Isee sbagliato dal Caf: come chiedere il risarcimento danni

Patrizia Del Pidio

24 Gennaio 2023 - 12:10

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Se a sbagliare la compilazione dell’Isee è il Caf il contribuente può chiedere un risarcimento sia del danno che della sanzione che ne deriva. Ma ecco in quali casi.

Isee sbagliato dal Caf: come chiedere il risarcimento danni

Se l’Isee sbagliato dal Caf è possibile chiedere un risarcimento del danno? In alcuni casi si, ma bisogna accertarsi prima che l’errore sia dovuto a disattenzione del centro di assistenza fiscale e non alla propria superficialità nel fornire la documentazione necessaria.

L’Isee è il modello che indica la situazione economica dell’intera famiglia e viene solitamente usato per accede ad agevolazioni e prestazioni assistenziali erogate dallo Stato. In caso, quindi, venga compilato con errori formali da parte del Caf si potrebbe subire non solo un danno economico per la mancata erogazione di agevolazioni e prestazioni, ma anche sanzioni per aver reso una dichiarazione infedele. Cerchiamo di capire, però in quali casi il Caf è responsabile.

La legge stabisce che il Caf abbia la responsabilità di eventuali errori che commetta ai danni dei propri utenti, ovvero persone che si affidano alla consulenza di operatori esperti per compilare moduli e dichiarazioni o assistenza fiscale. In caso di errori formali, infatti, il Caf è chiamato non solo al pagamento delle eventuali sanzioni addebitate al contribuente, ma anche a risarcirlo dell’eventuale danno causato.

I Caf, infatti, sono autorizzati ad operare dall’Agenzia delle Entrate, ma sono anche controllati dalla stessa e in caso di errori reiterati possono vedersi anche revocare l’autorizzazione ad operare nell’assistenza fiscale.

Ma è bene ricordare una cosa fondamentale: per la correttezza dei dati dichiarati l’unico responsabile è colui che firma il modello Isee, ovvero il dichiarante. Se l’Isee, quindi, è incompleto, mancante di dati fondamentali e questo risultasse dal un controllo da parte dell’Ade, a rispondere dell’errore non è il Caf ma solo il contribuente.

Vediamo, allora, cosa bisogna fare se gli errori nel modello Isee dipendono dal Caf e come fare per chiedere il risarcimento del danno. Ecco tutto quello che bisogna sapere.

Isee sbagliato dal Caf: ecco come chiedere il risarcimento

La cosa più importante da controllare al momento della presentazione dell’Isee è di aver fornito al Caf tutti i documenti necessari alla compilazione delle Dsu, perchè in caso di errori o omissioni le sanzioni che sono addebitate possono essere anche importanti. Come abbiamo detto sopra, la responsabilità di quanto di dichiara è esclusivamente del contribuente dichiarante, ovvero di colui che fornisce le informazioni al Caf.

Prima di scendere nel dettaglio e capire come fare per richiedere il risarcimento in caso di modello Isee sbagliato dal Caf bisogna dire che nella maggior parte dei casi basterebbe un po’ di attenzione in più, sia da parte del cliente che del Caf incaricato.

Compito del Caf è infatti quello di compilare il modello Isee solo dopo aver esaminato correttamente e con attenzione tutta la documentazione presentata dal cliente.

Il contribuente che chiede il modello Isee al Caf ha, dal canto suo, il dovere di controllare tutti i dati inseriti nella DSU, la dichiarazione sostitutiva unica presentata ai fini modello Isee.
La responsabilità penale dei dati dichiarati è del dichiarante e proprio per questo, prima di firmare la dichiarazione, dovrebbe controllare almeno la correttezza formale di tutta la documentazione che il Caf ha prodotto.

Nonostante tutte le accortezze, non sono rare le situazioni in cui al contribuente vengono addebitate sanzioni per errori formali nel modello Isee oppure vengono rigettate domande di prestazioni assistenziali, come borse di studio universitarie, reddito di cittadinanza e altre prestazioni a sostegno del reddito.

Solo in alcuni casi si può chiedere il risarcimento al Caf ma come fare? Ecco alcune informazioni utili.

Per sapere quali documenti presentare al Caf leggi Isee corrente 2023: guida al calcolo e ai documenti

Isee sbagliato dal Caf: ecco quando si può chiedere il risarcimento

Quando al Caf viene dato l’incarico da parte dell’Agenzia delle Entrate l’operatore al quale è affidato il compito dell’assistenza fiscale dei contribuenti è chiamato ad adempiere a precisi obblighi.

