Kkr e Big Tech, l’Italia e la perdita di sovranità digitale

Roberto Vivaldelli

27 Ottobre 2024 - 06:58

L’Italia rischia di perdere sovranità digitale mentre grandi player internazionali come Google e KKR acquisiscono il controllo su infrastrutture strategiche.

Kkr e Big Tech, l’Italia e la perdita di sovranità digitale

«Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici. A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione delle privatizzazioni» scriveva in netto anticipo sui tempi l’ex leader socialista Bettino Craxi, nel 1997 («Io parlo, e continuerò a parlare», Mondadori).

La «globalizzazione», spiegava, «non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande Nazione, ma piuttosto viene subita in forma subalterna in un contesto di cui é sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza».

Le parole dell’ex premier riecheggiano ancora oggi mentre le infrastrutture strategiche del nostro Paese vengono vendute ai grandi fondi americani.

Accordo Eni-KKR: il fondo acquisisce il 25% di Enilive per 2,9 miliardi di euro

Eni ha da poco firmato un accordo con il fondo d’investimento KKR per la cessione del 25% del capitale sociale di Enilive, azienda chiave per la transizione energetica del gruppo. L’operazione ha un valore complessivo di 2,938 miliardi di euro, di cui 500 milioni saranno versati da KKR tramite aumento di capitale, mentre i restanti 2,438 miliardi verranno utilizzati per l’acquisto di azioni Enilive direttamente da Eni, portando la valutazione post-money di Enilive a 11,75 miliardi di euro. Prima del closing, Eni effettuerà un aumento di capitale interno di 500 milioni per azzerare la posizione finanziaria netta di Enilive. Secondo Eni, questa partnership con KKR «mira a potenziare le attività di Enilive nei settori energetici a elevata crescita», con l’obiettivo di sviluppare soluzioni a basse emissioni di carbonio. Claudio Descalzi, CEO di Eni, ha sottolineato l’importanza di questa collaborazione come parte della «strategia di decarbonizzazione», evidenziando che «con il supporto di KKR, Enilive è nelle condizioni di valorizzare i propri ambiziosi piani di crescita, offrendo soluzioni scalabili e reali per la transizione energetica».

In realtà, come spiegai il professor Alessandro Volpi, l’operazione fa pensare molto. «In Eni - osserva - il principale azionista privato dopo lo Stato italiano è BlackRock, che è anche, insieme a Vanguard e State Street, il principale azionista di KKR. E’ molto probabile dunque che la spinta a vendere Enilive da parte di Eni venga dal maggiore azionista che è anche il maggiore azionista di KKR». E se queste dismissioni a favore dei grandi fondi, nota sempre Volpi, avessero a che fare con il discreto giudizio espresso sul debito italiano dalle Agenzie di Rating, guarda caso in mano ai super fondi?".

Le Big Tech Usa puntano alle telecomunicazioni italiane

Come riportato da Il Giornale, le Big tech americane, tra cui Starlink e Google, stanno dialogando con il governo italiano per potenziare le infrastrutture di telecomunicazione, in particolare per i cavi sottomarini, considerati sempre più strategici per la connettività globale. A parlarne è stato Alessio Butti, sottosegretario all’Innovazione tecnologica, durante la riunione del G7 su Tecnologia e Digitale a Cernobbio. «Dal 95 al 99% del traffico internet passa attraverso i cavi sottomarini, e circa il 16% interessa il Mediterraneo», ha dichiarato Butti, sottolineando l’interesse di Google e altri hyperscaler per l’Italia.

Chi sono i proprietari di Alphabet Inc., la holding di Google? Oltre a Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google che detengono ancora quote significative della società, ci sono i soliti fondi di investimento americani come Vanguard Group e BlackRock, quest’ultimo principale azionista privato di Eni dopo lo stato italiano. A proposito della già menzionata Starlink, lo scorso ottobre il sottosegretario Alessio Butti ha annunciato al Sole 24 Ore l’avvio di dialoghi con alcune Regioni per sperimentare Starlink, il sistema di connessione satellitare di SpaceX, nelle aree remote dell’Italia prive di infrastrutture terrestri. L’introduzione di Starlink potrebbe tuttavia mettere in difficoltà la società italiana Open Fiber (di proprietà di Enel e CDP Equity S.p.A., società appartenente a Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.), che da tempo tenta di estendere la banda larga nelle zone più isolate del Paese.

Starlink Italy, filiale italiana del sistema satellitare di SpaceX, è stata inaugurata nel dicembre 2020 in un modesto edificio milanese e, fino a poco tempo fa, mostrava numeri contenuti, con ricavi sotto il milione di euro e investimenti limitati. Come riporta L’Espresso, diretto da Emilio Carelli, il 2023 è stato un anno di preparazione, ma il 2024 rappresenta una svolta grazie all’accordo siglato con Telespazio. Il ministero della Difesa italiano, cliente di Telespazio, ha iniziato a utilizzare le connessioni di Starlink per missioni all’estero, soprattutto in contesti di crisi e per operazioni di soccorso. Ad esempio, in missioni di evacuazione in Africa, l’Esercito italiano può affidarsi ai satelliti Starlink per le comunicazioni invece che ai tradizionali satelliti militari criptati, grazie alla flessibilità e rapidità offerte dal sistema di SpaceX. A scapito, però, della nostra sovranità digitale.