«Vi imploro, re Carlo, di visitare la prigione di Sua Maestà Belmarsh, poiché è un onore che si addice a un re. Nell’intraprendere il Vostro regno, possa sempre ricordare le parole della Bibbia di Re Giacomo: «Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia» (Matteo 5:7). E possa la misericordia essere la luce guida del Vostro regno, sia all’interno che all’esterno delle mura di Belmarsh.
Il Vostro suddito più devoto,
Julian Assange
A9379AY».
Mentre le telecamere di tutto il mondo erano rivolte a riprendere il rito solenne dell’incoronazione di Carlo III nell’Abbazia di Westminster, a pochi chilometri di distanza, Julian Assange scriveva una lettera al sovrano, chiedendogli di fargli visita nella prigione di Belmarsh, nel sud-est di Londra.
Una missiva carica di parole pungenti, con la forma ironica, dissacrante e spietata che contraddistingue l’attivista e fondatore dell’organizzazione Wikileaks. A partire dalla firma: «Il Vostro suddito più devoto».
La moglie Stella Morris ha confermato la richiesta, che è stata trasmessa al monarca tramite una lettera. «In qualità di prigioniero politico, detenuto per volontà di Vostra Maestà per conto di un sovrano straniero imbarazzato, sono onorato di risiedere tra le mura di questa istituzione di livello mondiale. Davvero, il Vostro regno non conosce limiti», scrive sarcasticamente Assange rivolgendosi al sovrano.
Durante la visita il monarca avrà l’opportunità di «deliziarsi con le prelibatezze culinarie preparate per i suoi fedeli sudditi con un generoso budget di due sterline al giorno», aggiunge il fondatore di Wikileaks.
«Potrà assaporare le teste di tonno mescolate e i pasti riproposti forse fatti di pollo. E non si preoccupi, perché a differenza di istituzioni minori come Alcatraz o San Quintino, non ci sono cene in comune in una sala da pranzo. A Belmarsh, i detenuti cenano da soli nelle loro celle, assicurando la massima intimità con il loro cibo», continua.
Dall’aprile del 2019, Assange è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, da cui si sta battendo contro la richiesta di estradizione negli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio per la diffusione online di decine di migliaia di documenti riservati.
Se estradato negli USA, Assange rischierebbe 175 anni di carcere, dovendo affrontare 18 capi d’accusa: 17 ai sensi della Legge sullo spionaggio e uno ai sensi della Legge sulle frodi e gli abusi informatici. Assange è stato il primo soggetto editoriale a essere incriminato ai sensi della Legge sullo spionaggio.