Quali sono le prossime mosse economiche della Cina? Le Due Sessioni, da poco terminate, ci aiutano a comprendere le traiettorie imboccate da Pechino. I documenti diffusi dalla leadership del Partito Comunista Cinese lasciano intendere, intanto, che il gigante asiatico intende spendere più di un miliardo di dollari per rafforzare la produzione e la tecnologia del Paese, nel tentativo di rimanere competitiva a livello globale. Allo stesso tempo sono stati divulgati pochissimi dettagli in merito a eventuali sostegni per il mercato immobiliare in grave difficoltà.
Il sostegno all’industria, dunque, è chiaramente al primo posto nella lista delle priorità di Xi Jinping per il 2024. Lo dimostra, nero su bianco, il contenuto di un report diffuso dal ministero delle Finanze, secondo cui il governo centrale stanzierà circa 1,45 miliardi di dollari (10,4 miliardi di yuan) “per ricostruire le basi industriali e promuovere lo sviluppo di alta qualità del settore manifatturiero”. Anche se questo valore è in calo rispetto ai 13,3 miliardi di yuan stanziati per la stessa categoria l’anno scorso, ha fatto notare Cnbc, il settore nel complesso ha guadagnato maggiore importanza.
E il tanto agognato settore immobiliare? Lasciato a se stesso o quasi. “A differenza di altre economie che hanno attraversato un aggiustamento straziante nel loro mercato immobiliare, il tasso di investimento della Cina non sta diminuendo. Invece, [le spese in conto capitale] si stanno spostando verso le infrastrutture e, soprattutto, verso il settore manifatturiero”, ha evidenziato il capo economista asiatico di HSBC, Frederic Neumann, il suo team.
Cosa significa tutto questo? È ancora presto per dirlo, anche se la tendenza di base coincide con la volontà di supportare il manifatturiero ancor più del resto. Immobiliare compreso.
Manifatturiero o immobiliare?
Alla fine del 2023 gli analisti di UBS hanno stimato che il settore immobiliare cinese potesse rappresentare circa il 22% dell’economia del Paese. A partire dal 2020 le vendite immobiliari sono crollate, complice la decisione del governo di inasprire alcune regole per stabilizzare un mercato che rischiava di finire fuori controllo. L’intervento di Pechino ha comunque generato un terremoto non da poco, con diversi colossi a corto di liquidità e impossibilitati a completare progetti in parte già venduti.
Ebbene, tornando al presente, “il sostegno alla modernizzazione del sistema industriale” si trova al primo posto nel citato rapporto del ministero delle Finanze, seguito dalla necessità di “sostenere l’attuazione della strategia di rinvigorire la Cina attraverso la scienza e l’istruzione”. Nell’ambito di questa seconda priorità, il ministero delle Finanze ha dichiarato che stanzierà 31,3 miliardi di yuan per migliorare l’istruzione professionale.
In definitiva, lo sviluppo tecnologico e industriale ha ricevuto grande attenzione, soprattutto alla luce del nuovo concetto politico di “nuove forze produttive”. E, di nuovo, l’immobiliare? Secondo Business Insider, la crisi del debito immobiliare cinese, la stessa che ha già abbattuto il colosso immobiliare Evergrande, ora in fase di liquidazione, potrebbe ulteriormente peggiorare.
Le preoccupazioni sono adesso concentrate su Vanke, il secondo più grande costruttore del Paese per vendite lo scorso anno. Gli investitori hanno abbandonato le azioni e le obbligazioni della società dopo le notizie secondo cui l’azienda stava cercando di estendere la scadenza del suo debito con gli assicuratori (un’indicazione sulla sua crisi di liquidità).
Nodo da sciogliere
Reuters ha fatto sapere che Pechino avrebbe chiesto alle banche di aumentare i finanziamenti per Vanke e invitato i creditori a prolungare la scadenza del debito. L’intervento delle autorità sottolinea quanto sia importante questa enorme azienda immobiliare per l’economia cinese, che nel 2023 ha venduto 52,2 miliardi di dollari di beni immobili.
In ogni caso, la mossa del governo cinese è arrivata pochi giorni dopo che il ministro cinese per l’Edilizia abitativa e lo Sviluppo urbano-rurale, Ni Hong, aveva affermato che il Paese non avrebbe salvato i promotori immobiliari in difficoltà. Vanke, tuttavia, è diversa, perché qualsiasi default da parte della società minerebbe la fiducia negli sviluppatori di proprietà statale.
Intanto, secondo i calcoli del Wall Street Journal basati sui dati del National Bureau of Statistics, i prezzi delle nuove case nelle 70 principali città cinesi sono scesi dello 0,36% su base mensile a febbraio, rispetto al calo dello 0,37% registrato a gennaio.