“Bitcoin è morto”. “Bitcoin è una truffa”. “Bitcoin è una bolla”. Chi segue i mercati finanziari da qualche anno avrà sentito queste affermazioni decine di volte. Eppure, nonostante le critiche provenienti da economisti, banchieri e investitori di fama mondiale, la più famosa delle criptovalute continua a occupare le prime pagine dei giornali finanziari. Negli ultimi mesi, però, qualcosa sembra essere cambiato. Se fino a poco tempo fa ogni ribasso attirava nuovi compratori pronti a scommettere su ulteriori rialzi, oggi il mercato appare più prudente. I volumi dei compratori si sono ridotti, il sentiment si è deteriorato e il quadro tecnico ha iniziato a mostrare segnali che meritano attenzione.
Il Bitcoin/USD quota infatti in area 64.000 dollari. Da inizio anno ha registrato un minimo a 59.093,45 dollari e un massimo a 97.932,33 dollari. Il record storico assoluto resta quello segnato nell’ottobre del 2025 a 126.264,98 dollari.
Numeri impressionanti se si pensa che nel 2010 un Bitcoin valeva circa 0,50 dollari.
Perché è nato Bitcoin?
Bitcoin nasce ufficialmente nel 2009 da un progetto attribuito a Satoshi Nakamoto, una figura la cui identità resta ancora oggi sconosciuta. La sua comparsa avviene all’indomani della grande crisi finanziaria del 2008, quando milioni di risparmiatori in tutto il mondo persero fiducia nelle banche e nelle istituzioni finanziarie.
L’obiettivo era rivoluzionario: creare una moneta digitale indipendente da governi e banche centrali, capace di consentire trasferimenti diretti tra privati senza la necessità di intermediari. Per la prima volta sarebbe stato possibile trasferire valore attraverso Internet senza il controllo di una banca. Un’idea che inizialmente attirò soprattutto programmatori e appassionati di tecnologia ma che, nel corso degli anni, sarebbe diventata un fenomeno finanziario globale.
Da esperimento tecnologico a asset finanziario
Nel 2010 Bitcoin valeva circa 0,50 dollari. All’epoca quasi nessuno avrebbe immaginato che sarebbe diventato uno degli investimenti più redditizi della storia moderna.
Con il passare del tempo la criptovaluta ha iniziato a diffondersi sempre più rapidamente. Le banche centrali non l’hanno riconosciuta come valuta ufficiale ma, nella maggior parte dei casi, non ne hanno nemmeno vietato l’utilizzo. Questo ha consentito la crescita dell’intero ecosistema crypto.
Negli anni successivi sono arrivati gli investitori istituzionali, i fondi specializzati e soprattutto gli ETF Bitcoin, strumenti che hanno aperto le porte anche ai grandi capitali della finanza tradizionale. Quello che era nato come un esperimento informatico è diventato un asset monitorato quotidianamente dalle principali banche d’affari mondiali.
Tutte le volte che Bitcoin è stato dato per morto
Pochi strumenti finanziari hanno ricevuto tante critiche quanto Bitcoin. Negli ultimi quindici anni numerosi economisti e investitori ne hanno previsto il fallimento. Tra i detrattori più illustri figura Warren Buffett. Il leggendario investitore americano ha definito Bitcoin «Rat poison squared», ovvero «veleno per topi al quadrato». Secondo Buffett la criptovaluta non produce utili, non distribuisce dividendi e non possiede un valore intrinseco che possa giustificarne il prezzo.
Ancora più duro è stato Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan. Nel 2017 dichiarò che Bitcoin era una frode e che il fenomeno ricordava la celebre bolla dei tulipani del XVII secolo.
Tra gli economisti più critici spicca invece Nouriel Roubini, che per anni ha definito Bitcoin la «madre di tutte le bolle», sostenendo che il suo prezzo fosse alimentato prevalentemente dalla speculazione.
Eppure, mentre le critiche si moltiplicavano, il valore di Bitcoin continuava a crescere e ad attirare nuovi investitori.
Le truffe che hanno danneggiato il mondo crypto
Molte delle critiche rivolte a Bitcoin sono state alimentate dagli scandali che hanno colpito il settore delle criptovalute.
Negli ultimi anni gli investitori hanno assistito al fallimento di importanti exchange, al collasso di progetti considerati promettenti e a numerose frodi che hanno provocato perdite per miliardi di dollari.
Il caso FTX è probabilmente il più famoso, ma non è stato l’unico. Anche il crollo dell’ecosistema Terra-Luna ha contribuito a minare la fiducia degli investitori. A questi episodi si aggiungono migliaia di criptovalute nate esclusivamente con finalità speculative e successivamente scomparse dal mercato.
Questi eventi hanno inevitabilmente danneggiato l’immagine dell’intero settore, anche se molti osservatori continuano a distinguere Bitcoin dalle altre criptovalute che nel tempo si sono rivelate prive di reali fondamentali.
Cosa prevedono le grandi banche per Bitcoin?
