L’infettivologo Viale contro l’isolamento: «Lasciamo circolare il virus»

Chiara Esposito

09/07/2022

09/07/2022 - 20:02

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Come dovremmo affrontare Omicron 5 secondo il professore del Sant’Orsola di Bologna. Arriva la proposta di stop all’isolamento ospedaliero.

L'infettivologo Viale contro l'isolamento: «Lasciamo circolare il virus»

Il fronte della gestione pandemica è ancora una volta attraversato da contrasti. Anche a questo stadio gli esperti hanno pareri discordanti e si dividono sulla linea da adottare per tutelare la salute pubblica e la capacità del sistema sanitario nazionale.

La parte interventista non è molto nutrita ma c’è comunque chi, come il direttore delle Malattie infettive del Sant’Orsola di Bologna Pierluigi Viale, va controcorrente e sostiene che il virus si sia indebolito e vada lasciato circolare per evitare sovraccarichi futuri degli ospedali e delle strutture di cura.

Quello di Omicron 5, secondo il dottor Viale, non sarebbe più da considerarsi un «incubo mortale» e non andrebbe quindi trattato come tale neppure rispetto all’isolamento; il sistema della quarantena e isolamento andrebbe rivisto.

Le risposte date dall’esperto a Repubblica possono aiutarci a contestualizzare il suo pensiero e osservare la condizione attuale sotto una lente diversa.

«Di Omicron 5 non si muore»: la tesi di Viale

L’appello del professore sta destando così tante perplessità perché arriva proprio in corrispondenza di chiare evidenze d’impennata dell’indice Rt. I dati confermano che siamo nel pieno di una nuova ondata, con un picco previsto nella seconda metà di luglio; che senso ha quindi un appello a lasciar circolare il virus? Le motivazioni addotte sul caso dal dottor Viale hanno a che fare con la futura evoluzioni di questi numeri tanto rilanciati:

«Il virus sta infettando la popolazione senza creare casi gravi, ma noi nel giro di 15 giorni diventeremo matti a trovare posti letto per chi ha tutt’altro che il Covid. Dunque lasciamolo andare perché fortunatamente di questa variante di Covid non si muore: ormai è solo concausa di mortalità nelle persone fragili. Semmai, rischi perché non trovi posto in ospedale: è questo che vogliamo?».

Continuando su questa linea di pensiero Viale fa inoltre un bilancio sulle statistiche arrivando a criticare la stessa misura dell’isolamento:

«Bisogna accettare la realtà e arrivare a convivere con un virus che si è così bene adattato all’uomo che non se ne andrà più. Siamo oramai a un milione di casi al giorno, se consideriamo anche chi non dichiara di essere positivo, avremo due terzi dell’Italia infettata a fine mese e non ha più senso continuare a isolare la gente».

L’unica eccezione sarebbe quella degli immunodepressi a cui però il dottor Viale dedicherebbe in via esclusiva degli appositi reparti in caso di ricovero.

Sui ricoveri ospedalieri poi l’ottica del direttore è la seguente: non ha più senso dimettere i pazienti solo quando si sono negativizzati perché «nel frattempo occupano un posto utile ad altri». Un paziente che non ha bisogno di cure o sorveglianza andrebbe quindi lasciato in attesa di completa guarigione a casa. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche la direttrice del Sant’Orsola Chiara Gibertoni che propone di eliminare i tamponi ai pazienti asintomatici ricoverati. L’ultima parola però spetterà, come sempre, al Governo.

Cosa fare con la quarta dose

Sul tema vaccinazioni si tocca poi il tasto della quarta dose che, allo stato attuale, i report ci dicono stenti a decollare. Il dottor Viale è stato quindi interpellato sull’effettiva efficacia del vaccino. Dalle sue parole si evince forte supporto al prosieguo della campagna di immunizzazione:

«Bisogna vaccinarsi a più non posso perché una popolazione vaccinata non muore di Covid. Ma vale lo stesso concetto dell’antinfluenzale che ha una copertura del 40%: da vaccinato non muori e non vai in ospedale»

Ribadendo la necessità di procedere a un’ulteriore inoculazione, il professore tuttavia sottolinea la poca utilità dell’aggiornamento dei vaccini poiché la minaccia di nuove varianti permarrà invariata.

Che fine fanno tamponi e mascherina?

L’approccio di Viale è perciò fortemente preventivo e, in questo quadro ideologico che pian piano si va definendo, viene spontaneo chiedersi dove e come si posizionino le mascherine e i tamponi.

Su questi ultimi l’esperto si è espresso sottolineandone la validità «solo quando si è sintomatici», quando cioè «si ha un raffreddore o un’infezione alle vie respiratorie». Il professore rimarca poi l’equivalenza dei test antigenici effettuati in apposite strutture rispetto a quelli casalinghi fai da te.

La mascherina infine andrebbe indossata solo «da chi ha il raffreddore e altri sintomi respiratori, per proteggere gli altri».

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