Una cosa è certa. Con la vittoria storica Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), che ha raccolto il 29% dei voti domenica scorsa alle elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale di Austria, segnando il miglior risultato del partito dalla Seconda Guerra Mondiale, una parte consistente degli austriaci ha mandato un segnale preciso all’establishment: no all’immigrazione senza freni e «no» alla guerra per procura in Ucraina che sta devastando l’economia europea.
Il Partito Popolare Austriaco (ÖVP), guidato dall’attuale cancelliere Karl Nehammer, ha infatti raccolto un deludente 26,5% dei voti, perdendo molti consensi rispetto alle elezioni precedenti e la maggioranza parlamentare con i Verdi. Al terzo posto si sono classificati i Socialdemocratici (SPÖ) con il 21%, registrando il peggior risultato della loro storia. Anche i Verdi hanno subito un calo significativo, scendendo all’8%. Nonostante l’evidente successo del FPÖ, la formazione di un governo non è garantita per il suo leader, Herbert Kickl, poiché gli altri principali partiti hanno escluso coalizioni con il partito di destra. E soprattutto perché le posizioni «filo-russe» di Kickl fanno paura all’establishment.
Quale governo in Austria?
Secondo Rainer Nowak, editorialista del Kronen Zeitung, il successo del FPÖ alle elezioni austriache del 2024 è stato determinato dalla sua dura critica alla coalizione ÖVP-Verdi e dalla forte opposizione alle politiche governative in merito a Covid-19, immigrazione e sanzioni contro la Russia. Tuttavia, non è certo che Herbert Kickl, leader del FPÖ, riesca a formare un governo di coalizione con i conservatori dell’ÖVP, nonostante la sua vittoria. Nowak suggerisce come alternativa più probabile una «grande coalizione» che includa l’ÖVP, il SPÖ e i liberali di NEOS. Sostanzialmente, un governo composto dai perdenti di queste elezioni, che non tiene conto la voglia di cambiamento degli austriaci espressa chiaramente domenica scorsa.
Il presidente federale austriaco, Alexander Van der Bellen, ha nel frattempo ufficialmente rimosso, come di consueto dopo le elezioni nazionali, il governo turchese-verde attualmente al potere. Tuttavia, ha incaricato lo stesso esecutivo di continuare a gestire l’amministrazione fino alla nomina di un nuovo governo. A partire da giovedì, Van der Bellen avvierà una serie di colloqui con i leader delle cinque forze politiche rappresentate in parlamento. Durante la cerimonia, ha sottolineato: «Affronterò questo processo con la necessaria calma e profondità.” Rimane incerta la posizione del presidente federale riguardo all’eventualità di incaricare Herbert Kickl, della formazione del nuovo governo, nonostante la vittoria elettorale del suo partito. Van der Bellen ha dichiarato che»in una prima fase«, intende discutere con rappresentanti di tutte le forze politiche.»Ora è il momento di dialogare e trovare una maggioranza stabile,«ha detto, aggiungendo che, se necessario, prenderà tutto il tempo richiesto, considerando il tempo»ben speso.
La neutralità di Vienna
L’Austria non è membro della NATO ed è un Paese membro dell’Unione Europea solamente dal 1995. Ad oggi, circa il 75% degli austriaci sostiene la neutralità del Paese, e la guerra in Ucraina non ha modificato significativamente questa posizione. La politica estera potrebbe ora giocare un ruolo cruciale nelle negoziazioni per la formazione del nuovo governo, come nota Responsible Statecraft. Il Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), ha infatti una posizione apertamente critica nei confronti delle sanzioni contro Mosca e della politica di aiuti all’Ucraina da parte dell’Unione Europea. Il leader del partito, Herbert Kickl, considera il primo ministro ungherese Viktor Orbán un modello, in quanto entrambi condividono un approccio scettico nei confronti dell’UE e delle sue politiche di sostegno di Kiev.
La neutralità dell’Austria oggi è molto più complessa rispetto al periodo della Guerra Fredda. Pur mantenendo formalmente uno status neutrale, l’Austria è membro dell’Unione Europea, e partecipa dunque alla Politica Estera e di Sicurezza Comune e alla Politica di Sicurezza e Difesa Comune dell’UE. Dal 1995, è anche parte del Partenariato per la Pace della NATO. Recenti sviluppi hanno avvicinato ulteriormente l’Austria all’Alleanza Atlantica: nel luglio 2023, il Paese ha infatti aderito all’iniziativa Sky Shield, guidata dalla Germania, volta a rafforzare le difese aeree europee, specialmente in risposta alla guerra in Ucraina. Tuttavia, questo avvicinamento alla NATO è stato accolto in maniera tiepida, se non apertamente contraria, da parte degli austriaci. L’FPÖ si è opposto a questa scelta, mentre il ÖVP l’ha sostenuta durante la sua permanenza al governo. Queste differenti posizioni potrebbero complicare la formazione di un possibile governo formato da FPÖ e da ÖVP: anche perché l’establishment europeo e le varie Cancellerie, così come i grandi giornali, tifano apertamente per escludere i veri vincitori di queste elezioni dal nuovo governo. Formalmente, nulla da eccepire: ma dal punto di vista politica, si tratterebbe di una decisione che non rispecchia la voglia di cambiamento.
leggi anche
Sarà la Moldavia la prossima Ucraina?