Il mondo delle criptovalute è in continua evoluzione e l’introduzione degli ETF su Bitcoin potrebbe non rappresentare il segnale positivo che molti attendevano con grande ansia.
Questi nuovi strumenti finanziari hanno suscitato molto interesse ma, nonostante le intense campagne promozionali delle case emittenti, alcuni importanti investitori nel campo delle criptovalute e altri esperti del settore non hanno esitato a esprimere il loro scetticismo.
ETF Bitcoin: un fallimento della finanza decentralizzata?
Il lancio di questi ETF, sebbene sia stato presentato da molti come una rivoluzione nel mondo delle criptovalute, per alcuni rappresenta in parte un fallimento della finanza decentralizzata. Questi ETF, infatti, reintroducono il Bitcoin nell’ambito delle strutture finanziarie tradizionali, legandolo strettamente al sistema delle valute fiat, come il dollaro. Ciò contrasta con l’ideale di indipendenza e distacco dalle banche tradizionali, aspetti che molti sostenitori delle criptovalute hanno sempre apprezzato nel Bitcoin.
Gli ETF Bitcoin servono davvero?
Personalità di spicco come Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, hanno manifestato scetticismo riguardo al valore del Bitcoin, pur riconoscendone il potenziale insito nella tecnologia blockchain. Queste opinioni sollevano interrogativi sull’effettivo valore del Bitcoin come asset e sulla sua sostenibilità a lungo termine. L’introduzione di strumenti a replica passiva, come gli ETF, non sembra aver modificato la sua visione, così come quella di molti altri critici del settore decentralizzato. Questi ultimi hanno infatti sfruttato l’occasione per evidenziare ulteriori aspetti negativi legati al lancio degli ETF.
Tra i critici si annovera anche Peter Schiff, noto oppositore del mondo delle criptovalute. Egli sostiene che l’approvazione di questi ETF potrebbe avere un impatto catastrofico sul prezzo del BTC. Secondo Schiff, il Bitcoin, essendo un asset speculativo e avendo registrato molte speculazioni in merito all’approvazione dell’ETF, potrebbe assistere a un calo dell’entusiasmo e, di conseguenza, a un crollo del suo valore, rivelando così la sua vera natura.
In risposta a queste considerazioni, espresse in alcuni dei suoi tweet, il noto economista ha ricevuto numerose contestazioni. La più significativa è il confronto con l’oro, il cui prezzo non ha subito crolli in seguito al lancio degli ETF.
Il lancio dei primi ETF su Bitcoin preoccupa il mondo degli investitori crypto
Il lancio di Bitcoin ha seguito una narrativa mediatica dettata dalle varie «fasi» di approvazione a cui è stato sottoposto dalla stessa SEC. Il processo è stato lento e tortuoso fino a che a metà gennaio non è arrivato il fatidico «si» dalle autorità competenti, e gli emittenti non hanno atteso nel lanciare il proprio strumento di replica passiva. Questa rivoluzione, è arrivata in un momento tecnico particolare per Bitcoin: non solo in un momento di forte enfasi per la ripartenza borsistica di praticamente la totalità degli asset, ma in un momento estremamente euoforico per il mercato decentralizzato, alimentato proprio dalla suspence che si era creata riguardo all’attesissimo lancio degli stessi ETF.
Potrebbe non essere un caso, storicamente i fondi tematici tendono a essere lanciati quando l’interesse per gli asset sottostanti è già a un picco. L’investitore medio, spesso attratto dall’hype, tende ad acquistare quando i prezzi sono alti e a vendere quando sono bassi, cadendo in una trappola di cattivo timing. Questo solleva delle perplessità, specie facendo riferimento alle recenti contrazioni del prezzo di BTC, che in parte, dopo una spinta che ha raggiunto i $48.000, è tornato vicino ai $40.000 e per il momento non sembra intenzionato a fare la «ripresa a V» a cui il mercato era stato abituato nelle contrazioni avvenute negli ultimi mesi. Difatti, dopo l’approvazione della SEC, abbiamo assistito a un calo dell’8% in pochi giorni.
Non sarebbe neanche la prima volta che accade: un destino simile è toccato ai fondi bitcoin che possedevano futures anziché Bitcoin direttamente, come l’ETF ProShares Bitcoin Strategy, lanciato in prossimità del picco di Bitcoin nel 2021 e poi crollato fin dal lancio.
Adesso l’indicatore di FEAR & GREED si è leggermente rimodellato, ma il mercato resta comunque sopra il livello dei 60, zona considerata di leggera avarizia.
L’ETF spot su Bitcoin enfatizza la natura speculativa dell’asset
Dal momento in cui un ETF Spot su Bitcoin viene lanciato e ottiene successo sul mercato, emerge chiaramente che molti hanno sempre considerato il BTC principalmente come uno strumento speculativo, piuttosto che come un mezzo di pagamento o per altri utilizzi concreti. Questo si deduce osservando l’enorme quantità di capitale raccolto dai primi ETF lanciati, i quali sembrano addirittura competere sulle commissioni per attirare il maggior numero di capitali.
Questa tendenza invita alla riflessione: sembra che gli investitori abbiano scelto di distaccarsi dalle varie utilità che potevano derivare dall’uso diretto del Bitcoin, preferendo invece un approccio che si focalizza sulla capacità del Bitcoin di conservare valore nel tempo. Ad esempio, a differenza del Bitcoin, che è scambiabile senza vincoli temporali, gli ETF sono soggetti agli orari di apertura dei mercati azionari, creando una netta disconnessione tra la flessibilità intrinseca della criptovaluta e la rigidità degli strumenti finanziari tradizionali.