Lo scorso gennaio la Cina ha pubblicato un documento per lo più ignorato dalla maggior parte dell’opinione pubblica globale. Il contenuto era inerente alla scuola, o meglio al mondo dell’istruzione, un tema che torna prepotentemente in auge adesso che in Italia - e non solo - stanno per ripartire programmi scolastici di ogni livello e grado.
Il paper in questione coincideva con il primo piano d’azione nazionale proposto da Pechino per costruire una «nazione con un’istruzione forte» entro il 2035, qualità che secondo il Partito Comunista Cinese (Pcc) migliorerà l’efficienza dell’innovazione, e quindi dell’economia, della tecnologia e dell’intero apparato militare.
Il piano presentato dal Comitato Centrale del Pcc e dal Consiglio di Stato mira a istituire un «sistema educativo avanzato» con accessibilità e qualità «tra le migliori al mondo». «Entro il 2035 sarà costruita una potenza educativa», ha scritto l’agenzia di stampa Xinhua, aggiungendo che la Cina valuterà la possibilità di ampliare gradualmente la portata dell’istruzione gratuita, aumentare le iscrizioni universitarie «di alta qualità», espandere l’istruzione post-laurea e aumentare la percentuale di studenti di dottorato.
La Cina alle prese con la rivoluzione dell’istruzione
Come ha spiegato Reuters, il piano mira a promuovere «una crescita sana e uno sviluppo completo degli studenti», assicurandosi che gli alunni delle scuole primarie e secondarie svolgano almeno due ore di attività fisica al giorno per controllare efficacemente i tassi di miopia e obesità.
Non solo: Pechino punta anche alla diffusione dell’educazione alla salute mentale. Il Partito intende inoltre ridurre il gap tra aree urbane e rurali così da migliorare le condizioni operative delle scuole di campagna e potenziare il sistema di assistenza per i bambini con disabilità e per quelli appartenenti alle popolazioni migranti agricole.
Nel piano si fa quindi riferimento all’aumento dell’offerta di posti negli asili nido e dell’accessibilità all’istruzione prescolare. Le misure legate al settore dell’istruzione sono diventate rilevanti dopo la pubblicazione degli ultimi dati demografici.
Il motivo è semplice: nel 2024 la popolazione cinese è diminuita per il terzo anno consecutivo. Gli elevati costi dell’assistenza all’infanzia e dell’istruzione sono stati fattori chiave per molti giovani cinesi che hanno scelto di non avere figli, in un momento in cui molti si trovano ad affrontare una fase di incertezza economica.
Tutto per il gaokao
Già nel 2019 la Cina dichiarava di voler dedicare una parte del suo pil all’istruzione, in modo simile a quanto fatto in passato. Nel 2017, per esempio, il governo cinese ha speso l’equivalente del 4,14% del pil per l’istruzione.
Pechino prevede inoltre che un numero maggiore di aziende private aderisca ai progetti educativi, e questo è in linea con la tendenza del Paese a privatizzare maggiormente la sua economia in generale. Il Dragone intende poi costruire asili privati più accessibili e migliorare l’istruzione anche nelle zone rurali, oltre a incoraggiare i giovani a frequentare la scuola superiore o percorsi di formazione professionale per tutti gli altri.
In ogni caso, tutto o quasi in Cina ruota attorno al gaokao, l’esame che gli studenti cinesi che vorranno proseguire negli studi dovranno affrontare al termine delle scuole superiori e che, in base alla valutazione ricevuta, deciderà quali università possono frequentare (ovviamente più è alto il voto e più prestigiosa sarà l’accademia frequentabile).
Più di 10 milioni di studenti sostengono il gaokao ogni anno, e ci sono solo 500.000 posti disponibili nelle 100 università più prestigiose del Paese. Cosa significa? Che i genitori, ha spiegato il Wall Street Journal, spesso iniziano a pensare all’ammissione all’università molto prima che i loro figli inizino la prima elementare.
Una buona istruzione elementare, credono, preparerà gli studenti agli esami di ammissione alle scuole medie; la scuola media giusta, a sua volta, aumenterà le loro possibilità di accedere a un istituto superiore d’élite. Alle superiori, gli studenti trascorreranno quattro anni concentrati su un unico obiettivo: l’esame di ammissione all’università.