L’invasione russa dell’Ucraina ha accelerato la spesa per la difesa in Europa, ma budget più elevati da soli non creeranno una postura militare europea più forte senza una profonda integrazione industriale e acquisti comuni. Secondo le stime della NATO, gli alleati europei e il Canada hanno speso più di 500 miliardi di dollari per la difesa nel 2024, una cifra che è aumentata significativamente dall’inizio della guerra in Ucraina. Mentre nel 2024 l’UE ha stanziato 300 milioni di euro per cinque progetti congiunti di approvvigionamento della difesa, segno che Bruxelles cerca di trasformare il coordinamento in pratica piuttosto che in retorica, questa cifra resta comunque bassa rispetto alla spesa militare altrove.
Tuttavia, nonostante questa spesa, l’Europa fatica ancora ad agire come una potenza militare unificata. Il problema non è necessariamente la mancanza di denaro ma la mancanza di integrazione. Il mercato della difesa europeo rimane frammentato: gli Stati membri comprano ancora separatamente, seguono regole nazionali differenti e spesso proteggono i fornitori domestici, il che mantiene la produzione di piccole dimensioni, duplicata e costosa.
Questa frammentazione genera inefficienze e duplicazioni, rendendo più difficile e costoso equipaggiare le forze armate europee. La guerra in Ucraina ha messo in luce queste debolezze, evidenziando carenze di munizioni e rivelando i limiti della capacità produttiva europea nel settore della difesa.
Perché Bruxelles vuole un’industria della difesa europea
La spinta verso un’industria della difesa europea più forte è guidata da motivazioni che vanno oltre le considerazioni militari. Per Bruxelles, la difesa è sempre più diventata una questione di sicurezza economica e competitività industriale. I responsabili politici europei sostengono che il continente non può rimanere fortemente dipendente da fornitori esterni per capacità difensive critiche. La guerra in Ucraina e le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali hanno rafforzato l’idea che le industrie strategiche richiedano maggiore resilienza e autonomia.
Oltre a contribuire storicamente a importanti sviluppi tecnologici che poi hanno trovato applicazioni civili, un’industria della difesa più forte può generare benefici economici che vanno oltre la sola sicurezza. Investimenti crescenti potrebbero sostenere occupazione altamente qualificata, rafforzare le catene di fornitura e migliorare la competitività tecnologica dell’Europa in un momento in cui il continente affronta una concorrenza crescente sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina.
Gli ostacoli: interessi nazionali e divisioni politiche
Nonostante un impulso politico crescente, costruire una industria della difesa europea rimane estremamente difficile. I principali ostacoli sono di natura politica più che finanziaria.
La difesa è una delle aree della sovranità nazionale più sensibili. I governi spesso preferiscono sostenere i produttori nazionali, sia per ragioni economiche sia perché la produzione per la difesa è strettamente legata agli interessi di sicurezza nazionale. Di conseguenza, gli Stati membri continuano a perseguire strategie di approvvigionamento nazionali che possono entrare in conflitto con obiettivi europei più ampi. Nonostante ciò, l’Europa ha già esempi di cooperazione industriale transfrontaliera, ma questi restano l’eccezione piuttosto che la regola negli appalti e nella produzione della difesa.
Diverse culture strategiche complicano ulteriormente la cooperazione. I paesi dell’Europa orientale percepiscono generalmente la Russia come una minaccia di sicurezza immediata e hanno sostenuto con forza l’aumento della spesa per la difesa. Altri Stati membri hanno tradizionalmente adottato priorità strategiche differenti e si sono mostrati più cauti riguardo all’integrazione della difesa.
I rapporti con gli Stati Uniti rappresentano un’altra fonte di divisione. Sebbene i leader europei parlino sempre più spesso di «autonomia strategica», molti governi continuano a considerare la NATO e gli Stati Uniti partner di sicurezza indispensabili. Diversi Paesi europei hanno recentemente acquistato equipaggiamenti militari americani, a dimostrazione dell’attrazione dei sistemi di difesa statunitensi e delle difficoltà nel creare un mercato europeo veramente integrato.
Queste divisioni sollevano una questione importante: può l’Europa instaurare un’industria della difesa comune mentre gli Stati membri restano riluttanti a cedere il controllo su una delle funzioni fondamentali dello Stato moderno?
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Sebbene un’industria della difesa europea pienamente integrata rimanga un obiettivo lontano, si stanno registrando progressi significativi. Dal 2022 l’UE è passata dagli appelli generali alla cooperazione a strumenti specifici come EDIRPA, EDIS ed EDIP, tutti progettati per incentivare gli acquisti congiunti, ricostruire la capacità produttiva e rafforzare la competitività della base industriale della difesa europea.
Il Fondo europeo per la difesa cerca di promuovere la cooperazione tra imprese e governi, mentre iniziative recenti mirano ad ampliare la capacità produttiva, in particolare in settori come munizioni e sistemi missilistici. Anche l’ambiente politico più ampio è cambiato. La cooperazione in materia di difesa, una volta considerata politicamente difficile, è sempre più vista come una necessità strategica.
Se queste iniziative porteranno infine a una vera industria della difesa europea rimane incerto. L’Europa possiede le risorse finanziarie, le capacità tecnologiche e l’esperienza industriale necessarie per diventare un importante produttore di materia di difesa. Tuttavia, il successo del progetto dipenderà meno dalla capacità economica che dalla volontà politica. Costruire un’industria della difesa europea richiede non solo più spesa ma anche la volontà di coordinare gli approvvigionamenti, condividere le responsabilità industriali e accettare decisioni collettive più ampie.
Il dibattito sulla difesa europea riguarda quindi molto più delle armi e delle capacità militari. Concerne il futuro stesso dell’integrazione europea. In un contesto internazionale sempre più instabile, la domanda non è più se l’Europa abbia bisogno di capacità di difesa più forti. La vera domanda è se i governi europei siano disposti a costruirle insieme.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale. Titolo originale: Can the EU learn to defend itself? The quest for an EU defence industry