Dalla lettera di Thierry Breton a Elon Musk all’arresto del fondatore di Telegram Paver Durov, in Francia, in tutto l’occidente le libertà di parola e di espressione sono sotto attacco. Un progetto autoritario messo in atto tramite una delle legge più repressive mai viste in Europa, il Digital Service Act (DSA). L’arresto di Durov, nello specifico, è stato effettuato in seguito a un mandato emesso dalle autorità francesi, che lo accusano di aver facilitato attività illegali sulla piattaforma Telegram a causa della scarsa moderazione dei contenuti. Le accuse contro Durov comprendono il presunto coinvolgimento in traffico di droga, reati contro i minori e frode, aggravati dalla sua mancata cooperazione con le forze dell’ordine.
«L’arresto di Durov è un attacco ai diritti umani fondamentali della libertà di parola e di associazione. Sono sorpreso e profondamente rattristato che Macron si sia abbassato al livello della presa di ostaggi come un modo per ottenere l’accesso alle comunicazioni private. Ciò umilia non solo la Francia ma il mondo intero» ha scritto sulla sua pagina sul social network X Edward Snowden, mentre contro l’arresto di Durov si sono spesi anche Robert Kennedy Jr. ed Elon Musk.
Attacco al free speech
Come ha sottolineato il giornalista Tucker Carlson, «quando il governo russo ha chiesto a Pavel Durov di usare la sua società di social media (Telegram) per censurare i suoi oppositori politici, lui ha rifiutato. Ha detto che avrebbe preferito dimettersi e lasciare il paese in cui era nato piuttosto che partecipare a qualcosa del genere. Tale era il suo impegno per la libertà di parola». Ora, ha aggiunto l’ex anchorman di Fox News, dovete confrontare quello che ha fatto Pavel Durov, con quello che ha fatto Mark Zuckerberg, o Parag Agrawal, il tizio che gestiva Twitter prima che Elon Musk lo comprasse. Entrambi hanno collaborato con i governi per censurare le persone, e questo è vergognoso". Come ammette anche il Corriere della Sera, la libertà di espressione viene in particolare sfruttata in quei Paesi dove le comunicazioni sono controllate da governi autoritari. Per esempio nella sua stessa Russia. E allora arrestare Pavel Durov con capi d’accusa del tutto infondati e che giuridicamente non porteranno a nulla, con l’evidente obiettivo di mettergli pressione e intimorirlo, è un atto barbarico da parte di una democrazia.
Un boomerang per Macron
L’arresto del fondatore di Telegram rischia di diventare un boomerang per Macron e l’élite che vuole limitare la libertà di parola sul web. Leonid Volkov, ex consigliere Alexei Navalny, ha scritto su Telegram che, nonostante la piattaforma fosse diventata uno strumento utile per i criminali, Pavel Durov dovrebbe essere rilasciato. «Durov non è un ’complice’ dei crimini commessi dagli utenti di Telegram». Come osserva il New York Times, la reazione alla notizia dell’arresto ha messo in luce l’aumento delle preoccupazioni riguardo alla libertà di espressione, la censura e il controllo governativo sui contenuti online, in un momento in cui la regolamentazione del discorso su internet è in crescente espansione a livello globale. I governi nazionali, specialmente quelli dell’Unione Europea, hanno intensificato la pressione sulle aziende tecnologiche affinché affrontino il problema della «disinformazione», dell’estremismo online, della sicurezza dei minori e della diffusione di materiale illecito.
Il problema è che con il pretesto di affrontare fenomeni deprecabili, si rischiano anche di reprimere le libertà individuali fondamentali e costituzionalmente garantite. C’è poi da chiedersi come mai, ad esempio, quando Twitter (prima di Elon Musk) veniva tranquillamente usato dall’ISIS come piattaforma di comunicazione, nessuno si è mai sognato di incriminare Jack Dorsey e la precedente governance, quella che ha censurato le notizie (vere) sul figlio di Biden. In quel caso, però, le autorità europee non ebbero nulla da eccepire.