Irpef 2023, aliquote e scaglioni: guida al calcolo e novità

Rosaria Imparato

10/01/2023

23/11/2023 - 14:41

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Aliquote e scaglioni dell’Irpef 2023: come funziona il calcolo? Vediamo come cambiano le detrazioni, l’ex bonus Renzi e le novità allo studio.

Irpef 2023, aliquote e scaglioni: guida al calcolo e novità

L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, e le novità su aliquote e scaglioni sono state introdotte con la legge di Bilancio dello scorso anno. L’Irpef 2023 rimane, per ora, uguale: ci sono quattro aliquote e altrettanti scaglioni. Tutto analogo quindi per il calcolo dell’Irpef dovuta.

La nuova Irpef, infatti, ha ridisegnato tutto il sistema delle detrazioni: il primo esempio pratico da fare riguarda il bonus Renzi, che non è scomparso del tutto dalle buste paga dei lavoratori dipendenti, mentre l’ulteriore detrazione per redditi fino a 40mila euro è stata abolita. Da come è stata impostata, la riforma dell’Irpef porta risparmi e benefici soprattutto ai redditi alti, dai 40mila euro in su. Per questo motivo è stato inserito un meccanismo di salvaguardia per i redditi bassi.

Nella guida di seguito vediamo come cambia l’Irpef, considerando anche chi guadagna di più con tutte queste novità, ma per capire cosa comporta il passaggio a quattro aliquote e scaglioni (e con l’ipotesi di un ulteriore taglio, arrivando così a tre aliquote) bisogna sapere innanzitutto cos’è e come funziona l’imposta sul reddito delle persone fisiche, come si calcola, chi la paga e chi invece è esonerato.

Cos’è l’Irpef e come funziona?

Irpef è l’acronimo di imposta sul reddito delle persone fisiche, ed è per l’appunto un’imposta che viene pagata dai contribuenti e in alcuni casi anche dalle società, con i soci che effettuano i versamenti. È stata introdotta con la riforma tributaria del 1974, e si applica ai cittadini residenti che producono redditi sia in Italia che all’estero, e anche ai non residente che producono redditi nei confini italiani.

L’imposta fino al 2021 si è basata su un sistema di 5 scaglioni e altrettante aliquote, che vanno da un minimo del 23% a un massimo del 43%. Il sistema a scaglioni, insieme alla no tax area e alle detrazioni e deduzioni, garantisce la progressività dell’imposta. Che significa? Vuol dire che i redditi prodotti vengono tassati tramite aliquote che dipendono dagli scaglioni di reddito. Dal 2022 però siamo passati a un sistema a quattro aliquote e altrettanti scaglioni.

Chi paga l’Irpef?

Chi paga l’Irpef? In pratica, tutti quelli che hanno un reddito, quindi sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi. L’elemento che rende necessario il pagamento dell’imposta è essere residenti in Italia o aver prodotto redditi in Italia.

Quindi, come anticipato, paga:

  • chi è residente in Italia e lavora in Italia;
  • chi è residente in Italia e lavora all’estero;
  • chi non risiede in Italia, ma lavora qui.

In generale, sono circa 41 milioni i contribuenti obbligati a pagare l’Irpef, per un totale di circa 182 miliardi di euro complessivi nelle casse dello Stato (più o meno il 40% delle entrate erariali).

Aliquote e scaglioni Irpef 2023

Fino al 31 dicembre 2021 l’Irpef prevedeva 5 scaglioni di reddito, e a ognuno viene applicata un’aliquota di tassazione che aumenta all’incrementarsi del reddito.

L’accordo trovato sulla nuova Irpef, invece, prevede un’imposta su 4 aliquote (e quindi 4 scaglioni):

SCAGLIONI Irpef 2023 REDDITO ALIQUOTE Irpef 2023
1° scaglione fino a 15mila euro 23%
2° scaglione da 15.000 a 28mila euro 25%
3° scaglione da 28.000 a 50mila euro 35%
4° scaglione oltre i 50mila euro 43%

L’aliquota del 41% è stata cancellata, e si è intervenuto sulle due centrali, abbassandole dal 27 al 25% e dal 38 al 35%. La buona notizia è che il risparmio interessa tutte le fasce di reddito, con le dovute modulazioni, che però lasciano particolarmente scontenti i redditi del secondo scaglione. I cambiamenti minori riguardano la no tax area, che però risultano già escluse dal pagamento dell’Irpef per effetto delle detrazioni applicate.

