Il ricatto delle low cost

Raphael Raduzzi

17/09/2023

Senza una compagnia di bandiera il nostro paese si espone ai ricatti delle low cost come Ryanair che, a seguito del decreto prezzi, hanno già minacciato di tagliare le tratte per la Sicilia.

Il ricatto delle low cost

Il decreto prezzi si basa su dati spazzatura, non lo rispetteremo ed anzi diminuiremo i voli per la Sicilia.”

Così ha sentenziato qualche giorno fa Michael O’Leary, l’amministratore delegato della compagnia low cost per eccellenza, Ryanair. Evidentemente però, ciò non ha appagato abbastanza il dirigente dell’azienda irlandese che infatti ieri è tornato a contestare il governo italiano ed il decreto che dovrebbe limitare i prezzi spingendosi addirittura oltre chiedendo le dimissioni del presidente dell’ENAC Pierluigi Di Palma, reo di aver prodotto un report ‘dai dati fasulli’.

Ma facciamo un passo indietro per capire come si è arrivati a questo punto: ad agosto, nel solito decreto Omnibus, il governo inserisce al primo articolo una norma che dovrebbe cercare di porre un limite alle speculazioni sui prezzi dei vettori aerei. In particolare, se si verificano tre condizioni: se i voli sono per le isole, se il periodo coincide con un picco di domanda legato alla stagionalità o a emergenze nazionali, o se i prezzi dei biglietti sono del 200% superiori alla media. Finalità del tutto condivisibili date le difficoltà per molti connazionali siciliani o sardi nello spostarsi per il paese ad un costo ragionevole o visti gli scandali dei rincari durante l’alluvione in Emilia-Romagna. Solo in questi casi particolari, la normativa prevede quindi il divieto alla “fissazione dinamica delle tariffe da parte delle compagnie aree, modulata in relazione al tempo della prenotazione”: in pratica i cosiddetti algoritmi.

Algoritmi che da tempo tra addetti ai lavori, blogger e giornalisti sono additati come veri e propri strumenti per spremere il più possibile i consumatori. Il “problema” che Ryanair ha col governo è che ora quella degli algoritmi che fissano i prezzi dei biglietti aere non solo in base al riempimento del vettore, ma anche alla tipologia di device utilizzato per prenotare, alla geolocalizzazione o all’orario per profilare meglio la capacità di spesa dell’utente non sarebbe solo una leggenda metropolitana ma una realtà evidenziata anche da un rapporto dell’ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

Da questo scaturisce l’ira dell’AD di Ryanair che ha ribadito come tutto ciò non sia affatto veritiero e che per fortuna ci sarà la UE a bocciare questo decreto, dato che il mercato – a loro dire – non vedrebbe alcun oligopolio o pratica scorretta: dunque ai sensi della normativa europea il governo non avrebbe l’autorità per fissare dei tetti ai prezzi. Insomma, secondo l’oste il vino è buono ed è l’ispettore del governo a sbagliare tutto. Si chiuda un occhio se lo stesso oste presenta già una lunga lista di controversie dal rispetto delle normative sul lavoro fino alla pubblicità ingannevole.

E chi se ne importa se effettivamente tantissimi esperti del settore hanno effettivamente confermato i meccanismi perversi degli algoritmi: alla fine ci sarà la UE a tutelare la compagnia irlandese dimostrando ancora una volta l’impianto neoliberista della costruzione normativa europea.

Eppure, una via d’uscita ci sarebbe: con una compagnia nazionale controllata ed orientata agli interessi del paese, non servirebbe alcun decreto per fissare il prezzo. Paradossalmente una compagnia nazionale porterebbe ad una maggior concorrenza nei prezzi, soprattutto per le tratte identificate come strategiche. E così sarebbe il mercato stesso ad accompagnare alla porta il simpatico amministratore delegato che sta insultando tutte le istituzioni italiane da giorni.

Peccato che lo stesso governo abbia esultato per la vendita di Ita a Lufthansa. Esultanza stupida e prematura dato che la pratica rimane incagliata da mesi sul tavolo della Commissione europea, per essere precisi della commissaria Vestager, che sta vagliando a fondo l’operazione dal punto di vista dell’antitrust. Secondo la stampa i burocrati europei stanno ponendo decine di domande ‘inutili, ridicole, pretestuose’: per intenderci, chiedono conto pure dei menù che verrebbero serviti a bordo.

E quindi alla luce del non-decollo dell’operazione di acquisizione di Ita, dei miseri ricatti di Ryanair e dei biglietti a prezzi stellari viene da chiedersi: non c’era davvero altro modo per rilanciare Alitalia a livello nazionale?
Perchè come un orologio rotto che segna il tempo giusto almeno per una volta al giorno, la domanda giusta la fa lo stesso O’Leary: “Se il governo era davvero preoccupato per gli oligopoli, allora perché l’Italia propone di vendere Ita a Lufthansa? La vendita di Ita a Lufthansa ridurrà il numero di concorrenti nel mercato italiano.”