La Cina nell’Artico: quali sono gli interessi del Dragone nel profondo nord

Federico Giuliani

16/02/2025

Gli Stati Uniti vogliono contrastare la Cina nell’Artico, in particolare impedendole di ottenere un ipotetico punto d’appoggio in Groenlandia.

La Cina nell’Artico: quali sono gli interessi del Dragone nel profondo nord

L’Artico è diventato improvvisamente affollato.

Nessuno, o solo pochi addetti ai lavori, prima della rielezione di Donald Trump era impegnato ad analizzare i movimenti delle grandi potenze in questa regione tanto poco accogliente quanto strategica.

Poi, quando il presidente degli Stati Uniti ha espresso la volontà di voler acquistare la Groenlandia, ecco che tutti hanno cercato di capire cosa ci fosse dietro la “sparata” del tycoon.

A quel punto è apparso chiaro come Trump volesse indirettamente lanciare una sfida ghiacciata alla Cina, ben presente nei pressi del Polo Nord in coabitazione con il partner russo. Anzi: nel corso degli ultimi anni, mentre l’opinione pubblica globale guardava alla guerra in Ucraina e alle crescenti tensioni in Medio Oriente, Xi Jinping e Vladimir Putin si accordavano per come integrare, a colpi di investimenti, la Via della Seta Polare, ramo della Nuova Via della Seta cinese dedicato all’Artico, alla rotta artica del Cremlino.

La svolta è arrivata nel 2023, quando è stato ufficialmente lanciato un corridoio di spedizione sino-russo lungo le rotte marittime artiche, riducendo notevolmente la distanza e il tempo necessari per trasportare le merci dai porti settentrionali della Russia alla Cina. In quell’anno 80 viaggi - contando navi cargo, navi da crociera e petroliere - hanno raggiunto i porti cinesi tramite la via d’acqua artica. Con questi sviluppi, Pechino ha così consolidato il suo status autoproclamato di «Paese vicino all’Artico».

C’è un Dragone nell’Artico

La Cina ha perseguito nell’Artico il diritto alla ricerca scientifica, alla navigazione, al sorvolo, alla pesca, alla posa di cavi e condotte sottomarine, nonché all’esplorazione e allo sfruttamento delle risorse. In generale, il dossier artico è sempre stato gestito in maniera congiunta dalle otto nazioni circumpolari. Tuttavia, nel 2022 Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia e Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta annunciando la sospensione della loro cooperazione con la Russia all’interno del Consiglio Artico, lasciando Mosca alla ricerca di nuovi partner per sviluppare la regione. È qui che è entrata in campo la Cina.

Il suo ruolo? Fondamentale, per esempio, nell’ambito del progetto russo Arctic LNG 2, la seconda grande iniziativa di gas onshore nella penisola di Gydan. Ma perché la Repubblica Popolare Cinese è interessata a questa regione? “La minaccia non dovrebbe essere gonfiata. Ma allo stesso tempo, i cinesi hanno la chiara intenzione di non essere esclusi dagli sviluppi artici man mano che la regione diventa più accessibile. Le vere domande sono: quanto ruolo vogliono avere e cosa significa per una nazione artica come gli Stati Uniti?”, ha spiegato Stephanie Pezard, analista del think tank RAND e specializzata in sicurezza artica.

Gli Stati, nell’Artico come nel resto del mondo, vedono la Cina come una forza potenzialmente destabilizzante, nonché come un attore pronto ad usare il potere economico e militare per cercare di piegare l’ordine globale a proprio piacimento. Con premesse del genere le tensioni non possono che aumentare.

Capitolo Groenlandia

Gli Stati Uniti vogliono contrastare la Cina nell’Artico, in particolare impedendole di ottenere un ipotetico punto d’appoggio in Groenlandia. Trump ha più volte dichiarato di aver visto navi cinesi e russe «ovunque», anche se l’influenza di Pechino nella stessa Groenlandia è calato notevolmente rispetto agli ultimi anni.

Nel 2016, ad esempio, una società con sede a Hong Kong aveva mostrato interesse nell’acquisire una base navale danese dismessa, mentre nel 2018 una società statale del Dragone aveva messo sul tavolo un’offerta per modernizzare le piste degli aeroporti groenlandesi. Entrambe le iniziative sarebbero state bloccate. Certo, varie aziende cinesi sono state coinvolte in progetti di esplorazione mineraria anche se molte di loro, oggi, hanno perso interesse, o il governo groenlandese ha tagliato i ponti.

L’esempio più notevole coincide con il progetto di esplorazione delle terre rare di Kvanefjeld, nel quale la società cinese Shenghe Resources aveva acquisito una quota. Questo progetto è stato sospeso a causa di preoccupazioni ambientali e ci sono poche prospettive di ripresa nei prossimi anni. L’attenzione di Trump sulla Groenlandia e l’Artico resta comunque altissima. Indipendentemente dalla Cina...