Kamala Harris concede pochissime interviste. E le rare volte che si mostra davanti alle telecamere, quasi mai riesce a essere credibile e incisiva. Non fa eccezione l’ultima, disastrosa, intervista concessa al programma “60 Minutes” della CBS, dov’è apparsa debole e con poche idee.
Il corrispondente della CBS, Bill Whitaker, ha infatti ripetutamente incalzato la candidata dem su come intende finanziare le sue proposte economiche, se le politiche migratorie di Biden siano state un errore e in che modo la sua politica estera si differenzierebbe da quella di Biden o dell’ex presidente Trump. In più occasioni, Whitaker ha dovuto riformulare le domande perché Harris ha fornito risposte a dir poco evasive.
Kamala Harris perde slancio
La percezione di una debolezza della candidata democratica, pompata a dismisura dai media dopo il ritiro di Joe Biden dalla corsa presidenziale, si sta riflettendo anche nei sondaggi. Nei quali l’entusiasmo iniziale per Kamala Harris sembra essersi del tutto smorzato. I sondaggi condotti nei cosiddetti swing states confermano proprio questa tendenza, in particolare in Pennsylvania, considerato lo “stato chiave” che potrebbe determinare l’esito delle prossime elezioni presidenziali. Il recente sondaggio TIPP Insights per American Greatness mostra Trump in vantaggio nello stato con il 49% contro il 48% dei Harris. Perché è significativo? Perché l’ex presidente in appena due settimane è salito di due punti percentuali in un sondaggio rivolto a un elettorato di tendenza democratica.
Il sondaggio di NBC News
Ovviamente, tutto è possibile e la gara è apertissima. Ma i segnali per Harris non sono buoni come qualche settimana fa fa. L’ultimo sondaggio nazionale di NBC News mostra infatti un testa a testa (48%-48%) tra i due candidati, con Trump che ha recuperato terreno grazie al sostegno crescente dei repubblicani dopo un difficile dibattito e un successivo calo nei sondaggi. Inoltre, l’opinione favorevole degli elettori sul suo mandato presidenziale gli sta dando un ulteriore vantaggio.
Il sondaggio, spiega NBC News, condotto a tre settimane dalle elezioni, rivela anche un calo di popolarità per Harris rispetto al mese precedente, quando aveva beneficiato di un importante aumento di consensi. «Con l’arrivo dell’autunno, ogni segno di slancio per Kamala Harris sembra essersi arrestato», ha dichiarato il sondaggista democratico Jeff Horwitt, che ha condotto questa ricerca insieme al repubblicano Bill McInturff. «La gara è apertissima.»
Trump meglio del 2016 e del 2020
Come spiega in un thread su X Steve Cortes, se il sondaggio NBC è accurato, con un consenso pari al 48% per entrambi i candidat a livello nazionale, Trump avrà probabilmente la possibilità di vincere la maggior parte – se non tutti – gli stati in bilico. Perché? Perché una manciata di grandi stati storicamente democratici, come California, New York e Illinois, influenzano in modo sproporzionato i sondaggi nazionali, ma hanno scarso peso nel sistema del Collegio Elettorale che decide la presidenza. Negli stati che contano davvero per le elezioni presidenziali, il sostegno per Kamala Harris cala notevolmente, mano a mano che gli americani mostrano sempre più dubbi sulla capacità della candidata dem di rappresentare una discontinuità rispetto all’amministrazione Biden.
Altro aspetto da non sottovalutare: secondo i sondaggi attuali, Trump è in una situazione migliore rispetto alle sue precedenti campagne elettorali, 2016 e 2020. Sebbene la candidata democratica Kamala Harris rimanga in vantaggio in una parte dei sondaggi, il margine di differenza è più ridotto rispetto alle ultime elezioni, dove Trump è riuscito a ottenere risultati migliori rispetto ai sondaggi, dove viene solitamente sottovalutato. A questo stesso punto della campagna quattro anni fa, il candidato democratico Joe Biden aveva un vantaggio di 10,3 punti percentuali sull’allora presidente Trump, secondo la media nazionale di RCP (RealClearPolitics).
Tuttavia, Biden vinse il voto popolare e il Collegio Elettorale con margini molto più ristretti rispetto a quanto indicavano i sondaggi. Nel 2016, la candidata dem Hillary Clinton guidava nettamente i sondaggi con un vantaggio del 6%, ma l’elezione fu molto più serrata di quanto previsto. Nel 2016, Clinton vinse il voto popolare con il 48,2% contro il 46,1% di Trump, ma quest’ultimo conquistò il Collegio Elettorale con un margine significativo, 304 a 227 voti: anche se Trump perse il voto popolare, riuscì infatti a prevalere grazie alla distribuzione dei voti nei singoli Stati. Uno scenario plausibile anche in questo 2024.