Rimane altissima la tensione in Niger a seguito del golpe che ha deposto il presidente Mohamed Bazoum, detenuto nella capitale, Niamey. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), presieduta dal presidente nigeriano Bola Tinubu, aveva dato al leader golpista, il generale Abdourahmane Tchiani, fino a domenica per reinsediare Bazoum o andare incontro un intervento militare. Tchiani ha subito messo in chiaro che non cederà alle pressioni per reintegrare Bazoum, mentre l’intervento militare dell’ECOWAS è stato rinviato dal Senato nigeriano che si è opposto all’invio di truppe. La Nigeria, come nota Foreign Policy, vanta il più grande esercito della regione e una forza aerea meglio equipaggiata, ma l’élite del Paese non sembra essere intenzionata a entrare in una sanguinosa guerra la nazione vicina. L’esito del vertice dell’ECOWAS che si è svolto ad Abuja ha confermato la decisione della stessa di non intervenire militarmente, optando per una soluzione diplomatica.
Il Niger scivola via dall’orbita occidentale
I golpisti acquistano forza e autorevolezza. Tchiani, infatti, ha firmato un decreto circa la formazione di un governo di transizione: esecutivo che sarà guidato dall’economista Ali Mahaman Lamine Zeine, ex ministro delle Finanze al tempi della presidenza di Tandja (1999-2010). Inoltre, Il tenente colonnello Habibou Assoumane è stato nominato nuovo comandante della Guardia presidenziale del Niger, il corpo che ha dato inizio alla rivolta contro Bazoum. Mali e Burkina Faso, entrambi guidati da giunte militare filo-russe, hanno espresso il loro sostegno alle nuove autorità del Paese, affermando che qualsiasi intervento in Niger sarà visto come una dichiarazione di guerra contro di loro. Anche la Guinea e la vicina Algeria, che non è membro dell’ECOWAS, si sono espresse contro l’uso della forza, mentre a favore dell’intervento militare ci sono Senegal e la Costa d’Avorio.
Sale la tensione con Parigi
Il colpo di Stato in Niger acclara la perdita dell’influenza francese e occidentale nella regione e l’avanzata di regimi militari che si estendono dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso. Tutti tranne il Sudan sono ex colonie francesi. Dei 27 colpi di stato in Africa (escluso il Nord Africa) dal 1990, il 78% si è verificato negli stati francofoni, secondo un’analisi della Bbc. Nella regione, il sentimento anti-francese è sempre più profondo, mentre una buona parte dell’opinione pubblica di questi Paesi strizza l’occhio a Mosca: hanno fatto il giro del mondo le immagini dei manifestanti pro-golpe scese in strada dopo la deposizione di Bazoum, accusato di essere una marionetta dei francesi. Nelle scorse ore è salita la tensione proprio con Parigi: il leader dei golpisti ha accusato le forze francesi di aver violato, mercoledì 8 agosto, “lo spazio aereo del Niger”: misura adottata dalle autorità per evitare un intervento militare da parte dell’ECOWAS. La giunta militare ha inoltre anche accusato l’Eliseo di aver rilasciato “prigionieri terroristi” (dunque jihadisti) al fine di destabilizzare l’area tra Niger, Burkina Faso e Mali. “Stiamo assistendo a un vero e proprio piano di destabilizzazione del nostro Paese” hanno dichiarato i golpisti. È bene ricordare che il Niger per la Francia è un Paese fondamentale, poiché qui si estrae uranio, essenziale per il funzionamento della vasta rete di centrali nucleari del Paese.
Il fallimento di Victoria Nuland
Da registrare il fallimento dell’iniziativa dell’amministrazione Biden con la visita - a sorpresa - della vice segretaria di stato ad interim degli Stati Uniti, Victoria Nuland lunedì, nella capitale del Niger, Niamey. Quest’ultima ha fatto sapere ai giornalisti che il dialogo con i leader del golpe erano stati “franchi” e a volte “piuttosto difficili”. “Le loro idee non sono conformi alla costituzione”, ha detto, spiegando che l’assistenza statunitense fornita al Paese ora è in bilico.
Come nota il Washington Post, il Niger, a differenza del Mali e del Burkina Faso, era visto come un baluardo filo-occidentale nel Sahel: rispetto ai vicini, era più allineato con Washington e Parigi, tanto da rappresentare un avamposto strategico per le operazioni antiterrorismo regionali. Le forze di pace francesi, cacciate dal Mali, si sono ritirate negli avamposti in Niger lo scorso anno mentre gli Usa hanno una loro importante base di droni che al momento non possono utilizzare, dato che lo spazio aereo è chiuso. Conosciuta come “Nigerien Air Base 201”, la base si trova ad Agadez ed è costata 110 milioni di dollari e presenta una pista per MQ-9 Reapers e velivoli con equipaggio. Circa 1.100 soldati statunitensi sono attualmente schierati in Niger, secondo il Dipartimento della Difesa. Fino al recente colpo di stato, il Niger era stato uno dei partner più importanti delle forze armate statunitensi in Africa per le operazioni antiterrorismo, ha affermato Bill Roggio , membro anziano del think tank della Foundation for Defense of Democracies a Washington, DC. Ora il golpe, e il fallimento dell’azione diplomatica di Nuland, allontanano definitivamente il Paese dall’orbita occidentale.