Un primo colpo importante al monopolio dei biglietti di concerti ed eventi è arrivato dal tribunale di New York, che ha condannato Ticketmaster a una sentenza storica
Costo dell’evento, diritti di prelazione, oneri, tasse, supplemento, assicurazione per il biglietto nominativo e chi più ne ha più ne metta. Una pratica comune, al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico, che da anni attanaglia gli appassionati di musica (e non solo) che vogliono semplicemente acquistare un biglietto per il proprio artista preferito. E poco importa se il rincaro degli spettacoli live è già aumentato a dismisura di per sé: anche le società di vendita e distribuzione hanno le loro colpe, soprattutto dove vige un monopolio illegale.
Ed è proprio quello che ha sentenziato una giuria di New York, che ha di fatto condannato Ticketmaster e Live Nation, le realtà forse più influenti in questo mondo, per pratiche commerciali scorrette, in una sorta di “esclusiva fraudolenta” dei tagliandi. Un danno economico ma anche materiale che è sempre ricaduto sui consumatori e che da oggi potrebbe persino aprire le porte a un risarcimento sostanzioso da quasi circa 450 milioni di dollari (poco meno di 400 milioni di euro al cambio). La trafila legale, però, è ancora lunga, anche perché Live Nation ha già annunciato di voler ricorrere in appello.
Ticketmaster e Live Nation alla sbarra: la sentenza che potrebbe cambiare tutto
Partiamo direttamente dalla sentenza. Dopo cinque settimane di processo e quattro giorni di deliberazioni, una giuria federale di New York ha stabilito ciò che da anni consumatori, artisti e operatori del settore sospettavano: Live Nation ha costruito e mantenuto un sistema monopolistico nel mercato degli eventi live, violando le leggi antitrust statunitensi. A portare il colosso in tribunale non è stato un singolo attore, ma una coalizione senza precedenti composta da oltre 30 stati americani, poi diventati 34 nel corso del procedimento, decisi a smantellare un modello ritenuto dannoso per l’intero ecosistema musicale.
Al centro dell’accusa, la cosiddetta integrazione verticale: Live Nation non si limita a promuovere concerti, ma controlla anche le venue e, attraverso Ticketmaster, la vendita dei biglietti. Una filiera chiusa che, secondo i giudici, ha soffocato la concorrenza, costringendo arene e palazzetti a utilizzare i suoi servizi e lasciando agli artisti margini sempre più ridotti di scelta.
La giuria ha inoltre accertato un dato concreto: Ticketmaster ha applicato un sovrapprezzo medio di 1,72 dollari per biglietto in centinaia di grandi venue, un dettaglio apparentemente minimo ma che, moltiplicato su milioni di transazioni, racconta un impatto economico enorme.
Ora la palla passa al giudice distrettuale Arun Subramanian, chiamato a definire le misure correttive: si va da sanzioni economiche fino a ipotesi più drastiche, come la separazione delle attività del gruppo. Intanto Live Nation prepara la difesa, contestando il verdetto e annunciando ricorso. Il sistema, però, potrebbe davvero cambiare da oggi.
leggi anche
Quanto (e come) guadagna un cantante?
Capitolo risarcimento, ecco perché si parla di quasi 400 milioni di euro
Il nodo più delicato riguarda ora il risarcimento economico, una partita tutt’altro che chiusa ma già delineata nei suoi contorni. La giuria ha stabilito la responsabilità, ma sarà il giudice a quantificare i danni complessivi sulla base dei dati emersi in aula. Ed è qui che entra in gioco il meccanismo tipico del diritto americano: i danni triplicati.
Negli Stati Uniti, infatti, in caso di violazioni antitrust, la legge consente di moltiplicare fino a tre volte il danno accertato. Nel caso specifico, la stessa Live Nation ha indicato una prima stima difensiva: considerando il sovrapprezzo medio di 1,72 dollari per biglietto applicato solo a una parte delle vendite (limitata a determinate venue e agli acquisti effettuati direttamente dai fan negli ultimi cinque anni), il danno “base” ammonterebbe a circa 150 milioni di dollari.
Da questa cifra si può fare il calcolo del possibile risarcimento: applicando la triplicazione prevista dalla normativa antitrust, si arriverebbe a una soglia potenziale di circa 450 milioni di dollari, ovvero poco meno di 400 milioni di euro. Una forbice che spiega perché si parli già di una delle compensazioni più rilevanti nella storia recente del settore.
Parallelamente, Live Nation ha già accantonato oltre 280 milioni di dollari nell’ambito di un accordo separato con il Dipartimento di Giustizia, una sorta di tesoretto che rappresenta anche il segno concreto del peso economico della vicenda. Per i consumatori, il rimborso potrebbe tradursi in indennizzi diretti o in altre forme di compensazione collettiva. Ma al di là delle cifre, è il precedente giuridico a pesare davvero, dato che è la prima volta che il sistema dei biglietti viene messo sotto accusa in modo così netto e documentato.
leggi anche
Ecco chi sono i cantanti più ricchi al mondo
© RIPRODUZIONE RISERVATA