Nonostante il recente indebolimento delle quotazioni, molte istituzioni finanziarie continuano a vedere potenziale nella principale criptovaluta. Standard Chartered mantiene una visione costruttiva e ritiene possibile un ritorno verso quota 100.000 dollari nel medio periodo. Gli analisti di JPMorgan stimano invece un fair value teorico nell’area dei 170.000 dollari, sostenendo che l’adozione istituzionale e la diffusione degli ETF potrebbero continuare a sostenere il mercato.
Bernstein resta tra le società di ricerca più ottimiste e continua a indicare obiettivi nell’area dei 150.000 dollari. BlackRock, pur non avendo fornito target ufficiali di prezzo, considera Bitcoin una nuova classe di investimento destinata a occupare uno spazio crescente nei portafogli degli investitori istituzionali.
E qui emerge un aspetto che molti investitori sembrano ignorare. Se davvero il mercato credesse alle previsioni di JPMorgan, Bernstein o Standard Chartered, sarebbe difficile spiegare perché le quotazioni continuino a disegnare massimi e minimi decrescenti da quasi un anno.
Le aspettative degli analisti e il comportamento reale degli investitori sembrano infatti raccontare due storie diverse. Da una parte ci sono valutazioni che continuano a indicare prezzi superiori a quelli attuali; dall’altra c’è un mercato che, almeno per il momento, continua a premiare i venditori.
Come spesso accade in Borsa, non sono le previsioni a determinare i prezzi ma i flussi di denaro. E i flussi, almeno fino a questo momento, non stanno confermando l’ottimismo delle stime più aggressive.
Quale potrebbe essere la prossima direzione dei prezzi?
Per cercare di eliminare il rumore di fondo che spesso caratterizza le oscillazioni di breve periodo e ottenere una visione più chiara del quadro tecnico, abbiamo analizzato l’andamento del Bitcoin dollaro sul time frame mensile.
L’analisi evidenzia un elemento che non può essere trascurato. Dall’ottobre del 2025, mese in cui è stato segnato il massimo storico a 126.264,98 dollari, le quotazioni hanno iniziato a disegnare una sequenza di massimi e minimi decrescenti. Si tratta della classica configurazione che caratterizza una tendenza ribassista e, al momento, non emergono segnali tecnici che indichino un cambiamento strutturale di questo scenario.
A peggiorare ulteriormente il quadro grafico è stata la recente rottura al ribasso, in chiusura mensile, del minimo strutturale registrato ad aprile 2025 a 74.426,01 dollari. Un evento che potrebbe aver aumentato sensibilmente le probabilità che quella in corso non sia una semplice correzione ma una vera e propria inversione di lungo termine.
Guardando ai livelli tecnici più importanti, il primo supporto significativo si colloca in area 49.254,04 dollari, minimo segnato nell’agosto del 2024.
Qualora anche questo supporto dovesse cedere, il successivo livello di riferimento sarebbe da individuare nell’area dei 16.000 dollari, corrispondente ai minimi registrati nell’ottobre del 2022. Anche le medie mobili confermano una certa debolezza del quadro tecnico. Da diverse settimane i prezzi gravitano intorno alla media mobile a 200 settimane e si mantengono ben al di sotto della media mobile a 200 giorni, che durante il rimbalzo del mese di maggio ha svolto efficacemente il ruolo di resistenza dinamica.
Alla luce di questi elementi, l’ipotesi più probabile resta quella di una prosecuzione del movimento verso l’area di supporto posta a 49.254,04 dollari. Questo scenario rimarrebbe valido fino a quando il mercato non inizierà nuovamente a costruire una struttura composta da massimi e minimi crescenti.
La divergenza che potrebbe spiegare il ribasso
C’è poi un elemento che merita particolare attenzione e che potrebbe aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo dietro le quinte del mercato.
Analizzando l’andamento del Money Flow Index sul time frame mensile emerge infatti una divergenza che appare piuttosto insolita. Dal marzo del 2024 in avanti, mentre Bitcoin continuava a registrare nuovi massimi e proseguiva la propria corsa rialzista fino al record storico dell’ottobre 2025, il Money Flow Index ha seguito una traiettoria opposta.
In analisi tecnica il Money Flow Index viene spesso considerato una sorta di RSI ponderato per i volumi. L’indicatore non si limita infatti a osservare l’andamento dei prezzi, ma cerca di misurare anche l’intensità dei flussi di denaro che accompagnano il movimento del mercato.
Quando il prezzo continua a salire ma l’indicatore mostra una tendenza opposta, significa che il movimento rialzista è accompagnato da una partecipazione sempre meno convinta degli operatori. In altre parole, il mercato continua a salire ma lo fa con una quantità decrescente di denaro disposto a inseguire i prezzi.
Si tratta di una divergenza che spesso viene interpretata come un segnale di indebolimento del trend. Non rappresenta necessariamente un’indicazione immediata di inversione, ma suggerisce che la forza che sostiene il movimento rialzista sta progressivamente diminuendo.
È proprio questo l’aspetto che colpisce maggiormente nel caso di Bitcoin. Mentre il prezzo continuava a raccontare una storia fatta di nuovi massimi e crescente ottimismo, il Money Flow Index segnalava una partecipazione sempre più debole dei compratori.