Secondo il contratto di incarico professionale, l’operatore del Caf ha l’obbligo di:

  • fornire assistenza al dichiarante durante la compilazione del modello Isee esaminando la documentazione necessaria;
  • informare il richiedente sugli obblighi, le responsabilità e le sanzioni derivanti da errata o omessa comunicazione dei dati richiesti nella certificazione Isee;
  • rilasciare al richiedente copia firmata della dichiarazione Isee contenente la ricevuta attestante la presentazione della Dsu, con l’impegno a trasmettere alla banca dati dell’Inps entro 4 giorni lavorativi i dati in essa contenuti;
  • conservare copia della dichiarazione, per 2 anni dalla data di trasmissione, sottoscritta dal richiedente ed i dati acquisiti al fine di consentire le eventuali verifiche da parte delle autorità, degli enti incaricati o della sede centrale del Caf;
  • contattare il richiedente per il rilascio dell’attestazione Isee qualora questi ne abbia conferito mandato al Caf;
  • informare il soggetto richiedente che la dichiarazione è valida fino al 15 gennaio dell’anno successivo.

Se l’operatore del Caf non rispetta gli obblighi indicati nel contratto è responsabile per inadempimento dell’incarico professionale e si può chiedere il risarcimento del danno provocato e delle sanzioni addebitate.

Diversa cosa succede nel caso di errori formali nella compilazione del modello Isee da parte del Caf. Nello specifico se l’operatore si accorge dello sbaglio (errori di battitura, date, ecc) dopo aver inviato l’attestazione Isee da parte dell’Inps dovrà richiedere la rettifica dei dati inseriti.

L’operatore dovrà inviare una comunicazione alla sede centrale del Caf con annessa delega del cliente per l’accesso alla banca dati Isee Inps e fotocopia del documento d’identità.

Ma come fare per chiedere il risarcimento al Caf? Ecco la procedura da seguire.

Isee sbagliato dal Caf: messa in mora per il risarcimento del danno

Ci sono casi in cui il Caf non rispetta quelli che sono i suoi obblighi nei confronti del cliente. E uno di questi casi è proprio quanto commette degli errori formali che portano a causare un danno economico al contribuente. In questo caso quest’ultimo può richiedere il risarcimento del danno subito attraverso la pratica della messa in mora. Come si fa?

Il cliente per «mettere in mora» il Caf dovrà inviare allo stesso una raccomandata A/R o una PEC con la quale intimi al centro di assistenza fiscale di procedere alle correzioni degli errori commessi, se possibile, o di procedere a risarcire i danni subiti a seguito dell’errore nella compilazione del modello Isee.

La lettera di messa in mora dovrà contenere le seguenti indicazioni:

  • descrizione dell’errore commesso e del mancato adempimento di compiti e reponsabilità da parte dell’operatore;
  • indicazione degli errori da correggere e\o richiesta di risarcimento danni;
  • termini per adempiere alla richiesta;
  • minaccia di procedere per vie legali nel caso di ulteriore inadempienza.

Isee sbagliato dal Caf: cosa succede se a sbagliare è il cliente?

Ma come abbiamo già detto non è sempre colpa del Caf quando si verificano degli errori nella compilazione dell’Isee. Anzi, in alcuni casi errori nel modello Isee possono essere causati anche da superficialità o dimenticanze da parte dei contribuenti.

Proprio per questo motivo è necessario fare un controllo approfondito sulla causa dell’errore presente nel modello Isee prima di procedere alla richiesta di risarcimento del danno al Caf. Perchè l’errore potrebbe essere imputabile anche ad un proprio errore di disattenzione o ad una propria dimenticanza.

Se l’errore è dovuto alla mancata dichiarazione di un conto corrente o di una carta di credito il modello Isee non viene accettato e la dichiarazione verrà restituita al Caf con una nota che indica l’omissione o difformità tra quanto dichiarato e tra i dati in possesso dall’Agenzia delle Entrate.

Cosa fare in questi casi?

Nel caso di omissioni o difformità l’unica soluzione per non incorrere in ulteriori problemi e ritardi è quella di presentare una nuova dichiarazione, con l’accorgimento di ricordare tutti i dati e i documenti necessari per il rilascio del modello Isee.

Non sempre è facile ricordare tutti i contratti finanziari di cui di è titolari, soprattutto oggi che è in voga l’utilizzo delle carte prepagate. Ricordiamo, infatti, che per ogni carta prepagata va indicata la giacenza media al 31 dicembre di 2 anni prima per la compilazione della DSU.

E può capitare, per esempio, di avere una carta prepagata che non si usa più da tempo, che magari ha un saldo bassissimo e che non si prende neanche in considerazione. Ma che l’Agenzia delle Entrate ha nella sua banca dati e che se non viene dichiarata fa risultare l’Isee difforme. Il consiglio, in questi casi, è di non affidarsi solo alla giacenza media del conto corrente o della carta che maggiormente si utilizza. Ma di recarsi, ad esempio, all’ufficio postale, se si è titolari di una o più PostePay, e chiedere la documentazione per l’Isee. In questo caso l’ufficio provvederà a fornire le giacenze medie per ogni prodotto che il cliente ha presso di loro.

La stessa cosa va fatta presso ogni istituto bancario presso cui si ha un rapporto finanziario aperto, fosse solo anche una carta prepagata con Iban.

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