Il Giappone continua a rafforzare il suo apparato militare in concomitanza con l’acuirsi delle tensioni nell’Indo-Pacifico. Il Paese asiatico, partner chiave degli Stati Uniti nella regione, si trova a fare i conti con l’ascesa della Cina, l’esuberanza della Corea del Nord di Kim Jong Un e con altri dossier continentali sul punto di esplodere, in primis la questione taiwanese.
È per questo che nel 2024 la spesa per la Difesa di Tokyo aumenterà di oltre il 16%, con un budget record pari a 7,95 trilioni di yen, equivalenti a circa 50 miliardi di euro. L’iniezione di denaro approvata dal governo di Fumio Kishida servirà ad accelerare il dispiegamento di missili da crociera a lungo raggio, ma anche per acquistare aerei da combattimento stealth F-35 e altre armi statunitensi.
Calcolatrice alla mano, il Giappone prevede di spendere 43mila miliardi di yen entro il 2027 per consolidare la propria potenza militare e quasi raddoppiare la propria spesa annuale, portandola a circa 10mila miliardi di yen.
Il rafforzamento militare del Giappone
È interessante, in particolare, soffermarsi su un aspetto del rafforzamento militare del Giappone. Il ministero della Difesa giapponese ha stanziato ingenti finanziamenti per costruire due enormi navi dotate di sistema Aegis (ASEV), segnando un passaggio fondamentale dai sistemi terrestri ad un approccio navale più dinamico e versatile. Il tutto, ha evidenziato Asia Times, per contrastare le minacce dei missili balistici provenienti da Cina e Corea del Nord.
Secondo quanto riferito da Naval News, Tokyo ha assicurato 2,6 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2024 al fine di costruire due ASEV. Non solo: il Paese prevede di iniziare a costruire la prima nave nel prossimo anno fiscale. In ogni caso, pare che il ministero della Difesa nipponico abbia selezionato i radar a stato solido (SSR) AN/SPY-7 prodotti da Lockheed Martin per i due ASEV, preferendoli al radar AN/SPY-6 di Raytheon, inizialmente progettato per le navi da guerra della Marina americana dotate del sistema di combattimento Aegis.
Il Libro bianco sulla difesa del Giappone del 2023, per la cronaca, afferma che l’ASEV fornirà capacità integrate di difesa aerea e missilistica in risposta a minacce aeree sempre più sofisticate.
L’altra faccia della medaglia
Il Giappone, dunque, si rinforza. Ci sono però da considerare due dirette conseguenze frutto della mossa di Tokyo. Il primo riguarda la reazione degli altri governi asiatici di fronte alla quantità di soldi investita dalle autorità nipponiche per acquistare missili e armi di ogni tipo. Detto altrimenti, il rischio di una corsa al riarmo asiatico (in primis di Cina e Corea del Nord) è più che concreto.
L’altro punto chiama in causa un potenziale tallone d’Achille delle Forze di autodifesa giapponesi. Come ha evidenziato il New York Times, dopo 75 anni di pace, il Giappone si trova ad affrontare imponenti ostacoli nella fretta di costruire un esercito all’altezza della situazione geopolitica odierna. La più importante è che la popolazione del Paese invecchia e diminuisce rapidamente – quasi un terzo dei giapponesi ha più di 65 anni e le nascite sono scese al minimo storico lo scorso anno – al punto che gli esperti temono che Tokyo possa non avere a disposizione abbastanza personale sul quale poter contare. Basti pensare che da anni l’esercito, la marina e l’aeronautica giapponesi non riescono a raggiungere gli obiettivi di reclutamento, e che il numero del personale attivo – circa 247.000 – è inferiore di quasi il 10% rispetto al 1990.
Ci sarebbe, infine, un terzo nodo da prendere in esame. Le sfide demografiche pongono anche sfide economiche. All’interno della società nipponica c’è una forte resistenza pubblica agli aumenti delle tasse per finanziare il bilancio della Difesa, tanto più in un periodo delicatissimo come questo caratterizzato da un aumento generalizzato dei costi.