Il ruolo dell’oro in portafoglio e le prospettive future

Giuseppe Giannone

10 Novembre 2023 - 13:49

L’oro, oltre alle sue proprietà fisiche e ornamentali, è un importante strumento d’investimento.

Il ruolo dell’oro in portafoglio e le prospettive future

Il metallo prezioso fa parte dell’ampia asset class delle materie prime, o meglio commodities, e le sue caratteristiche intrinseche aiutano gli investitori nel bilanciare rischi e rendimenti di un portafoglio, nel breve ma anche nel lungo termine, ottimizzando, in alcuni casi, l’asset allocation. Infatti, l’oro, e più in generale le commodities, presentano un andamento decorellato dalle altre asset class, come azioni e obbligazioni.

L’obiettivo di un investitore dovrebbe essere quello di costruire un portafoglio capace di resistere e massimizzare i rendimenti nelle varie fasi che contraddistinguono il ciclo economico di breve e di lungo periodo. Farlo significa sfruttare appieno i differenti rapporti di casualità tra gli eventi macroeconomici e non solo, e i mercati finanziari, e tra le varie asset class, strutturando un asset allocation efficace e intelligentemente diversificata. L’oro consente di migliorare questa diversificazione, ed è comunemente considerato un ‘bene rifugio’, anche se non sempre ciò accade.

L’andamento del prezzo dell’oro dipende dagli equilibri economici, finanziari e geopolitici globali e tra Paesi. In altri termini, lo stato di salute di un’economia e/o le valutazioni dei mercati azionari e degli strumenti a reddito fisso possono influenzare le fluttuazioni del prezzo dell’oro. Infatti, l’oro è storicamente considerato uno degli strumenti più emblematici per proteggersi dall’inflazione, seguendo il suo prezzo il tasso di crescita dei prezzi in un sistema economico. Tuttavia, quando l’inflazione supera nettamente i target delle Banche Centrali, e queste intraprendono una politica monetaria restrittiva, aumentando i tassi di interesse di riferimento e spingendo i rendimenti delle obbligazioni con varie scadenze, l’oro diventa meno appetibile, in termini di costo opportunità. Questo accade almeno fin quando le politiche restrittive non trascinano l’inflazione al di sotto dei target in maniera persistente. Il prezzo dell’oro è quindi inversamente correlato ai tassi di interesse reali (al netto dell’inflazione), e gli investitori preferiranno acquistare un titolo obbligazionario quando questo restituisce un rendimento elevato e sicuro. Tuttavia, negli ultimi due anni questa relazione si è invertita: nonostante il rendimento reale delle obbligazioni USA su varie scadenze sia in netta salita, il prezzo dell’oro ha resistito ed è cresciuto, passando da $1600/oncia (ottobre 2022) ad oltre $1900/oncia a novembre 2023. Lo si può notare dal grafico seguente:

Relazione Prezzo oro e Rendimento Treasury 10 anni (invertito) Relazione Prezzo oro e Rendimento Treasury 10 anni (invertito) Oro e Obbligazioni USA

L’oro non è un’alternativa appetibile anche quando l’economia si espande e le banche centrali intraprendono politiche monetarie accomodanti. In queste fasi, gli investitori sceglieranno di posizionarsi maggiormente sulle azioni, storicamente più performanti.

L’oro funge però da buon ingrediente in un portafoglio in quelle fasi in cui l’economia si contrae (e i tassi di interesse vengono tagliati con il pivot delle banche centrali), quando eventi turbolenti e destabilizzanti (es. guerre, disastri, ecc.) prendono il sopravvento, oppure nelle fasi di ripresa economica, quando le azioni sono ancora considerate rischiose e le obbligazioni continuano a rendere poco. Destinare una percentuale del proprio capitale in questo metallo prezioso può quindi ridurre la volatilità e i drawdown in determinate fasi economiche, fungendo da paracadute.

Tuttavia, non esiste una garanzia che ciò accada. La storia, infatti, ci aiuta a capire il futuro, ma non spiega con assoluta certezza come potrebbero evolversi l’economia e i mercati finanziari. L’incertezza è intrinseca a questi. Inoltre, la sua utilità in portafoglio potrebbe dipendere molto dagli obiettivi e dalle esigenze dell’investitore, quindi ad esempio dal suo orizzonte temporale e dalla sua propensione al rischio. L’oro non presenta un rendimento intrinseco alimentato dalla crescita degli utili che può avere una azienda quotata, o dalle cedole staccate da un titolo obbligazionario. Il suo prezzo e la sua crescita dipendono esclusivamente dalla sua domanda che rinvigorisce in periodi turbolenti, come appena citato. L’oro ha infatti un basso utilizzo economico, e in questi termini, le gioiellerie ne sono i maggiori acquirenti e utilizzatori. Stimare allora il suo rendimento futuro diviene quasi impossibile, o quanto meno più complicato rispetto ad un titolo azionario o ad un’obbligazione, con la quale si può sapere il rendimento futuro al momento dell’acquisto, ‘bloccando’ il proprio capitale fino alla scadenza. Considerando quindi gli obiettivi di un investitore di lungo termine, l’oro potrebbe non essere la soluzione migliore per tre motivi:

