Inizia la guerra commerciale e sui mercati è tempo di correre ai ripari

Tommaso Scarpellini

15 Febbraio 2025 - 11:26

L’escalation della guerra commerciale potrebbe avere un impatto significativo sull’economia, influenzando di conseguenza le borse globali. Particolare attenzione a dollaro, oro e Treasury USA.

Inizia la guerra commerciale e sui mercati è tempo di correre ai ripari

L’amministrazione del Presidente Donald Trump ha recentemente annunciato l’intenzione di valutare l’introduzione di tariffe reciproche nei confronti dei partner commerciali degli Stati Uniti, una mossa volta a riequilibrare le relazioni commerciali internazionali che, secondo Trump, risultano attualmente sfavorevoli agli interessi americani. In sostanza, una delle principali preoccupazioni degli investitori sta diventando realtà.

Non è ancora chiaro quale sarà la reazione dei mercati, ma si tratta di un tema che potrebbe influenzare i tassi di crescita degli utili delle società globali, incidendo così sulla valutazione dei target price di azioni e obbligazioni da parte delle banche d’affari.

Impatto economico globale

Le tariffe reciproche mirano a riequilibrare il disavanzo commerciale che gli Stati Uniti registrano nei confronti di diversi Paesi, in particolare con l’Unione Europea, la Cina e il Giappone, che risultano tra i più esposti al rischio di ritorsioni. Non è ancora chiaro come evolveranno queste dinamiche, ma i principali centri di analisi stanno già esprimendo preoccupazioni sull’andamento dell’economia globale.

Ad esempio, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha segnalato che le misure protezionistiche potrebbero incidere negativamente sulla crescita mondiale. Secondo le sue stime, una guerra commerciale su larga scala potrebbe ridurre il PIL mondiale di oltre lo 0,5% nei prossimi due anni.

Può sembrare un valore marginale, ma in realtà è significativo: basti pensare che il tasso di crescita del PIL europeo previsto per il 2025 dall’ISTAT è dello 0,8%. Di conseguenza, il rischio concreto è una stagnazione economica, con conglomerati economici vulnerabili, come l’Europa, particolarmente esposti agli effetti negativi.

La situazione potrebbe diventare ancora più critica qualora, oltre a una contrazione economica, si verificasse un aumento dell’inflazione. Il settore manifatturiero statunitense, pur potendo beneficiare nel breve termine di una protezione contro le importazioni a basso costo, rischia di dover affrontare un incremento dei costi di produzione a causa dei dazi sulle materie prime importate. Già con l’introduzione delle tariffe del 10% sull’acciaio e del 25% sull’alluminio, i prezzi interni di questi materiali hanno registrato un rialzo significativo, mettendo sotto pressione settori strategici come l’automotive e l’aerospaziale.

L’eventuale combinazione di crescita stagnante e inflazione in aumento comporterebbe un serio rischio di stagflazione, uno degli scenari più temuti dai mercati negli ultimi 100 anni. In un contesto simile, le banche centrali si troverebbero in una posizione estremamente difficile, costrette a bilanciare il sostegno all’economia con la necessità di contenere le pressioni inflazionistiche, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per gli investitori globali.

Le reazioni dei mercati finanziari

L’annuncio delle nuove misure potrebbe avere fin da subito un impatto significativo sulla volatilità. L’indice VIX, considerato il principale indicatore della volatilità del mercato, ha già iniziato a registrare i primi rialzi. È opportuno prestare attenzione anche agli indici di volatilità europei, come il VSTOXX, e a quelli del mercato obbligazionario, come il MOVE.

La volatilità aumenta perché gli investitori temono che l’escalation delle tensioni commerciali possa danneggiare le aziende maggiormente esposte alle esportazioni. Tra queste, il settore automobilistico, con colossi come General Motors, Ford e Tesla, potrebbe essere tra i più colpiti. Anche il comparto tecnologico, tradizionalmente resiliente, potrebbe affrontare complicazioni logistiche rilevanti, con Apple, Nvidia e Intel esposte alle incertezze legate alle restrizioni su semiconduttori e dispositivi elettronici.

Il settore farmaceutico non sarebbe immune: le azioni di Pfizer e Merck potrebbero iniziare a scontare i timori legati a nuove barriere commerciali sulle esportazioni di farmaci, con possibili impatti sulla redditività delle aziende del comparto.

Chi potrebbe uscirne vincitore?

Per prima cosa, il dollaro continua a mostrare forza, riflettendo l’afflusso di capitali verso gli Stati Uniti come porto sicuro. Non è chiaro se questa tendenza si accentuerà con l’introduzione delle nuove tariffe. Se da un lato ciò potrebbe incentivare l’uso del dollaro, un eccessivo rafforzamento della valuta statunitense rischierebbe di penalizzare le esportazioni americane, aggravando ulteriormente il deficit commerciale, con un effetto contrario rispetto all’obiettivo di Trump.

Parallelamente, l’oro, considerato un bene rifugio in periodi di incertezza, continua a essere tra le asset class più richieste. Questo rappresenta un’anomalia rispetto al passato, poiché tradizionalmente tra oro e dollaro esiste una relazione inversa. Tuttavia, le preoccupazioni sui mercati potrebbero essere così elevate da rendere irrilevante per gli investitori una possibile svalutazione del dollaro. Anche i settori difensivi, come i beni di consumo essenziali e le utilities, potrebbero tornare a mostrare solidità rispetto ai settori ciclici, confermando la ricerca di stabilità da parte degli investitori.

Cosa aspettarsi dal mercato obbligazionario?

Un altro aspetto da considerare è la reazione dei mercati obbligazionari. L’aumento della percezione del rischio potrebbe spingere molti investitori a rifugiarsi nei Treasury USA. Non a caso, nonostante l’inflazione rimanga elevata e la Fed non intenda abbassare i tassi, nella giornata del 13 febbraio i rendimenti obbligazionari sono scesi, favorendo un rialzo dei Treasury. Anche i corporate bond delle aziende più esposte al commercio internazionale hanno registrato un allargamento degli spread di credito, segnalando una crescente avversione al rischio da parte dei mercati.

Le prospettive per il futuro dipendono da diversi fattori. Se gli Stati Uniti dovessero effettivamente implementare le tariffe reciproche in modo generalizzato, il rischio di una guerra commerciale su vasta scala aumenterebbe, con potenziali conseguenze negative per la crescita economica globale. In questo contesto, uno sguardo di particolare attenzione andrebbe ai beni considerati rifugio, come oro, dollaro e Treasury USA.