Irpef a tre aliquote allo studio: le novità

Un primo intervento sulle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche c’è stato già l’anno scorso, con il passaggio da cinque a quattro scaglioni. Il governo guidato da Meloni però vuole un ulteriore taglio, passando così a tre aliquote Irpef: una transizione sempre più verso una tassazione piatta, proprio come accade per le partite Iva che scelgono di applicare il regime forfettario.

Ancora non ci sono dettagli su come potrebbe funzionare l’Irpef a tre aliquote. Provando a ipotizzare, potrebbero rimanere quella attualmente più bassa e quella più alta, mentre le due centrali (del 25 e del 35%) verrebbero unificate in un’unica aliquota, che secondo quanto detto dal viceministro all’Economia con delega al fisco Leo in un’intervista al Messaggero a fine novembre 2022 sarebbe del 27%. Senza riferimenti circa le fasce di reddito è complicato farsi un’idea su come cambiano le tasse da pagare, ma si può ipotizzare che il primo scaglione potrebbe essere esteso, così da rendere un po’ più equa l’imposizione fiscale.

Chi paga meno tasse con la nuova Irpef?

I redditi medio-alti, quindi quelli del terzo scaglione, sono quelli che beneficeranno di un vantaggio maggiore secondo le ultime proiezioni MEF.

Tra i 40 e 45mila euro di reddito lordo annuo il risparmio è del 7,5% per i dipendenti, del 3,9% per gli autonomi e del 4,2% per i pensionati.

Tra 35 e 40mila euro di reddito il risparmio è leggermente minore, è pari al 5,2% per i dipendenti, al 3,1% per gli autonomi, e al 3,5% per i pensionati.

Tra 45 e 50mila euro, il taglio dell’Irpef si traduce in un risparmio del 5,5% per i lavoratori dipendenti, del 4,6% per i pensionati e del 4,3% per gli autonomi. Per i contribuenti del terzo scaglione il risparmio può superare i 700 euro all’anno.

La tabella di seguito semplifica calcoli e percentuali, e valuta l’Irpef di base senza detrazioni e bonus Renzi:

Reddito Irpef attualeNuova IrpefRisparmiopercentuale
15mila 3.450 euro 3.450 euro 0 0
20mila 4.800 euro 4.700 euro 100 euro 2
25mila 6.150 euro 5.950 euro 200 euro 3,3
30mila 7.720 euro 7.400 euro 320 euro 4,2
35mila 9.620 euro 3.150 euro 470 euro 4,9
40mila 11.520 euro 10.900 euro 620 euro 5,4
45mila 13.420 euro 12.650 euro 720 euro 5,7
50mila 15.320 euro 14.400 euro 920 euro 6
55mila 17.220 euro 18.300 euro 970 euro 5
60mila 21.320 euro 20.850 euro 470 euro 2,2
70mila 23.370 euro 23.000 euro 370 euro 1,1
75mila 25.420 euro 25.515 euro 270 euro 1

Chi continua a prendere l’ex bonus Renzi in busta paga

Con la nuova Irpef, basata su quattro aliquote (e quindi quattro scaglioni) anziché cinque, è cambiato anche il sistema di bonus e detrazioni. La nuova curva delle detrazioni ha inglobato il bonus Renzi, che però continua a essere percepito da determinate fasce di reddito, quindi non scompare del tutto. La legge di Bilancio 2023 non interviene sulla normativa che regola il trattamento integrativo (detto anche bonus Irpef), quindi le regole rimangono le stesse.

I lavoratori dipendenti con redditi fino a 15mila euro, infatti, continuano a riceverlo in modalità piena, perché la loro Irpef è troppo bassa per usare la detrazione. Siamo quindi all’interno del primo scaglione Irpef, quello con aliquota al 23%. All’interno di questo scaglione ci sono i redditi da 0 a 15mila euro, ma ricordiamo che il bonus Renzi viene percepito dai cittadini con redditi sopra i 8.174.

Chi è nella fascia compresa tra i 15mila e i 28mila euro di reddito, invece, continua a prendere il bonus a condizione che la somma delle detrazioni per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021 sia di ammontare superiore all’imposta lorda.

