltre alla reticenza sugli acquisti in oro, anche la gestione delle riserve di oro da parte della Cina è alquanto opaca.
La PBOC possiede solo una parte delle riserve valutarie totali cinesi e le tiene come attività nel proprio bilancio. Ma anche l’Amministrazione Statale per il Cambio Estero (SAFE), un ufficio situato al piano di sotto dove è situata la PBOC, proprio nel palazzo dove ha sede la PBOC, gestisce quotidianamente queste riserve. La SAFE non ha mai rilasciato dichiarazioni, i suoi funzionari non concedono interviste e quindi non hanno mai risposto alle richieste di commento sulla domanda cinese di oro.
Una ragione per cui l’intera entità degli acquisti potrebbe non apparire nelle riserve della PBOC è che potrebbero essere detenuti nel bilancio di un altro ente ufficiale, sempre cinese, e sempre nel territorio cinese.
Per quel che ne sappiamo la Cina detiene in oro – per il solo canale della sua Banca Centrale – solo il 6% del totale delle sue riserve, ed è troppo poco rispetto a circa 75% di USA, Germania, Francia e Italia (per l’Italia vedi qui i numeri reali: Banca d’Italia - Base dati statistica). Quindi la Cina ha molte più riserve in oro rispetto alle altre tipologie di riserve ufficiali (i Diritti Speciali di prelievo e le altre valute internazionali), solo che non lo dice.
Per alcuni banchieri centrali, il congelamento delle riserve valutarie russe ha dimostrato come il dollaro possa essere usato come arma, con l’accesso al sistema finanziario bloccato su richiesta degli USA, e di qui la necessità di una risorsa alternativa: bisogna aumentare la quota di oro fra le altre riserve valutarie, questo è l’attuale diktat dei governatori delle banche centrali.
La maggior parte delle riserve russe congelate è detenuta presso la clearing house Euroclear in Belgio, e alcuni leader della NATO spingono ora per il loro sequestro a sostegno dell’Ucraina. L’oro, quando è invece conservato internamente, non può essere toccato.
Indipendentemente da cosa accadrà agli asset russi in caso di un futuro accordo di pace, è stato stabilito un precedente. La valutazione del rischio per i gestori di riserve valutarie delle banche centrali è cambiato.
Insomma, il succo dell’articolo è questo: non vendete gli ETC in oro, il rally può continuare.
Anche perché l’effetto Trump di indebolimento del dollaro e dei Treasury aiuta il processo di diversificazione internazionale verso l’oro.
A causa delle minacce alla autonomia della Federal Reserve che Trump effettua a più riprese, che debilitano la forza del dollaro come bene rifugio, la quota del dollaro nelle riserve globali probabilmente continuerà a diminuire, forse più rapidamente rispetto agli ultimi anni, man mano che le banche centrali diversificano in altre valute e in oro.
Con una continuazione del rally del metallo giallo. Statene sicuri.
Come approfittarne?
Per investire in oro esistono degli ETC, exchange traded commodities quotati nella borsa italiana e facilmente acquistabili.
Ne segnalo alcuni :
1. iShares Physical Gold ETC ISIN IE00B4ND3602 Ticker PPFB
Il prodotto replica il prezzo a pronti dell’oro in dollari statunitensi. Non c’è copertura dal rischio di cambio.L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,12% annuo. Il iShares Physical Gold ETC è l’ETC più grande che replica l’indice Gold. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso. L’ETC iShares Physical Gold ETC è un ETC di dimensioni molto grandi con un patrimonio gestito pari a 20.075 mln di Euro.
2. Invesco Physical Gold EUR Hedged ETC ISIN XS2183935274 Ticker SGLE
Il prodotto replica il prezzo a pronti dell’oro in dollari statunitensi. C’è la Copertura valutaria del rischio di cambio in Euro (EUR).L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,34% annuo. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso.L’ETC Invesco Physical Gold EUR Hedged ETC è un ETC di grandi dimensioni con un patrimonio gestito pari a 541 mln di Euro.
3. Xtrackers IE Physical Gold EUR Hedged ETC ISIN DE000A2T5DZ1 Ticker XGDE
Il prodotto replica il prezzo a pronti dell’oro in dollari statunitensi.C’è la Copertura valutaria del rischio di cambio in Euro (EUR). L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,28% annuo. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso. L’ETC Xtrackers IE Physical Gold EUR Hedged ETC Securities è un ETC di grandi dimensioni con un patrimonio gestito pari a 894 mln di Euro.
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