Nel corso del 2024 l’India inizierà a gestire nuove centrali elettriche a carbone con una capacità combinata di 13,9 gigawatt (GW) in quello che si candida ad essere il più alto incremento annuale di questo tipo da almeno sei anni a questa parte.
L’annuncio è arrivato direttamente dal ministero dell’Energia di Nuova Delhi, mentre il governo guidato da Narendra Modi ha giustificato la mossa citando le preoccupazioni per la sicurezza energetica del Paese, intrappolato tra l’aumento della domanda di energia e le basse emissioni pro capite per difendere l’elevata dipendenza indiana dal carbone.
La produzione di energia del colosso asiatico nel 2023 è aumentata dell’11,3%, al ritmo più rapido dell’ultimo quinquennio (una velocità di quattro volte tanto). “Nei prossimi 18 mesi, è probabile che vengano messi in funzione circa 19.600 MW (megawatt di capacità)”, ha intanto fatto sapere lo stesso ministero in una nota, spiegando che 13,9 GW potrebbero entrare in funzione nei prossimi 12 mesi. Come ha sottolineato Reuters, inoltre, la produzione a carbone è aumentata del 14,7% nel corso dell’anno, superando la crescita della produzione di energia rinnovabile per la prima volta almeno dal 2019. Nel 2023 la produzione di energia verde è invece aumentata del 12,2%.
L’India tra il carbone e l’energia green
La nazione dell’Asia meridionale non ha raggiunto l’obiettivo di aggiungere 175 GW di capacità elettrica rinnovabile entro il 2022. Come se non bastasse, l’aumento di capacità a carbone previsto per il 2024 supererà l’aumento delle rinnovabili del 2023, pari a 13 GW. In tutto ciò il ministero dell’Energia ha previsto di aggiungere almeno 53,6 GW di capacità elettrica a carbone negli otto anni che termineranno nel marzo 2032, oltre ai 26,4 GW in costruzione.
Attualmente il carbone rappresenta oltre il 50% della capacità installata in India, pari a 428,3 GW. La costruzione di progetti a carbone ha in più subito notevoli ritardi. Tuttavia, Nuova Delhi ha avviato una revisione degli impianti la cui costruzione è stata bloccata per anni, cercando di risolvere i problemi legati alle attrezzature e all’acquisizione dei terreni.
Al netto di dati, numeri e percentuali, il sito The Economic Times spiega che l’approvvigionamento elettrico dell’India si è rivelato essere molto più agevole all’inizio del 2024 rispetto al 2023 o al 2022, visto che la produzione di carbone è aumentata e l’enorme dispiegamento di energie rinnovabili ha alleviato la pressione sulle scorte di carburante.
Dopo che un debole monsone ha ridotto la produzione idroelettrica e costretto il Paese a fare molto affidamento sulla produzione a carbone nell’estate e nell’autunno del 2023, le scorte di carburante sono scese a livelli criticamente bassi in ottobre, per poi riprendersi nei mesi di novembre, dicembre e gennaio, con volumi record di carbone estratto e spedito via ferrovia ai generatori negli ultimi tre mesi.
Le abbondanti scorte di carbone nelle centrali elettriche dovrebbero ridurre al minimo il rischio di blackout durante il difficile periodo primaverile, anche se le temperature previste per marzo e aprile potrebbero essere più calde del solito. Secondo i dati dell’Autorità Centrale per l’Elettricità indiana, i generatori stanno attualmente immagazzinando 38 milioni di tonnellate di carbone, rispetto alle 33 milioni di tonnellate rilevate nello stesso periodo nel 2023 e alle 25 milioni di tonnellate del 2022. Le scorte di carburante sono sufficienti a coprire quasi 14 giorni di fabbisogno minimo dei generatori, rispetto a 12 giorni nel 2023 e nove giorni nel 2022.
La priorità di Modi
Inutile girarci attorno: la priorità assoluta di Modi, tra le preoccupazioni climatiche e la sicurezza energetica dell’India, coincide con il secondo punto. Le miniere del Paese hanno non a caso aumentato la produzione di 106 milioni di tonnellate (12%) mentre il volume consegnato ai generatori è aumentato di 50 milioni di tonnellate (7%) nel 2023 rispetto al 2022. E ancora: il numero di treni di carbone spediti ai produttori di energia è stato in media di 279 al giorno nel dicembre 2023, un nuovo record mensile in aumento rispetto ai 269 al giorno di dicembre 2022.
Di conseguenza, le centrali elettriche a carbone sono state in grado di generare 11 miliardi di kilowattora in più (6%) nel periodo novembre-dicembre rispetto allo stesso periodo nel 2022, continuando ad accumulare carburante. Ricordiamo che il consumo di elettricità dell’India raggiunge il picco tra giugno e agosto, quando le temperature sono più calde e la domanda di aria condizionata e refrigerazione è maggiore. Ma il monsone estivo è anche il periodo in cui la produzione da fonti idroelettriche ed eoliche è maggiore, alleviando parte della pressione sulla rete di trasmissione elettrica. È per questo che le forniture di energia elettrica tendono ad essere più sollecitate a marzo e aprile, prima dell’arrivo del monsone, quando le temperature e l’aria condizionata iniziano ad aumentare ma la produzione rinnovabile è ancora bassa.
Lo stesso problema si verifica al contrario dopo i monsoni di settembre e ottobre, quando la produzione rinnovabile inizia a diminuire ma la domanda di aria condizionata è ancora elevata. Le stagioni intermedie pre e post monsoniche sono quindi quelle in cui le forniture di elettricità si trovano a fare i conti con una maggiore pressione e il sistema fa molto affidamento all’apporto extra di unità alimentate a carbone.
Certo è che il governo Modi prevede di raddoppiare la produzione di carbone entro il 2030 e di aggiungere 88 GW di centrali termoelettriche entro il 2032. C’è solo un piccolo particolare: la stragrande maggioranza di queste centrali sarà alimentata a carbone.