Busta paga 2023: a chi spettano gli aumenti?

La nuova Irpef alla fine risulta più vantaggiosa per i cittadini con redditi medio-alti, come sintetizzato anche dalla circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dello scorso anno.

Per esempio, un dipendente che guadagna 10mila euro all’anno rispetto all’anno scorso guadagna 158 euro in tasse risparmiate. Il risparmio sale a 422 euro per chi guadagna 10mila euro all’anno (sempre rispetto all’anno di imposta precedente).

Chi guadagna 30mila euro all’anno vedrà un aumento in busta paga di 1.151 euro.

I lavoratori con 40mila euro di reddito arrivano a incassare 1.143 euro in più rispetto all’anno scorso, risparmio in tasse che si riduce a 990 euro per chi guadagna 50mila euro all’anno.

La fascia di reddito che vedrà lo stipendio arricchirsi è quella compresa tra 30mila e i 55mila euro annuali, che di certo non abbraccia la maggior parte della popolazione.

Irpef 2023 e partite Iva: i risparmi per gli autonomi

Il passaggio a quattro aliquote Irpef dal 2023 porterà a un risparmio sulle tasse per le partite Iva secondo lo schema di seguito:

  • 62 euro annui per i redditi fino a 15mila euro;
  • 142 euro annui per i redditi fino a 25mila euro;
  • 371 euro per i redditi fino a 35mila euro.

Anche nel caso dei lavoratori autonomi la riforma fiscale risulta più conveniente per chi ha redditi alti, fino a 50mila euro, che secondo i calcoli dovrebbero risparmiare circa 810 euro all’anno.

Le novità sulla no tax area

La no tax area è il nome non tecnico che si usa per indicare la soglia di reddito entro la quale non sono dovute le tasse. Attualmente si seguono queste soglie:

  • per i lavoratori dipendenti è 8.174 euro annui;
  • per i pensionati 8.500 euro all’anno;
  • per i lavoratori autonomi è fissata a 5.500 euro annui.

Chi si trova in queste fasce di reddito non è che non paga le tasse, ma l’imposta non è dovuta per effetto delle detrazioni applicate, che siano per lavoro dipendente, autonomo o per la pensione.

Come si calcola l’Irpef da pagare?

Abbiamo visto che in pratica chiunque generi reddito deve pagare l’Irpef, ma come si calcola l’importo dell’imposta da pagare?

La base imponibile dell’Irpef comprende tutti i redditi che si sono conseguiti durante l’anno. Quindi, se si percepisce un solo reddito il calcolo sarà molto più semplice, altrimenti bisogna saper distinguere tra calcolo per cassa o competenza.

Per esempio, il lavoratore dipendente riceve lo stipendio, e il criterio di calcolo è per competenza, a differenza del lavoratore autonomo, che invece fa il calcolo col principio di cassa.

Detto ciò, la procedura per calcolare l’Irpef è quella che segue:

  • Reddito complessivo - Oneri deducibili = Reddito Imponibile
  • Reddito imponibile x Aliquota Irpef = Irpef lorda
  • Irpef lorda - detrazioni d’imposta = Irpef netta

I lavoratori dipendenti si vedono detratta l’Irpef direttamente in busta paga, mentre i lavoratori autonomi la pagano (previo consulto col commercialista) tramite un sistema di saldo e acconto.

Chi non paga l’Irpef?

A essere esonerati dal pagamento dell’Irpef sono i contribuenti che fanno parte della no tax area, cioè si trovano in quella fascia di reddito in cui la persona è esente da imposizione fiscale. Non si tratta di un’esenzione fissata dalla legge, ma è il risultato dell’applicazione delle diverse detrazioni per lavoro dipendente o pensione o da lavoro autonomo, che in garanzia della progressività dell’imposizione fiscale, sono decrescenti al crescere del reddito.

Non si deve pagare l’Irpef nei seguenti casi:

  • per i redditi da pensione che non superano i 8.500 euro annui;
  • per i redditi da fabbricati che fruttano fino a 500 euro annui;
  • per i redditi da terreni che fruttano fino a185,92 euro;
  • per i redditi da lavoro dipendente, se non superano gli 8.174 euro annui;
  • per i redditi da lavoro autonomo, se non superano i 5.500 euro annui.

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