Alla fine, il tanto atteso emendamento al decreto-legge che mette la pietra tombale sul superbonus è stato presentato alla commissione finanze del Senato ed il caos che ne deriverà prescinde dalle indiscrezioni che il Ministro Giorgetti aveva anticipato alla stampa.
Infatti, la rimodulazione dei crediti d’imposta – come ipotizzato anche nello scorso articolo – riguarderà ‘solo’ i crediti generati dal 2024 in poi: una retroattività monca, dato che la gran parte dei crediti Superbonus sono stati generati dal 2021 al 2023. La novità pare però essere quella di una norma che suddivide la durata della fruibilità dei crediti a seconda dell’opzione di sconto in fattura o della detrazione diretta. Nel primo caso i crediti resterebbero della durata di 4 o 5 anni in caso di sisma bonus, solo nel secondo caso vi sarebbe la cosiddetta ‘spalmatura’ dei crediti in compensazione sui 10 anni. Un’accortezza che da un lato tutela sicuramente di più i consumatori, anzi in alcuni casi li potrebbe anche agevolare, ma dall’altro riduce i risparmi dello stato ad un lumicino.
Fosse finita qui, la questione della rimodulazione dei crediti potrebbe anche essere letta come la classica tempesta in un bicchier d’acqua. Tuttavia, le novità non finiscono a questa parte dell’emendamento.
Incredibilmente, l’emendamento presentato dal leghista Giorgetti punta a vietare dal 2025 ai cosiddetti soggetti qualificati (banche, assicurazioni, fondi) la possibilità di utilizzare i crediti d’imposta del Superbonus per compensare i contributi previdenziali che le stesse devono versare per i propri dipendenti. L’ennesima mossa che punta ad evitare la circolazione dei crediti, dato che le banche – che si troveranno ora con minor necessità di acquistare crediti – potrebbero tornare a chiudere i rubinetti. Ed infatti parrebbe proprio che nelle ultime ore si stia muovendo anche l’ABI, l’associazione delle banche italiane, per invitare il governo a modificare pesantemente l’emendamento in questione ed evitare un ulteriore paralisi del mercato dei crediti.
Infine, l’ennesima tegola per le aziende del settore, ma anche per i consumatori che hanno crediti nel proprio cassetto fiscale: chi si è trovato in difficoltà non trovando compratori ha probabilmente utilizzato la prima annualità in compensazione sperando di cedere poi le tre annualità successive reperendo liquidità. Ecco: con l’emendamento questa possibilità viene eliminata. Ancora una volta, si vanno a colpire i soggetti più vulnerabili.
Il tutto condito dal fatto che nessuna di queste modifiche era stata né concertata con le aziende o con le sigle di rappresentanza del settore né anticipata o dibattuta sulla stampa. Come al solito quindi, le imprese si trovano a dover gestire la propria attività in un quadro normativo che cambia con la stessa rapidità delle previsioni del meteo. E non tutte sono preparate ad affrontare continui uragani.