-  Assenza di rendimento intrinseco e difficoltà nello stimare il suo andamento futuro;
-  Rendimenti di lungo termine minori rispetto all’azionario;
-  Se l’obiettivo di investimento è di lungo termine, gli eventi di breve termine, come una recessione in cui l’oro può apprezzarsi, non dovrebbero essere di particolare importanza per l’investitore.

Sovraesporsi all’oro potrebbe sia ridurre i rendimenti di lungo termine, che storicamente sono per lo più alimentati da una buona allocazione azionaria, sia aumentare il rischio in alcune fasi, amplificando i drawdown.

Tuttavia, se nulla è prevedibile nei mercati finanziari e se il passato non è sinonimo di quello che potrebbe accadere in futuro, lo stesso lo si dovrebbe pensare per l’oro. I mercati azionari, soprattutto USA, hanno spinto i rendimenti di tutti i portafogli negli ultimi 40 anni, ma nulla toglie che il paradigma principale possa cambiare, lasciando spazio ad altre asset class. Costruire un buon portafoglio di investimento significa infatti capire cosa sta realmente accadendo nel mondo oggi, quali sono i driver e in che direzione ci si muove. Per questo motivo, un investitore consapevole dovrebbe soffermarsi anche sull’oro e valutare quali potrebbero essere i driver, se presenti, che potrebbero spingere il suo prezzo a rialzo nel medio-lungo periodo, generando un trend secolare. Infatti, l’oro ha altre due importanti caratteristiche:

-  Le Banche Centrali detengono un’enorme quantità di oro come riserva, oltre alle valute, soprattutto il dollaro USA essendo la valuta di riserva per eccellenza. L’oro permette alle Banche Centrali di diversificare le proprie riserve e proteggersi in climi economici volatili e turbolenti, fornendo una copertura dalla svalutazione delle riserve valutarie in fasi inflazionistiche. Aumenta così la fiducia nei confronti del Paese.

-  L’oro è inversamente correlato all’andamento del dollaro USA perché l’oro è denominato in USD. Un dollaro USA più debole spinge a rialzo il prezzo dell’oro attraverso l’aumento della domanda in quanto è possibile acquistarne di più.

La situazione odierna è molto particolare. Le principali Banche Centrali hanno acquistato negli ultimi due anni oro a ritmi decisamente più sostenuti, per migliorare le proprie riserve e diversificare da un dollaro che per via dell’inflazione ha affrontato una svalutazione. Nello stesso tempo, sono aumentate le preoccupazioni per un processo di de-dollarizzazione, alimentato dall’emergere di alcuni Paesi emergenti, come Cina, India, Brasile, Russia. L’intento è quello di sostituire il dollaro nel commercio internazionale e nelle riserve delle Banche Centrali con altre valute. Nel grafico si osserva la crescita della domanda di oro da parte delle Banche Centrali dal 2021 ad oggi, che ha sostenuto il suo prezzo. Cina, Polonia e Singapore ne sono i maggiori acquirenti.

Domanda di Oro dalle Banche Centrali Domanda di Oro dalle Banche Centrali Su base annuale, le banche centrali hanno acquistato 800 tonnellate, il +14% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Fonte: World Gold Council

L’oro in un contesto del genere, caratterizzato da un mondo sempre più destabilizzato e turbolento, e da un’incertezza intrinseca all’economia USA (si consideri anche la situazione debitoria degli Stati Uniti) e al dollaro, potrebbe intraprendere un trend a rialzo di medio-lungo periodo, superando i $2.000/oncia. Inoltre, una possibile recessione negli Stati Uniti nel 2024 e un conseguente taglio dei tassi di interesse da parte della FED, spingerebbe ulteriormente il suo prezzo.

Andamento del prezzo dell'oro (per oncia) dal 2004 ad oggi in USD Andamento del prezzo dell’oro (per oncia) dal 2004 ad oggi in USD Prezzo oro

Investirvi significa però capire i propri obiettivi e le proprie caratteristiche personali da investitore. Valutare di inserire le materie prime, così come l’oro, aiuta ad essere più consapevoli sulle opportunità di rendimento e su come gestire il rischio del proprio portafoglio negli anni che verranno.