La complessa eredità di Papa Francesco

Guido Salerno Aletta

22/04/2025

Papa Francesco ha plasmato un pontificato rivoluzionario, affrontando temi globali e controversi, dalle relazioni con la Cina alle battaglie contro gli abusi, con un’impronta di dialogo e cambiamento.

La complessa eredità di Papa Francesco

E’ un lascito assai più pesante di quello dei suoi quattro predecessori, quello di Papa Francesco.

Nell’ordine di tempo, Giovanni XXIII e Paolo VI erano stati sostanzialmente assorbiti dalle problematiche interne alla Chiesa che avevano caratterizzato il Concilio Vaticano II e dalle tensioni rimaste latenti, che riguardavano essenzialmente il passaggio da un assetto tradizionale, accentrato nella Curia e soprattutto ordinato gerarchicamente, ad uno caratterizzato dalla dimensione policentrica, focalizzata sul Popolo di Dio ed aperta alle peculiarità delle Conferenze episcopali nazionali.

Di Paolo VI, che visse nell’epoca del femminismo e della liberazione sessuale, VI vanno ricordate in particolare le preoccupazioni legate alla necessità di lasciare alla procreazione il ruolo di espressione tangibile del progetto divino ed il contrasto manifestato nei confronti dei metodi artificiali di prevenzione della gravidanza: con l’Enciclica Humanae Vitae, l’interruzione volontaria della gravidanza e la depenalizzazione dell’aborto si profilavano come una duplice sfida portata all’ordine naturale ed al progetto divino. Una questione rimasta centrale, quest’ultima, anche per Papa Francesco.

Dopo la brevissima parentesi di Giovanni Paolo I, due Papi profondamente geopolitici si sono succeduti.
Giovanni Paolo II fu il Papa Polacco che si attribuí come missione storica quella della liberazione dell’Europa dalla repressione religiosa ed umana esercitata con violenza inaudita da parte del Comunismo ed il conseguente ritorno della Russia al Cristianesimo. Due obiettivi coronati infine da successo, dopo essere miracolosamente sopravvissuto all’attentato mortale da parte di Alí Agca: la mano della Madonna, disse Wojtyla, lo aveva protetto deviando il proiettile che gli era stato sparato.
Benedetto XVI fu il Papa Tedesco, il teologo che nel contesto dell’intensificarsi della presenza islamica in Europa e soprattutto nella sua Germania, volle riaffermare la superiorità storica e morale del Cristianesimo, per aver conciliato Fede e Ragione. A Papa Ratzinger fu fatale il Discorso di Ratisbona, che si poneva in rotta di collisione rispetto alla contestuale strategia geopolitica americana che si veniva delineando con la Presidenza di Barak Obama, che aveva manifestato la necessità di un “Nuovo Inizio” nei confronti dell’Islam.

Papa Francesco, il Papa Argentino, venne eletto nel frangente più complesso e drammatico per la Chiesa, scossa dalle dimissioni di Benedetto, rappresentando la Chiesa del Popolo di Dio, e non quella la Curia: la stessa scelta di vivere in Vaticano nel complesso di Santa Marta senza occupare gli sfarzosi Appartamenti pontifici fu il primo segno di una povertà ostentata, al di là del richiamo nominalistico al Poverello di Assisi che tanti ed intensi rapporti ebbe con l’Islam quanti ed intensi contrasti ebbe col Papato di Roma.

Sul piano delle relazioni internazionali, Papa Francesco ha formalizzato le intese con la Cina, superando lo spinoso contrasto sui poteri di nomina dei vescovi che aveva rappresentato in passato una insuperabile pietra d’inciampo: il Partito Comunista ha sempre visto nella religione cattolica un positivo fattore di stabilizzazione sociale, coerente con la tradizionale visione confuciana, ma anche un strumento organizzativo che, attraverso la strutturazione di una Chiesa nazionale, mette potenzialmente in pericolo il monopolio del suo potere. Finalmente, con Papa Francesco, la Chiesa cattolica ha dimostrato che non intende essere un contro-potere sociale in Cina, accettando come sempre è accaduto in Occidente un vaglio politico delle nomine ecclesiastiche: con questa garanzia, la libertà religiosa dei Cristiani è stata accettata.

Sui temi della sessualità, il poliedro costruito da Papa Francesco è assai complesso. Per un verso, infatti, la omosessualità “in sé e per sé” non solo non rappresenta un peccato oppure una devianza sul piano morale, ma non implica neppure la formulazione di un giudizio di merito. Francesco disse infatti una volta: “Chi sono io, per poter giudicare?”. Mentre è stata combattuta con durezza la piaga degli abusi sessuali nei confronti dei minori da parte del Clero, la diffusione della omosessualità all’interno della Chiesa e soprattutto nei Seminari è stata considerata un fenomeno da combattere con decisione: crea condizioni di subalternità umana e relazioni indicibili di potere che Francesco ha definito come “sporcizia”.
Per Papa Francesco, la questione dell’aborto ha avuto implicazioni soprattutto politiche: si è messo in duro contrasto con i Democratici americani che invece sono favorevoli, mantenendo una relazione ambigua nei confronti dell’allora Presidente Joe Biden, cattolico ed anche lui abortista, che fu ammesso comunque al Sacramento della Comunione.

Ma è sul piano della visione del mondo e dei rapporti economici e sociali, che Papa Francesco è stato rivoluzionario con l’Enciclica “Fratelli tutti” del 3 ottobre 2020. Il titolo stesso rappresenta un passo in avanti nei confronti dei non Credenti, per cui è stato abbandonato il termine consueto ma da costoro non accettato di “Figli di Dio”. Non solo: il constatato sfruttamento rapace della Terra e delle sue risorse da parte degli Uomini, che mette a rischio gli equilibri naturali e la sopravvivenza sul Pianeta, è un oltraggio che va fermato. E’ in questo ripudio che si rinviene la solidarietà indispensabile tra i Popoli fratelli e la compartecipazione ad un unico e indivisibile destino: è questa la fine dell’Umanesimo, quello della centralità e della superiorità dell’Uomo rispetto alla Natura, nei cui confronti ci deve essere una sorta di profondo ed irrinunciabile rispetto. La deriva verso il panteismo, verso il sacro rinvenuto dovunque nella Natura, verso il Cantico delle Creature, è pericolosamente latente: anche questa è una diffrazione, come quella della luce bianca che attraversa il prisma.

Papa Francesco è stato il primo a parlare di una nuova “Guerra mondiale a pezzi”, evocata sin dai tempi del conflitto in Siria in cui combattevano miliziani armati da terze potenze ed eserciti stranieri sotto false identità. Alla estrema prudenza manifestata al riguardo della guerra in Ucraina, avendo contestato alla Nato di essere “andata ad abbaiare alle porte della Russia senza capire che i russi sono imperiali e temono l’insicurezza ai confini”, ha corrisposto una decisa condanna della reazione violenta con cui Tel Aviv ha risposto agli attacchi terroristici di Hamas del 7 Ottobre devastando Gaza, arrivando ad un sostanziale genocidio della popolazione palestinese. Una presa di posizione che è stata stigmatizzata dal Rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo di Segni, avendo alimentato l’ostilità anti-israeliana.

Davvero una eredità pesante e complessa, quella che Papa Francesco ha lascia alla Chiesa ed al mondo.

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