Ius soli, cittadinanza ai figli di immigrati: cosa prevede realmente la legge?

Ius soli: torna la protesta sulla legge per concedere la cittadinanza ai figli di immigrati. Il Ministro Delrio si unisce allo sciopero della fame di oltre 900 insegnanti. Ma cosa prevede realmente la legge?

Ius soli, sciopero della fame per il Ministro delle Infrastrutture Delrio, insieme con i sottosegretari Della Vedova e Rughetti, per chiedere la discussione e la fiducia sulla legge che concede la cittadinanza ai figli di immigrati.

Uno sciopero della fame a staffetta, che inizia oggi 5 ottobre e che si unisce alla protesta di circa 900 insegnanti che il 3 ottobre, giorno dell’anniversario delle strage di Lampedusa, hanno manifestato per richiedere l’approvazione della legge sullo Ius soli.

Ad aderire e promuovere lo sciopero della fame come gesto di protesta per richiedere la discussione e la fiducia sullo Ius soli anche i Radicali. L’obiettivo è quello di far approvare la legge nelle due settimane di ottobre che precedono la presentazione della Legge di Bilancio 2018.

Sono tante le polemiche degli ultimi mesi, tra chi ritiene sia giusto concedere la cittadinanza ai figli di immigrati e chi invece reputa la legge sullo Ius soli un errore.

In tanti, ora, iniziano a chiedersi cosa prevede e quali saranno le regole per l’acquisizione della cittadinanza italiana per le seconde generazioni di stranieri dopo l’approvazione e l’entrata in vigore della legge sullo Ius soli.

Si tratta di una legge che introduce importanti novità e che, secondo l’incrocio dei dati di Istat e Miur, concederebbe a circa 800 mila minori stranieri figli di immigrati di acquisire la cittadinanza italiana, con ben 60 mila italiani in più ogni anno.

A fare notizia nelle ultime ore non è stato tanto quello che prevede il disegno di legge ma le polemiche di chi ritiene che sia ingiusto introdurre una legge che permetta ai figli di stranieri di acquisire la cittadinanza italiana prima del compimento della maggiore età.

Il M5S, con un post pubblicato sul blog di Grillo, aveva dichiarato di non voler votare la legge al Senato e a Palazzo Madama esponenti di Casa Pound hanno manifestato la propria disapprovazione al DdL sullo Ius soli.

Inizialmente, secondo quanto affermato dal capogruppo Luigi Zanda, il Partito Democratico sembrava essere intenzionato a porre la fiducia sullo ius soli, ribadendo lo scopo di approvare in maniera definitiva il testo entro la fine dell’anno.

Al netto delle polemiche, è il caso di capire cos’è lo Ius soli, cosa cambia con la legge in discussione al Senato e quali saranno le nuove regole per i figli di immigrati che potranno richiedere la cittadinanza italiana anche prima del compimento dei 18 anni. Ecco quali sono le maggiori novità.

Ius soli, cittadinanza ai figli di immigrati: ecco cosa prevede la legge

La legge sullo Ius soli introduce due modalità di acquisizione della cittadinanza per i cittadini figli di genitori stranieri: lo Ius soli “temperato” e lo Ius culturae. Il DdL n. 2092 in discussione al Senato prevede una modifica importante, se non rivoluzionaria, in tema di riconoscimento dello status di cittadino.

Attualmente la legge sulla cittadinanza italiana, la n. 91 del 5 febbraio 1992, riconosce come cittadino italiano il figlio di emigranti che risiede all’estero, secondo il principio dello Ius sanguinis, ma non prevede l’acquisizione dello status di cittadino per lo straniero nato in Italia.

Lo Ius soli sta a significare proprio il diritto al riconoscimento dello status di cittadino a chi nasce sul territorio dello Stato. Tuttavia, la legge che il PD ha fortemente voluto introdurre, accanto alla legge sulle Unioni Civili, mira ad introdurre una sorta di “via di mezzo”.

Come già affermato, la legge sullo Ius soli in Italia prevede due diverse modalità di riconoscimento della cittadinanza ai figli di stranieri: lo Ius soli “temperato” e lo Ius culturae.

In ambedue i casi per diventare cittadino italiano sarà necessaria l’espressione di una dichiarazione di volontà da parte del genitore del minore o dal suo tutore entro il compimento dei 18 anni. Nel caso in cui il genitore non avesse espresso la volontà di acquisire la cittadinanza italiana, il figlio potrà richiederlo entro due anni dal compimento della maggiore età, ovvero fino al compimento di 20 anni. Viene prevista anche la possibilità di rinunciare alla cittadinanza italiana entro i 20 anni.

Ius soli temperato e Ius culturae prevedono regole diverse per il riconoscimento della cittadinanza italiana. Ecco quali sono in base alle disposizioni contenute nel testo di legge.

Ius soli temperato: cittadinanza a figli di immigrati con permesso di soggiorno

All’art. 1, comma 1, lettere a e b del Disegno di Legge sullo Ius soli è previsto che acquisti la cittadinanza per nascita chi è nato in Italia da genitori stranieri. Almeno uno dei genitori deve essere in possesso di diritto di soggiorno permanente o di permesso di soggiorno di lungo periodo, rilasciato agli extra comunitari che rispettano i seguenti requisiti:

  • titolarità, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità;
  • reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
  • disponibilità di alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
  • superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.

Per il riconoscimento della cittadinanza italiana, la legge sullo Ius soli prevede che il genitore trasmetta una dichiarazione di volontà entro il compimento dei 18 anni di vita del figlio; si tratta di un diritto concesso quindi soltanto per esplicita richiesta.

Potrà diventare cittadino italiano anche il diretto interessato che, dopo il compimento dei 18 anni e fino ai 20 anni avrà diritto ad acquisire la cittadinanza sotto esplicita richiesta.

Ius culturae: cittadinanza a minori che completano un ciclo di studi in Italia

All’art. 1, comma 1, lettera d del DdL 2092 viene introdotta il diritto al riconoscimento della cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia o che ne abbiano fatto ingresso fino al compimento della maggiore età che hanno frequentato e concluso un percorso di studi per almeno cinque anni.

Si tratta dello Ius culturae, una modalità inedita in Italia per il riconoscimento della cittadinanza agli stranieri. Saranno considerati cittadini italiani i minori stranieri qualora abbiano frequentate regolarmente uno dei seguenti percorsi di studio:

  • uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione;
  • percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali, idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

Per i corsi di istruzione primaria lo Ius culturae è riconosciuto soltanto a seguito di conclusione positiva del corso di studi. Anche in questo caso è necessario per i genitori presentare dichiarazione espressa all’ufficio dello stato civile del Comune di residenza del minore entro i 18 anni; resta salva la possibilità di richiedere lo status di cittadino anche da parte dell’interessato, entro il compimento dei 20 anni d’età.

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