Il punto sugli investimenti nello sviluppo sostenibile in Europa

22 aprile 2020 - 12:24 |
27 agosto 2020 - 11:48 |

Facciamo il punto sugli impegni del Consiglio europeo negli investimenti nello sviluppo sostenibile.

Il punto sugli investimenti nello sviluppo sostenibile in Europa

Il Consiglio europeo interviene nell’elaborazione di un piano strutturato dedicato alla promozione dello sviluppo sostenibile, scrivendo un piano unificato degli investimenti secondo criteri di sviluppo sostenibile.
L’obiettivo, scrive il Consiglio, è “fornire alle imprese e agli investitori un linguaggio comune per individuare le attività economiche considerate ecosostenibili”.

Il piano d’azione è quello sviluppato dal Green Deal europeo lanciato a dicembre 2019 dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di mobilitare mille miliardi di investimenti per l’economia verde e la neutralità climatica entro il 2050.

Le attività economiche sono state classificate in tre sottocategorie: attività già low carbon (emissioni di carbonio basse, zero o negative); attività in transizione (verso un percorso di riduzione delle emissioni); attività abilitanti (riduzione di emissioni in altre attività).

Secondo i parametri dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile (AsviS), per essere considerate ecosostenibili, le attività economiche dovranno contribuire in modo sostanziale al raggiungimento di almeno uno degli obiettivi ambientali dell’Agenda 20-30 dell’Onu, non arrecare un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali, essere svolte nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia sul piano sociale e essere conformi ai «criteri di vaglio tecnico».

Il piano elaborato consentirà agli investitori di reindirizzare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili e sarà determinante per rendere l’Unione Europea climaticamente neutra entro il 2050 e raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 dall’Accordo di Parigi, compresa la riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra, per la quale abbiamo bisogno di circa 180 miliardi di euro all’anno di investimenti aggiuntivi in efficienza energetica ed energia rinnovabile.

Un sistema da sostenere e avallato da Sergio Passariello, CEO di Euromed International Trade che ha ribadito: «Serve una politica più ampia e concreta che possa veramente dare slancio al sistema produttivo del Mediterraneo e del Meridione, prima di tutto chiedendo all’Europa di cambiare le regole per l’accesso al credito e consentire alle imprese, in regola con il bilancio, di poter ottenere una fiscalità di vantaggio e poter investire in politiche sostenibili, in digitalizzazione, innovazione tecnologica e di cooperazione nel nostro bacino comune». Ricordiamo che politiche economiche e gli investimenti in tale direzione devono incentrarsi sui parametri dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che rimane il miglior progetto per trovare soluzioni alle nostre maggiori sfide. Liu Zhenmin, sottosegretario per gli Affari economici e sociali delle Nazioni unite, ha recentemente dichiarato:

“II coronavirus sottolinea la necessità di una cooperazione globale per condividere esperienze e soluzioni, condividere standard comuni ed aiutare gli stati in maggior difficoltà”.

Gli investimenti nel quadro dell’accordo di Parigi restano confermati come assolutamente prioritari considerato che gli shock climatici infliggono danni significativi e permanenti, e che gli stessi “incidono sempre di più sul settore finanziario”. Assicuratori e banche possono essere esposte a “grandi perdite che potrebbero influire sulla stabilità finanziaria”. Conosciamo come i rischi climatici siano a tutti gli effetti rischi finanziari.

Lo sblocco di investimenti privati è indicato quale condizione necessaria per raggiungere lo sviluppo sostenibile, ma la disponibilità di risorse finanziarie per queste finalità non è una problematica d’immediata soluzione, e deve essere affrontata a livello di sistema: viene evidenziata la necessità di definizione di standard minimi globali per prodotti finanziari sostenibili, che potrebbero essere elaborati a livello di Nazioni Unite. Inoltre, in questa fase storica d’interventi di politica monetaria non convenzionali, come il quantitive easing, le banche centrali potrebbero escludere dagli acquisti obbligazioni finanziarie brown o ad alta intensità di carbonio e sovvenzionare direttamente settori specifici dell’economia orientando gli acquisti di obbligazioni per attività green.

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