Green Deal europeo, cos’è, cosa prevede e cosa sta cambiando

Dal voto sulle auto termiche oltre il 2035 al target 2040, dal prezzo del carbonio su carburanti e riscaldamento al CBAM: cos'è e come è cambiato il patto verde dell'Ue?

di Emanuele Di Baldo 0 Commenta

Green Deal europeo: cos’è il piano Ue per la transizione sostenibile, cosa prevede e perché, dopo il voto sulle auto termiche oltre il 2035, è tornato al centro del dibattito?

Per capire la portata della svolta ambientale voluta dalla Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen nel 2019 basta mettere in evidenza l’obiettivo strategico del piano: trasformare il Vecchio continente nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Presentato l’11 dicembre 2019 e sostenuto dal Parlamento europeo con la risoluzione del 15 gennaio 2020, il Green Deal (spesso chiamato anche Green New Deal) è diventato vincolante nel 2021 con la Legge europea sul clima. Negli ultimi due anni, però, molte regole sono state riviste in nome della competitività.

Per capire davvero cosa prevede è necessario guardare a cosa è stato fatto finora e all’impatto su famiglie e imprese.

Cos’è il Green Deal (in parole semplici)

Letteralmente, il significato di Green Deal è quello di patto verde. Appena insediata, von der Leyen ha fatto della sfida ambientale una priorità dell’agenda comunitaria.

Il significato del Green Deal è proprio quello di offrire una risposta, con misure concrete, all’emergenza dei cambiamenti climatici. Con il regolamento (UE) 2021/1119, la Legge europea sul clima, per la prima volta una norma vincolante per tutti i Paesi Ue ha sancito la neutralità climatica entro il 2050 e un taglio delle emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990.

Il progetto punta a una transizione equa e giusta verso un’economia sostenibile, senza lasciare indietro cittadini e regioni.

Gli obiettivi del progetto

Nello specifico, il piano intende decarbonizzare il settore energetico: secondo la Commissione, produzione e uso dell’energia rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas serra dell’Ue. La trasformazione riguarda anche l’industria, per fare dell’Europa un leader dell’economia verde.

Anche la mobilità dovrà essere ripensata, perché i trasporti sono responsabili del 25% delle emissioni nel continente. Infine c’è l’edilizia: gli edifici assorbono il 40% del consumo finale di energia nell’Ue e generano il 36% delle emissioni legate all’energia.

I target: -55% al 2030 e -90% al 2040

Secondo il Climate Action Progress Report della Commissione, nel 2024 le emissioni nette dell’Ue sono scese del 2,5% sull’anno precedente e di oltre il 37% rispetto al 1990, mentre il Pil è cresciuto del 71%. Il -55% al 2030 è alla portata se le misure previste verranno attuate per intero.

Il 5 marzo 2026 il Consiglio ha adottato in via definitiva la modifica alla Legge sul clima che fissa un target vincolante per il 2040: emissioni nette ridotte del 90% rispetto al 1990. Fino al 5% della riduzione potrà arrivare da crediti di carbonio internazionali di alta qualità, contro il 3% proposto dalla Commissione, e la legge sarà rivista ogni due anni.

Auto e stop 2035: cosa ha votato il Parlamento europeo

Il regolamento (UE) 2023/851 in vigore prevede dal 2035 un taglio del 100% delle emissioni medie di CO2 di auto e furgoni nuovi rispetto al 2021, cioè di fatto lo stop ai nuovi modelli a benzina e diesel.

Con il pacchetto automotive del 16 dicembre 2025 la Commissione ha proposto di scendere al 90% allo scarico, compensando il restante 10% con crediti per l’acciaio a basse emissioni prodotto nell’Ue (fino al 7%) e per l’uso di carburanti sintetici e-fuel e biocarburanti (fino al 3%).

Il 4 novembre 2026 la commissione Ambiente del Parlamento europeo è andata oltre, approvando con 48 voti favorevoli, 30 contrari e 2 astensioni il compromesso tra Popolari, Socialisti e Liberali. Per le auto il target 2035 scende all’87,5%, con la possibilità di compensare fino al 7,5% con crediti per l’acciaio verde europeo; per i furgoni il taglio sarebbe del 35% nel 2030 e dell’80% nel 2035. Le auto alimentate solo con carburanti rinnovabili verrebbero equiparate alle elettriche; dal 2033 varrebbero solo e-fuel e biocarburanti avanzati.

Il testo deve passare dalla plenaria a dicembre e poi essere negoziato con i governi nel Consiglio: fino ad allora resta in vigore il regolamento attuale.

ETS2: il prezzo del carbonio su carburanti e riscaldamento

L’ETS2 mette un prezzo alla CO2 dei combustibili usati negli edifici e nel trasporto su strada. Pagano i fornitori, che possono trasferire il costo sui prezzi finali. Previsto per il 2027, l’avvio è stato rinviato al 2028 con l’accordo sul target 2040.