In sostanza, il rialzo continuava a produrre nuovi record ma con una partecipazione progressivamente più debole dei compratori.
Quando una divergenza di questo tipo si sviluppa su un orizzonte temporale così ampio, merita sempre particolare attenzione. Non perché anticipi con certezza un’inversione, ma perché segnala che qualcosa nel comportamento degli operatori sta cambiando prima che tale cambiamento diventi evidente nei prezzi.
Perché Bitcoin sta perdendo forza?
Negli ultimi mesi è emerso un cambiamento evidente nel comportamento degli investitori: i compratori che per anni hanno sostenuto ogni fase correttiva sembrano essere diventati molto più prudenti.
Una possibile spiegazione è che Bitcoin stia attraversando una fase di maturazione. Negli anni passati la criptovaluta era considerata uno degli strumenti più speculativi presenti sui mercati finanziari. Oggi, invece, l’ingresso degli investitori istituzionali e degli ETF ha trasformato profondamente il mercato, rendendolo più ampio ma probabilmente anche meno esplosivo.
Nel frattempo l’attenzione degli investitori sembra essersi spostata verso altri temi. L’intelligenza artificiale continua ad attrarre enormi flussi di capitale, le grandi società tecnologiche stanno beneficiando di valutazioni sempre più elevate e il settore della difesa è tornato al centro dell’interesse a causa delle tensioni geopolitiche.
I mercati, del resto, hanno una caratteristica ben precisa: tendono ad anticipare gli eventi. Quando un asset continua a scendere nonostante previsioni ottimistiche e target di prezzo molto superiori alle quotazioni correnti, spesso significa che gli operatori stanno guardando altrove. Negli ultimi anni una parte crescente dei capitali speculativi si è riversata sulle società legate all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori, ai data center e alle infrastrutture tecnologiche. Settori che, a differenza di Bitcoin, presentano oggi una crescita visibile di ricavi e utili.
Questo non significa che il mercato abbia definitivamente abbandonato le criptovalute. Significa però che la concorrenza per attrarre nuovi capitali è diventata molto più intensa rispetto al passato. Anche il ritorno di tassi d’interesse più elevati rispetto al decennio precedente potrebbe aver ridotto l’appeal degli asset maggiormente speculativi, favorendo investimenti percepiti come più stabili o maggiormente collegati alla crescita degli utili aziendali.
Bitcoin resta uno degli asset più affascinanti e controversi degli ultimi decenni. Tuttavia il mercato sembra interrogarsi sulla possibilità che la fase di crescita esplosiva osservata negli anni passati abbia lasciato spazio a una dinamica più matura e meno speculativa.
Il mercato ha già scontato tutte le cattive notizie?
Personalmente ritengo che il segnale più preoccupante non sia il ribasso in sé. Bitcoin ha già dimostrato più volte nella sua storia di essere in grado di recuperare anche dopo correzioni molto profonde.
Ciò che colpisce maggiormente è la mancanza di una reazione convincente dei compratori proprio mentre molte delle principali banche d’affari continuano a pubblicare target ampiamente superiori alle quotazioni correnti. Quando il mercato fatica a reagire alle notizie favorevoli, spesso significa che sotto la superficie si sta verificando un cambiamento più profondo del semplice movimento dei prezzi.
La storia di Bitcoin insegna una lezione molto semplice: ogni volta che il consenso è diventato estremo, il mercato ha sorpreso la maggioranza degli operatori.
Per anni la criptovaluta è stata considerata una truffa destinata a scomparire. Successivamente è stata vista come un investimento capace soltanto di salire. Entrambe le convinzioni si sono rivelate errate. Oggi il mercato si trova probabilmente in una nuova fase di transizione. Le previsioni ottimistiche delle grandi banche continuano a convivere con una struttura tecnica che resta impostata al ribasso. Fino a quando questa divergenza non verrà risolta, prudenza e disciplina potrebbero rappresentare gli strumenti più importanti per gli investitori.
Il rischio maggiore per Bitcoin potrebbe non essere rappresentato dalle banche centrali, dalle regolamentazioni o dalle critiche dei suoi detrattori storici. La vera sfida potrebbe essere molto più semplice: riconquistare l’attenzione degli investitori.
Oggi i mercati offrono nuove storie capaci di attrarre capitali e immaginazione. L’intelligenza artificiale, le infrastrutture digitali, la robotica, la cybersecurity e il settore della difesa stanno catalizzando una quota crescente dei flussi finanziari globali.
Bitcoin non è più l’unica grande narrazione disponibile sui mercati.
Per questo motivo i prossimi mesi potrebbero rivelarsi decisivi. Se il supporto in area 49.254 dollari dovesse essere raggiunto e attirare nuovamente compratori, il mercato potrebbe costruire le basi per una nuova fase rialzista. In caso contrario, l’ipotesi di una discesa verso livelli molto più bassi non potrebbe più essere considerata soltanto uno scenario teorico.
I grafici, almeno per il momento, continuano a suggerire prudenza.