Israele e il calcio, cosa sta accadendo in tempo di guerra

Francesco Nasato

27 Aprile 2024 - 06:42

Le conseguenze del conflitto in Israele riguardano anche il calcio israeliano e in modo particolare la Nazionale.

Israele e il calcio, cosa sta accadendo in tempo di guerra

La guerra in Israele ha avuto conseguenze tremende per decine di migliaia di persone che poco o nulla hanno a che fare con quelle che sono le scelte e le decisioni delle due parti che si stanno scontrando. Lo sport è però una componente sociale che è difficile slegare e scollegare da questioni così tanto più gravi e importanti. La situazione in Israele non fa eccezione da questo punto di vista, con il calcio, sia di club che quello della Nazionale, che ha sentito e potrebbe risentire anche in futuro di quello che sta avvenendo, o non avvenendo, da un punto di vista politico e militare.

Il calcio israeliano non sta vivendo il momento migliore della propria storia, i club frequentano le coppe europee ma molto spesso senza riuscire ad ottenere risultati particolarmente brillanti. In più negli ultimi mesi c’è stata l’impossibilità di giocare in Israele di fronte al proprio pubblico, come si è avuto modo di vedere in Conference League. La Fiorentina di Vincenzo Italiano ha affrontato negli ottavi di finale il Maccabi Haifa, con la gara d’andata formalmente in casa della formazione israeliana giocata sul neutro di Budapest. La distinzione tra casa e trasferta probabilmente non ha più lo stesso peso che poteva avere nel calcio degli anni ’50 e ’60, impossibile però non evidenziare come il fatto di non giocare nel proprio stadio riempito dai propri tifosi sia certamente un elemento che può alterare l’andamento di una sfida che si sviluppa tra andata e ritorno.

Se però le questioni che devono affrontare le squadre di club di Israele sembrano essere per lo più logistiche per quanto riguarda la Nazionale la situazione è ben diversa e gli scenari all’orizzonte vanno considerati con grande cautela.

La richiesta alla FIFA: «Israele fuori dalle competizioni internazionali»

In ambito UEFA non ci sono particolare situazioni geopolitiche che possono portare a richieste forti nei confronti di Israele da un punto di vista calcistico. Se però l’orizzonte si allarga alla FIFA, organo di governo mondiale del pallone, allora l’intreccio si fa ancora più ingarbugliato. Prova ne sia il fatto che lo scorso febbraio Sky UK abbia riferito di come un gruppo di federazioni calcistiche del Medio Oriente abbia chiesto con una lettera ai dirigenti del calcio mondiale di bandire Israele per la guerra contro Hamas a Gaza: «Noi, le federazioni calcistiche dell’Asia occidentale, che comprendono tutti i suoi membri, invitiamo la FIFA , le confederazioni calcistiche e le associazioni affiliate a unirsi a noi nel prendere una posizione decisiva contro le atrocità commesse in Palestina e i crimini di guerra a Gaza, condannando l’uccisione di civili innocenti tra cui giocatori, allenatori, arbitri e dirigenti, la distruzione delle infrastrutture calcistiche e adottando un fronte unito per isolare la Federcalcio israeliana da tutte le attività legate al calcio finché questi atti di aggressione non cesseranno», si legge nella lettera in cui si chiede l’esclusione di Israele.

Per tutta risposta la Federcalcio israeliana ha esortato la FIFA a tenere la politica fuori dallo sport. La questione però non si è esaurita, anzi. Pochi giorni fa è emerso infatti come colloqui sull’espulsione di Israele dal calcio mondiale in seguito alla sua risposta agli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre si terranno al congresso annuale della Fifa a maggio. La Federcalcio palestinese (PFA) nello specifico ha presentato una proposta da includere nell’ordine del giorno del congresso del 17 maggio a Bangkok per affrontare quelle che definisce azioni che rappresentano «una minaccia esistenziale equivalente a un genocidio». La proposta, che al momento non sarà messa ai voti, è stata sostenuta dalle federazioni calcistiche di alcuni paesi come Algeria, Iraq, Giordania, Siria e Yemen.

La fine della sponsorizzazione di Puma

Andando indietro di alcuni mesi c’è un altro episodio come minimo controverso, con i protagonisti che immediatamente hanno cercato di non indurre a creare un collegamento con la guerra in corso. Il fatto: a dicembre 2023 Puma annuncia che alla fine del 2024 avrebbe terminato il proprio accordo di sponsor della nazionale israeliana. Subito più di qualcuno ha collegato la decisione a una scelta di tipo politico e altrettanto rapidamente un portavoce di Puma ha dichiarato al TIME che la decisione è stata presa alla fine del 2022 come parte della nuova strategia aziendale del gigante tedesco. Una nota sempre di Puma aggiunge: «La revisione dell’elenco esistente delle squadre nazionali lungo alcuni KPI come gli spot pubblicitari e la partecipazione ai principali tornei internazionali ha portato ad alcuni cambiamenti».

Si è aggiunto poi un ulteriore tassello, ovvero la Federazione israeliana che dichiara di aver deciso lei di interrompere il rapporto con Puma. A supporto di questa posizione ecco The Athletic che cita un documento che afferma come l’accordo sarebbe durato fino alla fine del 2024 e che la Federazione israeliana aveva la possibilità di estenderlo per altri due anni fino alla metà del 2026. Decisione che alla luce dei fatti non sarebbe stata presa, portando all’interruzione del rapporto di sponsorizzazione. La ricerca di un nuovo partner tecnico è in corso, ma anche in questo caso difficilmente la scelta che sarà non verrà considerata, valutata e giudicata alla luce di una guerra che tutti si augurano si possa fermare il prima possibile.

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