Il mattone rende ancora in Italia? Certo, ecco quanto potresti guadagnare

Redazione Money Premium

26 Febbraio 2025 - 07:19

Sia gli immobili che i bond indicizzati offrono una protezione contro la perdita di potere d’acquisto, sebbene il valore reale medio degli immobili non abbia tenuto il passo con l’inflazione.

Il mattone rende ancora in Italia? Certo, ecco quanto potresti guadagnare

Gli investimenti immobiliari non sono tutti uguali: fattori come la posizione geografica, la tipologia di immobile, le politiche monetarie e fiscali, oltre a dinamiche di mercato e normative, influenzano significativamente la redditività.

Analizzare questi elementi è fondamentale per chiunque voglia valutare questa forma di impiego del capitale rispetto ad altre alternative finanziarie.

Un contributo prezioso per comprendere il settore arriva dal rapporto 2023 dell’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

Questo studio, pur con le dovute cautele, offre una stima dei rendimenti lordi e netti degli investimenti immobiliari in Italia, fornendo dati sia su base regionale che nazionale.

Dai dati dell’Osservatorio emerge che il rendimento netto medio di un immobile messo a reddito nel 2022 si attesta intorno al 2,6%. Questo valore rappresenta un punto di riferimento utile per confrontare l’investimento immobiliare con altre asset class. Le azioni globali, storicamente, dal lancio dell’euro alla fine del secolo scorso, hanno avuto un rendimento netto annuo di un portafoglio azionario diversificato mediamente del 5%. Se si considera un’inflazione media del 2%, il rendimento reale potrebbe aggirarsi intorno al 3% annuo nel lungo termine.
I titoli di Stato indicizzati all’inflazione, attualmente, offrono un rendimento netto reale vicino all’1,7%, leggermente superiore rispetto a un titolo equivalente francese.

Un aspetto interessante è che sia il mattone sia i bond indicizzati all’inflazione hanno una protezione implicita contro la perdita di potere d’acquisto, anche se, guardando agli ultimi 30 anni, il valore reale medio degli immobili in Italia non è riuscito a tenere il passo con l’inflazione. Fattori come la bassa crescita economica e demografica hanno infatti inciso negativamente sulla rivalutazione immobiliare.

Un’ulteriore analisi dei dati mostra come la redditività degli immobili vari considerevolmente a seconda delle città e delle zone. Nei centri urbani con forte domanda, come Milano e Roma, i rendimenti lordi possono superare il 6%, mentre in aree con minore attrattività economica o demografica, come alcune province del Sud Italia, il rendimento scende spesso sotto il 4%. L’analisi dei rendimenti netti, che considerano tassazione e costi di gestione, riduce ulteriormente questi valori, mettendo in evidenza la necessità di una valutazione attenta prima di procedere con un investimento.

Gli investimenti in strumenti finanziari come obbligazioni o ETF offrono alcuni vantaggi difficili da eguagliare nel mercato immobiliare. La liquidità è alta, la compravendita di azioni o bond è immediata, mentre vendere un immobile può richiedere mesi. I costi di gestione sono più bassi, gli strumenti finanziari hanno costi ridotti rispetto a quelli legati alla manutenzione, tasse e gestione di un immobile. L’efficienza nella formazione dei prezzi è maggiore, i mercati finanziari riflettono rapidamente il valore reale di un asset, mentre il mercato immobiliare è più opaco e meno dinamico. D’altro canto, l’immobiliare offre un’attrattiva unica per chi cerca una rendita stabile e tangibile. Tuttavia, bisogna considerare fattori critici come possibili variazioni fiscali, costi straordinari, normative in evoluzione e rischi legati alla locazione.

Un tema sempre più rilevante è quello della rendita da affitti brevi, che ha guadagnato popolarità grazie a piattaforme come Airbnb. L’Osservatorio Immobiliare ha evidenziato una netta differenza nei rendimenti tra le locazioni tradizionali e quelle a breve termine. In molte grandi città italiane, tre mesi di affitto breve possono generare gli stessi introiti di un anno di locazione tradizionale. Questo vantaggio spiega il crescente interesse per il settore degli affitti turistici, ma anche le tensioni sui prezzi delle abitazioni, con impatti significativi sulla disponibilità di alloggi a prezzi accessibili per i residenti. In città come Firenze e Venezia, il fenomeno è diventato particolarmente marcato, con un numero crescente di abitazioni destinate agli affitti turistici piuttosto che alla locazione a lungo termine, portando a regolamentazioni più stringenti per limitare l’impatto sul mercato immobiliare residenziale.

Un altro elemento chiave da considerare è l’impatto della fiscalità sull’investimento immobiliare. L’IMU, la cedolare secca sugli affitti e le tasse sulle plusvalenze possono influenzare in modo significativo il rendimento netto. Inoltre, le spese straordinarie, come le ristrutturazioni imposte da nuove normative energetiche, potrebbero ridurre ulteriormente la redditività. Ad esempio, l’obbligo di adeguamento energetico previsto per il 2030 nell’ambito delle direttive europee potrebbe comportare costi aggiuntivi per i proprietari di immobili meno efficienti dal punto di vista energetico.

L’investimento immobiliare, pur offrendo opportunità interessanti, presenta sfide e complessità da non sottovalutare. Il confronto con azioni e obbligazioni evidenzia come ciascuna asset class abbia vantaggi e svantaggi distinti. La scelta dipenderà dalla propensione al rischio dell’investitore, dall’orizzonte temporale e dalla capacità di gestire attivamente l’immobile.