Il vero motivo per cui Musk vuole donare $45 milioni al mese alla campagna di Trump

Flavia Provenzani

16/07/2024

Elon Musk ha intenzione di donare 45 milioni di dollari al mese al comitato fondi pro-Trump, come riporta il WSJ.

Il vero motivo per cui Musk vuole donare $45 milioni al mese alla campagna di Trump

Elon Musk avrebbe dichiarato di volersi impegnare a versare circa 45 milioni di dollari al mese verso un super PAC di recente costituzione che sosterrà l’ex presidente e candidato repubblicano alle Elezioni USA 2024 Donald Trump.

Il PAC ha ricevuto già ricevuto dei contributi generosi da altri imprenditori di alto profilo, tra cui il co-fondatore di Palantir Joe Lonsdale - che ha donato 1 milione di dollari - e i miliardari delle criptovalute Cameron e Tyler Winklevoss, 250.000 dollari ciascuno.

I political action committee sono dei comitati che nascono con l’obiettivo di raccogliere fondi per effettuare donazioni a sostegno dei candidati alle elezioni.

$45 milioni al mese da Musk a sostegno della campagna di Trump

Stando a quanto riportato dall’ultima documentazione finanziaria in riferimento al secondo trimestre dell’anno, al 30 giugno Musk non aveva ancora effettuato alcuna donazione verso il soprannominato “America PAC”.
Ma, secondo il Wall Street Journal, il CEO di Tesla avrebbe dichiarato di avere intenzione di donare circa 45 milioni di dollari al mese (pari a 41,3 milioni di euro) a sostegno della candidatura alla Casa Bianca dell’ex presidente Donald Trump.

Secondo la documentazione depositata presso la FEC, dalla sua creazione al 30 giugno l’America PAC ha incassato 8,8 milioni di dollari e ne ha spesi 7,8 milioni, ritrovandosi con poco meno di 1 milione di dollari a disposizione.

Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX e uno degli uomini più ricchi del mondo, ha iniziato ad appoggiare ufficialmente e apertamente Trump lo scorso sabato, pochi minuti dopo che il candidato repubblicano alla presidenza è sopravvissuto a un tentativo di omicidio durante un comizio elettorale.

La notizia della promessa di Musk di aiutare Trump a sconfiggere il presidente Joe Biden è arrivata il primo giorno della Convention nazionale repubblicana a Milwaukee, occasione in cui Trump si è assicurato abbastanza delegati per diventare ufficialmente il candidato del GOP.

Perché Musk vuole donare milioni di dollari a Trump

Fino ad oggi il miliardario proprietario di Tesla e SpaceX era stato cauto nel decidere se avrebbe sostenuto Trump o meno. A marzo, Musk ha partecipato a una colazione in una casa privata a Palm Beach, in Florida, con Trump e un piccolo gruppo di ricchi donatori repubblicani, in un momento in cui il presunto candidato repubblicano alla presidenza stava cercando un’iniezione di liquidità per la sua campagna.

Dopo che il Times ha riferito dell’incontro, Musk ha scritto un tweet su X, la piattaforma social di sua proprietà, per respingere le voci secondo cui avrebbe dato soldi all’ex presidente («Solo per essere super chiari, non donerò soldi a nessuno dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti»).

Tali dichiarazioni, tuttavia, non escludono la possibilità di effettuare donazioni a un gruppo esterno che sostiene uno dei candidati.

Il presunto legame finanziario tra Musk e Trump, se confermato, avrebbe un impatto enorme sul mercato dell’elettrico in generale, e delle auto elettriche nello specifico, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. Il CEO di Tesla potrebbe aver aspettato a fare la sua mossa, in attesa di essere ragionevolmente certo che il tycoon avrebbe finto. E vincerà, secondo i sondaggi, dopo l’attentato alla sua vita dello scorso sabato.

Se in passato il candidato repubblicano si era mostrato scettico verso i veicoli elettrici, un investimento monstre da parte del patron di Tesla verso la sua campagna elettorale potrebbe definitivamente fargli cambiare idea.

Gli altri imprenditori che sostengono Trump

In primavera, uno dei manager dell’America PAC avrebbe riferito ad un amico il gruppo si aspettava, nel corso della campagna elettorale, di avere un donatore importante che avrebbe fatto donazioni in quattro lotti per un totale di 160 milioni di dollari.

Il super PAC, secondo tre persone vicine all’organizzazione, è guidato in parte da Joe Lonsdale, co-fondatore della società di software Palantir e un venture capitalist politicamente ambizioso di Austin, Texas, che ricopre il ruolo ufficioso di “confidente politico” di Musk. Lonsdale avrebbe ricoperto un ruolo cruciale nella raccolta fondi nelle prime settimane dalla sua creazione, incoraggiando il suo network di imprenditori ricchi e influenti a sostenere il super PAC. La sua società, come abbiamo anticipato, ha donato 1 milione di dollari al comitato.

I donatori principali dell’America PAC comprendono diverse figure potenti e conservatrici appartenenti al settore tecnologico. Tra i vari contributi spicca quello da 1 milione di dollari da Antonio Gracias, un magnate del private equity e consigliere di amministrazione di SpaceX; 1 milione di dollari da Ken Howery, uno dei primi dirigenti di PayPal insieme a Musk; 500.000 dollari da Shaun Maguire, un investitore di Sequoia Capital vicino a Musk.

Tra i sostenitori provenienti dal mondo della tecnologia troviamo anche Cameron e Tyler Winklevoss, imprenditori di criptovalute famosi (anche) per aver litigato con Mark Zuckerberg ad Harvard; Doug Leone, un miliardario investitore di venture capital presso Sequoia che ha investito 1 milione di dollari; John Hering, fondatore di un’azienda tecnologica di San Francisco che ha investito 500.000 dollari e aiuta a gestire il fondo che ha investito nell’acquisizione di Twitter da parte di Musk.