Il dollaro corre alla vigilia della doppia sfida Fed-BoJ, lo yen frena sui massimi da sette mesi

Ufficio Studi Money.it

14 Settembre 2026 - 18:38

Il biglietto verde ha messo a segno la quarta seduta di rialzo consecutiva, sostenuto dalle attese di un rialzo dei tassi Fed mercoledì e dal petrolio più caro. Lo yen arretra dai massimi da sette mesi.

Il dollaro corre alla vigilia della doppia sfida Fed-BoJ, lo yen frena sui massimi da sette mesi

Il dollaro ha messo a segno la quarta sessione di rialzo consecutiva: l’indice del dollaro (DXY) è salito a 99,73 punti, il livello più alto in circa due settimane secondo Reuters. Il cambio USD/JPY, che la scorsa settimana aveva toccato un massimo di sette mesi per lo yen a 152,89, si è portato in avvio di seduta europea a 153,49 per poi salire fino a circa 154,6-154,9 nel corso della mattinata. L’euro, che apriva la giornata a 1,159 dollari, è scivolato a circa 1,1525 in giornata.

Perché il biglietto verde guadagna terreno

Dietro il rialzo del dollaro ci sono soprattutto le attese sulla Fed. Il Federal Open Market Committee si riunisce mercoledì 16 settembre e i mercati prezzano una probabilità tra l’86% e l’89% di un rialzo di un quarto di punto, secondo lo strumento CME FedWatch: il tasso di riferimento è oggi al 3,50%-3,75%.

A spingere le attese ha contribuito anche il dato sull’inflazione Usa di agosto, pubblicato venerdì: prezzi al consumo saliti dello 0,4% mensile (3,4% annuo), con il dato core allo 0,3% mensile, sopra sia il dato precedente sia le attese (0,2%). Pesa infine l’avversione al rischio innescata dal petrolio, tornato sopra i 100 dollari al barile dopo l’attacco con droni all’oleodotto saudita di venerdì, come riportato da Reuters. In questo contesto, gli analisti di ING, citati dalla stessa agenzia, osservano che «il dollaro accoglierebbe con favore un rialzo, perché rafforzerebbe la credibilità della politica monetaria della Fed e toglierebbe slancio al cosiddetto trade sulla svalutazione». Shane Oliver, chief economist di AMP, ha aggiunto che «la Fed potrebbe decidere di aspettare, ma la situazione è complicata dal fatto che la riunione di ottobre cade proprio a ridosso delle elezioni di midterm, mentre aspettare fino a dicembre sarebbe troppo tardi».

La Bank of Japan verso il tasso più alto in 31 anni

Sul fronte opposto, la Bank of Japan si riunisce il 17 e 18 settembre e il mercato prezza una probabilità vicina al 97% di un rialzo di 25 punti base, dall’1% all’1,25%, il livello più alto dal 1995. Il membro del board BoJ Kazuyuki Masu ha dichiarato che «l’inflazione di fondo sta per raggiungere il 2%, ma non la vediamo superarlo in modo marcato», mentre gli analisti interpellati da Reuters si attendono un tasso all’1,50% entro marzo 2027 e all’1,75% nel secondo trimestre dello stesso anno.

Gli analisti di MUFG avvertono però che «un rialzo di 25 punti base è già quasi interamente prezzato: perché lo yen si rafforzi ulteriormente, la BoJ dovrà segnalare rialzi più rapidi», mentre secondo Elias Haddad, senior markets strategist di Brown Brothers Harriman, «il calo di USD/JPY si è arrestato», a conferma di quanto le attese di rialzo siano ormai incorporate nei prezzi. Più netto James Athey, co-gestore obbligazionario di Marlborough: «non alzare i tassi sarebbe un errore catastrofico, non comunicare in modo solido sarebbe un autogol significativo». Giovedì 17 settembre tocca anche alla Bank of England, che dovrebbe invece lasciare i tassi fermi al 3,75%. Una settimana con tre banche centrali del G7 a confronto, rara per densità di eventi.