Se il prezzo supera i 45 euro a tonnellata (a valori 2020) scatta un meccanismo che immette quote aggiuntive. Secondo le stime del centro studi ECCO, a 45 euro l’aggravio sarebbe di circa 11 centesimi al litro su benzina e gasolio e di 9 centesimi per metro cubo di gas. È lo scenario in cui la normativa Ue rende benzina e diesel più costosi in Italia.

Per attutire l’impatto è stato istituito il Fondo sociale per il clima, che tra il 2026 e il 2032 mobiliterà almeno 86,7 miliardi di euro, cofinanziamento nazionale compreso, per famiglie vulnerabili, trasporti e ristrutturazioni. All’Italia spettano circa 7 miliardi.

CBAM, Omnibus e Clean Industrial Deal

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) è entrato nella fase definitiva il 1° gennaio 2026: chi importa ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno deve acquistare certificati legati alle emissioni dei prodotti. L’obiettivo è scoraggiare la delocalizzazione verso Paesi con standard ambientali meno rigorosi. La soglia di 50 tonnellate annue esenta circa il 90% delle aziende.

Il primo pacchetto Omnibus, la direttiva (UE) 2026/470 in vigore dal 18 marzo 2026, limita la rendicontazione di sostenibilità alle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato, e il dovere di diligenza a quelle con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi.

Il cambio di impostazione è scritto nel Clean Industrial Deal del 26 febbraio 2025, che lega decarbonizzazione e competitività con oltre 100 miliardi di euro da mobilitare per la manifattura pulita europea.

Cosa prevede il piano di investimenti Ue per la sostenibilità

Per rendere concreto l’obiettivo della neutralità climatica nel 2050 serve un ingente piano di investimenti. Il Piano di investimenti per un’Europa sostenibile presentato a gennaio 2020 puntava a mobilitare 1.000 miliardi di euro in 10 anni per la riconversione economica, produttiva e del mondo del lavoro.

Il motore della parte sociale è il Meccanismo per una transizione giusta, basato su tre canali. Il primo è il Just Transition Fund, che nella versione definitiva del 2021 vale 17,5 miliardi di euro, integrabili con altri fondi Ue e risorse nazionali. Il secondo è InvestEU, che con una garanzia Ue di 26,2 miliardi punta a mobilitare oltre 372 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati entro il 2027. Il terzo è uno strumento di prestito al settore pubblico sostenuto dalla Banca europea per gli investimenti.

Distribuzione dei fondi per Paese: quanto spetta all’Italia?

La quota del Just Transition Fund erogata a ogni Stato dipende dai piani territoriali di riconversione approvati dalla Commissione. Le economie più dipendenti dal carbone ricevono maggiori finanziamenti, a partire da quelle dell’Est, con la Polonia che nel 2019 non sottoscrisse l’impegno sulla neutralità climatica.

All’Italia il programma nazionale assegna 1,211 miliardi di euro, cofinanziamento compreso: 795,6 milioni alla provincia di Taranto, sede dell’ex Ilva, 367,2 milioni al Sulcis Iglesiente e 48,4 milioni all’assistenza tecnica.

Cosa cambia per famiglie e imprese

Le regole sulla CO2 riguardano le medie di flotta delle case e le immatricolazioni di veicoli nuovi: le auto a benzina e diesel potranno continuare a circolare ed essere vendute come usato anche dopo il 2035. Con la revisione resterebbero in listino anche ibride e modelli termici.

Sul fronte casa, la direttiva Case Green (UE) 2024/1275 impone di ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto al 2020. Dal 2025 non sono più ammessi incentivi per le caldaie autonome alimentate solo a combustibili fossili.

Dal 2028 il costo della CO2 entrerà nei prezzi di gas e carburanti, pesando di più su chi vive in edifici poco efficienti.

Green Deal, a che punto siamo

In sette anni sono state adottate diverse leggi nel quadro del patto verde: la Legge europea sul clima, il pacchetto Fit for 55 con la riforma del mercato del carbonio, il piano REPowerEU contro la dipendenza dai fossili russi, il Net-Zero Industry Act e il CBAM.

Il percorso di attuazione però è stato controverso. La crisi economica causata dalla pandemia e lo shock energetico seguito al conflitto in Ucraina hanno fatto emergere perplessità sulla portata del piano, e le proteste degli agricoltori hanno spinto verso un approccio più critico.

Dopo le europee del 2024 la seconda Commissione von der Leyen ha mantenuto la neutralità al 2050 ma ha cambiato metodo. Il prossimo passaggio è il voto della plenaria di Strasburgo sulla CO2 di auto e furgoni, atteso a dicembre 2026.

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Ultima revisione il a cura di Emanuele Di Baldo

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