Venerdì scorso un Comunicato MEF avvisava il mercato e i risparmiatori che mercoledì 27 ci sarebbe stata l’asta dei Buoni Ordinari del Tesoro. Un bond nuovo di zecca dato che si procederà al lancio della prima tranche, e forse altre ne arriveranno in quelle successive. Sarà tuttavia una circostanza da verificare vista la breve vita fruttifera del titolo che spirerà prima della fine dell’anno. Vediamolo meglio, anticipando solo che è in arrivo dal Tesoro un nuovo BOT a 6 mesi buono per far fruttare i soldi fermi sul conto corrente.
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I punti chiave del neo Buono Ordinario del Tesoro
L’identificativo ISIN è IT0005711749 e da venerdì 29 sarà visibile, quotato e negoziato sul MOT di Borsa Italiana. Ha data emissione 29/05/’26 con scadenza e rimborso finale tra 185 giorni, il 30/11/’26. In pratica terrà impegnato il capitale per 6 mesi, fermo restando che prima di allora lo si potrà sempre rivendere ai corsi di mercato.
L’importo offerto è di 7,5 miliardi di euro nell’asta ordinaria, e di altri 750 milioni nella supplementare del giorno dopo. A proposito di calendario, il MEF avvisa che le prenotazioni da parte del pubblico retail devono pervenire entro martedì 26, per importi minimi di 1.000 € e relativi multipli. L’asta vera e propria si terrà il 27, alla quale partecipano solo i c.d. «Specialisti in titoli di Stato» e gli “Aspiranti”, come individuati dalla Legge. Quest’ultima impone agli intermediari importi massimi delle commissioni alla clientela, per i BOT a 185 gg, nella misura dello 0,10%.
In virtù della dematerializzazione dei titoli di Stato, i futuri aggiudicatari si vedranno solo un’iscrizione contabile a proprio favore venerdì 29, data di regolamento. Di contro noteranno una corrispondente uscita di denaro dal conto titoli (scambio cash-bond).
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Quanto rende in 6 mesi un titolo di Stato senza cedole?
Mercoledì 27 il BOT sarà assegnato tramite il collocamento dell’asta competitiva sotto la parità, a grandi linee intorno ai 98,8-98,9 centesimi a stare ai rendimenti attuali su simili scadenze. Da giugno in poi i corsi si avvieranno man mano verso cento, in conseguenza dell’approssimarsi della sua expire date. Deriverà da questo recupero della parità il guadagno per l’investitore, dato che lo zero coupon (Zc) non paga cedole. Per chi lo rivenderà prima del termine, invece, dalla differenza tra prezzo di acquisto e quello di vendita. Oltretutto si tratta di un prodotto molto liquido sul MOT, per cui cederlo a spread assai ridotti sul book non sarà difficile.
Detta in termini di rendimenti, all’incirca un 2,2-2,3% annuo lordo attuale sul tratto a sei mesi, a cui si aggiungono almeno altri tre grossi vantaggi. Vale a dire la garanzia sovrana sul capitale, la facilità di smobilizzo del prodotto prima del termine, la fiscalità di vantaggio grazie al 12,50% di aliquota contro il 26% ordinario.
Questo insieme di elementi concorre a eleggerlo, tra risparmiatori e addetti ai lavori, un interessante strumento di parcheggio della liquidità sul breve termine. Rispetto alla cash sul c/c o sul libretto, spesso infruttifera o remunerata a tassi irrisori, non c’è storia. Il ritorno nominale annuo offerto dallo Zc, inaffati, consente di tenere più o meno inalterato il potere reale del capitale a scadenza.
100mila euro su un conto corrente e sul BOT
Un elemento a cui prestare attenzione è l’incidenza delle spese e incombenze fisse legate alla sottoscrizione. Per acquistare un titolo di Stato, BOT incluso, serve il modulo Mifid ancora valido più un dossier titoli, in genere oneroso insieme alle commissioni di acquisto. Su un conto deposito bancario e sul libretto di risparmio postale, prodotti diretti concorrenti dello Zc, non ci sono né spese né Mifid da compilare.
Su grandi capitali, invece, l’incidenza dei costi fissi di un qualunque prodotto scema al crescere del nominale sottoscritto.
Consideriamo un capitale di 100mila € tenuto fermo in attesa di impegnarlo tra tot mesi, ma non nell’immediato. Su un rapporto bancario tradizionale come il c/c graveranno le spese di tenuta conto, l’imposta di bollo pro tempore e la perdita di potere d’acquisto di periodo. In verità anche i BOT sono soggetti allo 0,2% annuo di imposta di bollo, oltre alle spese di acquisto e del dossier titoli. Laddove il c/c prevedesse un tasso attivo creditore, in media sarebbe racchiuso tra lo 0,2% e lo 0,50% annuo lordo, tassati al 26%. Morale, un incasso a scadenza da dimenticare.
Uno stesso capitale su un BOT a 6 mesi produce un mille euro scarsi di interessi al netto della ritenuta. Neanche qui c’è da urlare dalla gioia, ma a parità di attesa e considerato il rischio (volatilità quasi nulla) e il tempo d’impiego del capitale, neanche un guadagno da snobbare.
Dal Tesoro un nuovo BOT a 6 mesi buono per far fruttare i soldi fermi sul conto corrente
La “pressione” si avverte di più nel confronto con il conto deposito bancario, specie se vincolato, un’opzione che rende di più rispetto al deposito libero. Qui i rendimenti annui netti dei prodotti al momento più redditizi si approssimano ai ritorni offerti dai titoli di Stato pari durata. Potrebbero anche avere tassi annui nominali al 3% o prossimi al 3%, ma sono tassati al 26%, oltre al bollo allo Stato. In compenso sono generalmente privi di costi di gestione.
Tuttavia, se la banca emittente non apre allo svincolo anticipato allora quel capitale è indisponibile prima del termine. Inoltre bisogna appurare se il deposito a tassi ricchi è riservato solo a chi apre il c/c della banca emittente o è aperto a tutti, anche ai non correntisti. Nel primo caso, infatti, una parte degli interessi generati dal conto deposito servirà a ripagare le tasse e i canoni dell’allegato rapporto bancario.