Ha passato gran parte della sua campagna elettorale sparando a zero sulla Cina e dichiarando che l’Argentina non avrebbe più lavorato con nazioni «governate dal comunismo».
Una volta diventato presidente ha continuato ad allontanarsi da Pechino stoppando l’ingresso di Buenos Aires nel gruppo dei Brics spiegando che il momento non era «opportuno».
Javier Milei ha fin qui adottato un modus operandi distante anni luce da quello messo in mostra dal suo predecessore Alberto Fernandez, lo stesso che nel 2022 aveva aderito alla Nuova Via della Seta puntando sulla complementarietà economica dell’Argentina con la Cina.
L’anarco capitalista adesso al potere ha idee molto diverse in politica estera, visto che ha mostrato interesse solo nell’allineare il Paese con Stati Uniti e Israele – una posizione senza precedenti per il governo argentino – e che ha mostrato una preferenza per una manciata di nazioni occidenta o filo occidentali, come l’Italia ed El Salvador, solo per pura affinità ideologica.
Peccato che nel 2022, l’anno prima della vittoria presidenziale di Milei, l’Argentina avesse rapporti economici nettamente più profondi con la Cina che non con qualsiasi altro Stato occidentale; il totale degli scambi tra Buenos Aires e il Dragone ammontava infatti a 25,5 miliardi di dollari contro i 21,9 miliardi dell’Ue e i poco più di 21,2 miliardi dell’America del Nord. Adesso Pechino potrebbe però sfruttare un passo falso commesso dall’economista amante delle motoseghe per tornare ad allacciare stretti rapporti con una parte della nazione...
Il passo falso di Milei
Il principale progetto della Cina in Argentina, due dighe sul fiume Santa Cruz, è ora paralizzato così come quasi tutti gli altri piani – ad eccezione di un investimento di Pechino nel settore del litio. Attenzione però alle auto elettriche: il mercato dei veicoli elettrici (Ev) dell’Argentina sta subendo un drastico cambiamento in seguito alla decisione del governo di tagliare le tariffe di importazione sui citati veicoli elettrici e ibridi.
La mossa di Milei consente l’ingresso nel Paese fino a 50.000 mezzi del genere ogni anno, interrompendo decenni di politiche commerciali protezionistiche che avevano reso quello argentino uno dei mercati automobilistici più chiusi dell’America Latina. La politica mira ad abbassare il costo degli Ev e ad accelerarne l’adozione in un Paese a lungo frenato da dazi doganali elevati e infrastrutture di ricarica limitate.
Attenzione però, perché mentrele case automobilistiche sono pronte a trarre beneficio da questa misura, i produttori locali stanno esprimendo preoccupazione per la loro sopravvivenza. «Questa politica di libero mercato, senza incentivi protettivi per la produzione nazionale, spazzerà via l’industria automobilistica elettrica argentina e lascerà solo le importazioni», ha spiegato ai media locali Juan Manuel Baretto, Ceo di Coradir, il produttore dell’Ev prodotto in loco, Tito.
Un’occasione per la Cina
È qui che entra in gioco la Cina. Le case automobilistiche del Dragone, in particolare BYD, hanno molto da guadagnare. Il colosso di Shenzhen ha già fatto grandi progressi in America Latina. Nel 2024 ha venduto 77.000 veicoli in Brasile, più della metà dei quali completamente elettrici, e sta costruendo una nuova fabbrica proprio in quel Paese. In Messico, è riuscita a piazzarne circa 40.000 unità e prevede di raddoppiare il numero nel 2025. «Oggi sono quasi esclusivamente le case automobilistiche cinesi a guidare l’elettrificazione dei mercati», ha sottolineato Felipe Munoz, analista di Jato Dynamics.
Lo scorso gennaio BYD ha inviato una delegazione a Buenos Aires e nelle province argentine settentrionali ricche di litio, segnalando un serio interesse nell’espansione in Argentina. Come ha fatto presente Rest of the World, l’ingresso di BYD e di altri marchi cinesi a Buenos Aires potrebbe causare problemi ai produttori di Ev locali come Volt Motors, il primo produttore di veicoli elettrici del Paese, e Coradir, che sviluppa l’auto Tito e Tita, un piccolo furgone elettrico.
La politica di Milei è in contrasto con la regolamentazione del mercato degli Ev del Brasile. Dopo aver inizialmente esentato i veicoli elettrici e ibridi da una tassa di importazione del 35% sui veicoli per dare impulso al settore, Brasilia ha implementato una tariffa di importazione progressiva sugli Ev, partendo con il 10% a gennaio 2024 per raggiungere il 35% entro luglio 2026. L’obiettivo è proteggere l’industria automobilistica locale.