Nelle rare occasioni nelle quali i giornalisti chiedono conto a Joe Biden degli affari del figlio Hunter, il presidente Usa risponde stizzito di non saperne nulla e di non avere niente a che fare con le attività del suo secondogenito. Alla fine di giugno - dopo che un whistleblower del fisco Usa ha dichiarato che l’erario ha ottenuto un messaggio su WhatsApp in cui Hunter invocava il nome del padre in uno scambio dai toni minacciosi con il Ceo cinese di un fondo di investimento - Joe Biden ha recitato il medesimo copione, rimarcando il fatto di essere completamente estraneo alle attività imprenditoriali del figlio. Un’esclusiva di Business Insider smentisce questa versione dei fatti e le parole dell’inquilino della Casa Bianca.
Hunter Biden si ricicla pittore: cosa c’è dietro
Andiamo con ordine. Nel 2021, il figlio del presidente e lobbista decise di intraprendere la carriera di pittore, realizzando dei quadri che, da autodidatta, finirono in vendita alla Georges Bergès Gallery di New York. D’altronde quale artista autodidatta alla prima esperienza non ha la possibilità di vendere le sue opere in una galleria d’arte così prestigiosa e rinomata? La notizia generò non poche polemiche, poiché le circa 15 opere - perlopiù dipinti a olio, acrilico e inchiostro, disegni e collage - furono messe in vendita dai 75mila ai 500mila dollari, quando secondo gli esperti e i critici d’arte le sue opere potevano valere al massimo 3 mila dollari. Al fine di evitare imbarazzi e ulteriori critiche, la Casa Bianca decise di tutelarsi - almeno all’apparenza - sancendo un accordo con la galleria d’arte, che avrebbe dovuto fissare i prezzi e gestire direttamente tutte le offerte e le vendite, senza però condividere alcuna informazione sui potenziali acquirenti con Hunter o chiunque altro nell’amministrazione Biden. In maniera tale da non nutrire il sospetto che uno dei generosi acquirenti potesse ricevere qualche “favore” da parte della Casa Bianca o dalla famiglia presidenziale.
L’accordo sventolato dalla Casa Bianca: ma è un bluff
La Casa Bianca si vantò pubblicamente di tale accordo: il portavoce della Casa Bianca Andrew Bates dichiarò infatti che il presidente ha stabilito «i più alti standard etici di qualsiasi amministrazione nella storia americana e l’impegno della sua famiglia in processi rigorosi come questo è un ottimo esempio». Ebbene, secondo Business Insider non solo Hunter Biden ha appreso l’identità di due acquirenti, secondo tre persone che hanno parlato con la testata americana, dunque in barba all’accordo sbandierato dall’amministrazione Usa, ma addirittura uno di questi ha ottenuto in cambio qualcosa dalla Casa Bianca. L’acquirente in questione, rivela Insider, è Elizabeth Hirsh Naftali, un’investitrice immobiliare e “filantropa” di Los Angeles di chiara fede democratica. Hirsh Naftali è infatti molto conosciuta e influente nei circoli democratici della California e due anni fa ha donato 13.414 dollari alla campagna di Biden e 29.700 dollari al Comitato per la campagna del Congresso del partito. Un caso? Non sembra.
Soldi in cambio della nomina governativa?
Nel luglio 2022, quindi otto mesi dopo che Hunter Biden annunciò la sua “svolta” artistica, suo padre, Joe Biden, ufficializzò la nomina di Hirsh Naftali presso la Commissione per la conservazione del patrimonio americano all’estero (Commission for the Preservation of America’s Heritage Abroad). Una curiosa coincidenza, per quanto si tratti di una posizione non retribuita - ma molto prestigiosa - e spesso occupata da donatori e sostenitori della campagna presidenziale. Hirsh Naftali è stata raccomandata da Hunter Biden o sarebbe stata nominata in ogni caso in quanto influente donatrice dem? Interpellata, la Casa Bianca non ha rilasciato dichiarazioni. Già in passato il figlio del presidente riuscirò a piazzare un suo amico alla guida della suddetta commissione: si tratta di Eric Schwerin, socio in affari di lunga data di Hunter Biden, nominato dal presidente Barack Obama nel 2015. In una mail proveniente dal laptop dell’avvocato e lobbista, viene confermata l’ipotesi quest’ultimo avesse avuto un ruolo chiave nella nomina di Schwerin. Il secondogenito di Joe Biden ha esercito la sua influenza anche in questo caso? Il dubbio rimane. C’è una certezza, però: nella sua breve carriera artistica Hunter Biden ha guadagnato una montagna di soldi. Un singolo acquirente - la cui identità è sconosciuta - ha acquistato Bern 11 opere, per un totale complessivo di 875 mila euro. Non male per un pittore alle prime armi, no?